Antonio Merola legge Iuri Lombardi – I banditori della nebbia

Iuri Lombardi
I banditori della nebbia
LFA Publisher – Euro 12,75 – pag. 146

Istruzioni per un manicomio sotto il mare 

A proposito di I banditori della nebbia di Iuri Lombardi 

DIVA DI VITA (per gli amici la Diva) 

CITTÀ NATALE: non pervenuta, 

ALTEZZA: 1,69 

CORPORATURA: capelli bruni (sospetto che siano tinti) 

RESIDENZA: xxxx (nomade per professione) 

SEGNI PARTICOLARI: indisponente 

PAOLO BORSIERI (detto Invertebrato) 

CITTÀ NATALE: Viareggio 

ALTEZZA: 1,75 

CORPORATURA: capelli biondi, occhi cerulei 

RESIDENZA: xxx (nomade per professione) 

SEGNI PARTICOLARI: senza spina dorsale […]

Per chi se lo stesse chiedendo, non siamo fermi a un posto di blocco. Stiamo per cominciare a muoverci, invece, lasciandoci alle spalle un confine: quello tra la realtà e la pagina. È così che comincia il nuovo romanzo di Iuri Lombardi, I banditori della nebbia (Lfa, 2019). Alle soglie non c’è alcuna intimazione a lasciare indietro le speranze una volta entrati, ma una dedica: «a Giacinto, detto Marco, per la vita che è corpo e arte». Si tratta di Marco Pannella e il motivo per cui si trova lì riguarda la poetica di Lombardi, da sempre interessato agli ultimi, agli scomodi, ai banditi – di qualsiasi tipo. Noi ci fidiamo ed entriamo. 

Siamo a Lucca, ai nostri giorni. Lombardi ci esibisce subito le carte d’itendità dei personaggi, che ci serviranno da guida durante tutta la narrazione. Il romanzo è infatti un coro di voci, che si affidano però a Giorgio, «lo scrittore» del gruppo. Lavorano tutti per una emittente televisiva locale, anche se faremmo meglio a dire lavoravano: Andrea Della Farina, magnate di una certa imprenditoria criminosa e proprietario di televisioni e giornali, è stato ucciso. Morto lui, anche l’emittente locale viene chiusa e i dipendenti licenziati uno a uno. 

Con abilità Lombardi comincia nel più tradizionale dei modi: insinuandoci una domanda. Quando Della Farina viene ucciso non è solo, ma in compagnia di suo figlio, un bambino che sembra aver perso la parola: lui ha già visto la storia, ma non essendo in grado di raccontarcela, costringe il romanzo a esistere. Ecco allora che I banditori della nebbia si camuffa da giallo. Il movente sembra focalizzarsi su un progetto specifico del magnate: aprire un istituto psichiatrico sotto il mare, tra Malta e la Sicilia. Non a caso, però, abbiamo usato la parola «camuffa». La domanda a cui cerca di rispondere Lombardi non è chi abbia o meno ucciso Della Farina, ma una più tosta: che cosa rimane dell’uomo senza il tempo? 

Il piano Della Farina infatti è genialmente malvagio. Sotto il mare, il paziente verrebbe privato non solo del contatto con la realtà, ma anche del contatto diretto con il tempo – con il divenire del tempo. In questo modo, il paziente non guarirebbe mai davvero e l’istituto psichiatrico, anziché curare, si trasformerebbe in una macchina succhiasoldi ad perpetuam. Una operazione che ricorda da vicino il trattamento riservato da sempre agli oppositori e ai banditi: la marginalizzazione dal mondo, il confino su un’isola in mezzo al mare… o sotto, come nel nostro caso. 

C’è però una prospettiva capovolta, in questa storia. Il banditore viene anticipato e bandito a sua volta; viene fatto fuori, eliminato dal tempo. E lo sguardo di Lombardi, inarrestabile, si allarga, via via che andiamo avanti nella lettura: il problema del tempo e della possibilità di bloccarlo abbraccia le vite private di tutti i personaggi. Dal rapporto con il proprio corpo, con l’invecchiamento e con la sessualità, fino a un suicidio (non possiamo dire di chi), all’atto estremo contro il corpo e contro il tempo: è lui, il tempo, il vero banditore della nebbia di questo romanzo. Così, alla fine, quando scopriamo chi abbia ucciso Della Farina, quasi non ci interessa più, perché capiamo che la battaglia si è ormai spostata su un altro fronte. Ho detto non ci interessa più? Non sarebbe Lombardi, se non ci fosse un colpo di scena. E che colpo!

Antonio Merola

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