Collana Letteratura Cubana Contemporanea

 
ETA' DI PAURA AL FREDDO - William Navarrete
€ 12,00 - Pag. 120
 

Nella poesia di Navarrete incontriamo molte influenze classiche che risentono di una contaminazione europea, moresca e mitologica. Navarrete è di sicuro allievo di José Lezama Lima, il più grande poeta cubano di tutti i tempi e incontra nella eredità ellenica e nei miti dell’Europa antica, il punto di partenza del suo proprio linguaggio immaginario. La forma ricercata delle liriche e il modo di esprimersi così pieno di sentimento rivelano la radice caraibica dell’autore.

William Navarrete (Cuba, 1968). Scrittore, saggista e critico d’arte.
Resiede a Parigi dal 1991. Autore dei saggi La chanson cubaine, Cuba:la musique en exil, Insulsa al pairo e Centenario de la República Cubana. Fondatore e presidente della Asociación por la Tercera República Cubana. Ha organizzato molteplici conferenze ed esposizioni di arte in Francia, collabora per diverse riviste e periodici in Europa e in America. La sua raccolta di poesie Edad de miedo al frío (Cádiz, 2005), che presentiamo per la prima volta in traduzione italiana, ha vinto il primo premio di poesia Eugenio Florit organizzato dal Circolo di Cultura Panamericano di New York.

ALCUNI ASSAGGI DELL'OPERA

CANAL GRANDE

Mi sono guardato nello specchio

delle tue acque al passaggio delle barche

e ti ho visto nell’onda

che s’infrange prima di accarezzarti.

Avevi da cortigiana la loggia aperta,

da bambina abbandonata lo sguardo perso,

da casta diva il sereno riso,

da giovane sposina il velo che

sei solita alzare ogni mattina

nascondendoci il tuo viso.

Di tante cose avevi un infimo

dettaglio che ti credevo mia!

Mi guardasti dal cristallo

delle tue sembianze attraversarti innamorato

e nascondesti i miei occhi nel niente.

FUGHE

Cronologicamente sono stato:

figlio, estraneo, profugo.

Nato dal suo ventre di calce bianca

le tue ali mi buttarono in mare,

pinne misteriose ancorarono il mio volo,

due braccia accarezzarono la mia fronte.

Rarefatta, l’aria che mi trascinava

asciugò l’onda, regalo di una madre generosa,

brama di oceani e navigatori.

Torbida, una goccia salata

bagnò la terra, frivolo omaggio

di benvenuto, sorriso di erranti.

Raffreddato, il caloroso abbraccio

mi portò gli odori delle tue viscere

materne, respiro di due.

Retrospettivamente sono:

profugo, estraneo, figlio.

(Traduzione dallo spagnolo di Ilaria Gesi)