Antonio Messina - Parziali ritratti d'autore. Gordiano Lupi

Antonio Messina – Parziali ritratti d’autore. Gordiano Lupi

Oggi si va a vela, amico mio…

Noi non pubblichiamo per denaro, spero che l’abbia capito anche lei, mi spiega Lupi, mentre beviamo un caffè comodamente seduti nella piazza centrale di Piombino; altrimenti ho sbagliato proprio tutto nella vita, la letteratura nasce con la lirica. Gli avevo chiesto un’intervista, da lui accettata con malcelata ritrosia. Quando gli chiedo perché scrive, lui mi guarda sottecchi e da buon toscano mi sorride compiacente. Ho nostalgia di tutto, dice, pure delle cose che per me non significavano niente ma in ogni modo è la mia vita… i luoghi come questo e che conosco mi danno sicurezza, certezze, i volti conosciuti mi rendono sicuro, sono il simbolo della mia vita e mi tolgono la tristezza di torno; solo per questo ho accettato di rispondere alle sue domande, qui nel bel mezzo dei respiri della mia città. Lei parla spesso di suo padre nei tuoi libri. Lupi ha un attimo di smarrimento, forse non si aspettava in prologo una domanda così secca, così intima, così personale. Scuote la testa e poi risponde. Mio padre, sì, venivamo qui in questo bar, mio padre era un tipo all’antica, farfuglia mentre gli occhi gli si illuminano. Poi distoglie lo sguardo e fissa la tazzina del caffè. Il caffè non è più buono come una volta, dice balbettando nel ricordare l’infanzia … l’infanzia, i ricordi, le lunghe passeggiate, continua Lupi mentre ordiniamo un altro caffè, le visioni d’un mondo ormai passato, Salivoli, Piombino, ricordi incisi a fuoco nella mia anima; e i gabbiani, gli oceani e questo cazzo di caffè che non ha più lo stesso sapore di una volta, come se si fosse imborghesito, il caffè intendo borbotta Lupi; e quel cazzo (scusi l’espressione poco consona all’economia della conversazione, dice) credo abbia la funzione di liberarlo dall’angoscia, dai ricordi che lo assalgono, quelli belli e quelli brutti. E comunque in Sicilia il caffè è più buono, provo a dire, ma Lupi non risponde, mi fissa, si capisce che è in disaccordo ma fa finta di nulla. Tutto è relativo in questa vita, prosegue lui con palese accento toscano, mentre un vento misterioso s’è alzato in volo e nubi cariche di pioggia s’addensano sul litorale.  Insieme ad altri scrittori ho messo su un’azienda senza badare al profitto (ride appena sotto i denti). Mettiti a cécce mi ordina (e quasi serio ora) con l’espressione bonaria quando intuisce che mi sto alzando per fumare l’ennesima sigaretta, benché siamo seduti all’aperto e il vento disperde gli anelli di fumo. Pensi, continua Lupi grattandosi la testa, ho progettato un’azienda che non vuole fare profitto, una ditta (rido anch’io perché mi ricorda il Bersani della “ditta”) senza business, orrenda parola per definire le attività economiche. E lei mi dica, mi chiede, non è una cosa incredibile, una cosa un’assurda e insensata? Non riesco a rispondere, Lupi parla come un fiume in piena, si vede lontano un miglio quanto sia orgoglioso della sua creatura, gli brillano gli occhi per la felicità. Il Foglio Letterario l’ho inventato assieme a Maurizio Maggioni, mi spiega modulando verso il basso e in tono grave l’intensità della voce, un mio amico, pure autore di libi esoterici … e Andrea Panerini che dopo un po’ di tempo è andato via. La vita è pure questo, continua Lupi, alti e bassi ma in ogni caso si va avanti; ripete per due volte la parola con orgoglio malcelato, per assumere poi una posizione più elegante, con gli occhi colmi d’un’insolita allegria. Noi facciamo cose diverse dai grandi editori, sa, altrimenti che senso avrebbe inventarsi una cosa del genere? Non rispondo, Lupi ha bisogno di parlare, di spiegare, di ricordare, ha bisogno che qualcuno comprenda appieno il suo amore per i libri. Sa amico mio, ricordo le mie prime letture, dice mentre l’aria inizia a sbollire e una morbida brezza giunge da Piazza Bovio. Fumetti, leggevo fumetti, e guardavo le pellicole di genere, le commedie scanzonate (ride), i film d’avventura, le storie fantastiche. Leggevo Salgari (qui si fa serio), amico mio, De Amicis (si commuove),Verne (qui ha l’espressione quasi ascetica), continua a ripetere Lupi con orgoglio. Oggi si va a vela, amico mio, attacca in dialetto, mentre un’insolita frescura ci prende e ci avvolge. Scrivo perché è un modo come un altro per sentirmi vivo in un mondo che fa di tutto per mandarti a fondo, un mondo che mi piace sempre meno; scrivo per essere sincero con me stesso. Lupi si ferma un attimo, ansima, si prende il tempo necessario per pronunciare correttamente in dialetto le parole … Cencio dice male di Straccio, la getta lì Lupi in dialetto toscano. È stato sempre così, qualunque cosa tu faccia sarai sempre criticato e il tuo lavoro non sarà mai apprezzato. Eppure, guarda tu, io sono di Piombino, ho scritto tanto per questa città e il comune mi considera come una scoreggia dentro un mulino. A lei sembra una cosa normale, dopo che uno ha parlato della sua città? Il tempo passa e Berta un si marita, caro mio, ripete più volte Lupi quasi smorzando le parole, e subito traduce in italiano per evitare d’apparire maleducato. Io amo il calcio, ho fatto l’arbitro, tifo per il Piombino ma un ce n’è pane secco, sentenzia in dialetto, fissandomi divertito. Se lei parla in toscano io le risponderò in siciliano, gli dico mentre ordino il terzo caffè. Minchia allora sarà un gran casino, ribatte lui richiamando il povero cameriere mingherlino. L’impressione è quella di parlare con una persona colta, un uomo che ama profondamente i libri, uno scrittore che vive tra color che son sospesi, Cuba da una parte e l’Italia dall’altra, un narratore raffinato che scrive con l’identico afflato dell’isola caraibica e della sua terra, mettendoci pure il cuore. Come editore è d’indubbia onestà e trasparenza (ricordate in prologo … noi non pubblichiamo per denaro, spero che l’abbia capito anche lei), cosa che gli fa onore, una mosca bianca nella giungla della piccola e media editoria talvolta a pagamento. Lupi è una persona “vera”, sincera, un Signore d’altri tempi. Forse mi ha letto nella mente e per questo abbassa il capo e guarda mesto verso il fondo della via. Scrivo per dare libero sfogo alle passioni caro signore, continua, e solo di argomenti che mi appassionano, non credo sia un peccato avere interessi di questo tipo invece di passare le serate a rimbambirsi davanti alla televisione. Nel frattempo nasce un gobbo e va ritto, dice con voce squillante mentre richiama il cameriere per farsi portare un bicchiere d’acqua. Senza lilleri non si lallera, così gira il mondo continua, traducendo subito in italiano: senza soldi si va poco lontano, amico mio. Questo suo intercalare il dialetto forse è un modo per dissipare le ansie (anch’io mi rilasso), il toscano è piacevole a sentirsi, come il dialetto napoletano d’altronde, così musicale, così espressivo, così colorito. Scrivo la storia del vecchio cinema italiano e racconto Cuba, due amori della mia vita, il primo di vecchia data, l’altro più recente; amori immortali, spero, continua Lupi bevendo un sorso d’acqua. Scrivo racconti horror e del mistero, da bambino amavo Lovecraft, Poe, Le Fanu, Polidori, Stephen King; traduco gli scrittori cubani che amo, continua Lupi gonfiandosi il petto, perché sono più bravi di me a raccontare storie e mi fanno sentire parte del loro mondo. Una sorta di realismo magico, chiedo, sperando di non incorrere in un grossolano errore. Diciamo di sì, con le dovute differenze, risponde Lupi, mentre sono passate circa due ore da quando ci siamo seduti al bar: adesso una brezza suadente soffia sulle nostre teste. Oggi si va a vela, amico mio, canticchia Lupi. La prossima volta che viene le farò vedere Piazza Bovio, lo slargo sul mare più vasto di tutto il continente europeo, continua Lupi, inorgogliendosi; la piazza si trova tra viale del Popolo e viale Vittorio Emanuele II, uno splendido balcone artificiale proteso sul mare, un incanto per gli occhi e per il cuore. E Lupi si emoziona mentre io ordino il quarto caffè e lui un bicchiere di prosecco. Scrivo di Piombino, scrivo della mia terra, forse scrivo troppo, ma non posso farne a meno e sono pure orgoglioso. Lo sa, quasi sussurra Lupi emozionandosi, che come casa editrice siamo nati nel 2003, ma che con la rivista esistiamo dal 1999! Lei lo sa che pubblichiamo giovani autori che diversamente non troverebbero spazio in altre realtà editoriali? Tutto è relativo, certo, ma insieme ad altri scrittori ho messo su un’azienda che vorrebbe produrre cultura senza badare al profitto. Utopia, certo, ma è bello sognare, altrimenti si lavora in banca e festa finita, ché quello è il mio lavoro vero.

C’è nell’aria sentore di acque in movimento, di crepuscoli in fiore, di vento magico che distende la sua grande anima su Piombino. Restiamo lì seduti, in silenzio. Dopo qualche istante Lupi riprende a parlare, ma dal tono della voce intuisco che siamo quasi alla fine della chiacchierata. Siamo nati nel ricordo di Aldo Zelli, aretino di nascita ma piombinese di adozione: lo sa lei che Zelli ha vinto il Premio Andersen e ha pubblicato Diecimila anni fa, un libro adottato in quasi tutte le scuole d’Italia? Scusi l’ignoranza, le giuro che non lo sapevo, rispondo mortificato. Non si preoccupi, pochi lo sanno a quanto pare, non lo sa neppure chi amministra questa città, mi creda, risponde cercando di contenere l’arrabbiatura. Zelli è un autore importante, prosegue Lupi, evitando il mio sguardo. Le chiedo allora quale genere di libri pubblica, glielo chiedo velocemente, prima che arrivi il temporale, non vorrei neanch’io parlare sotto la pioggia. Pubblichiamo libri che parlano di dark e gossip, musica rock, black-metal, letteratura e musica popolare e così, risponde Lupi gesticolando, diamo voce a giovani scrittori italiani e anche cubani che in patria non potrebbero pubblicare. Giovanni Modica dirige una collana di cinema che è il nostro fiore all’occhiello, il giovane Fabio Strinati dirige la collana poesia… ma non vorrei tediarla, io odio le sviolinate. Lupi si aggiusta i polsini della camicia, respira l’aria del crepuscolo (lo faccio anch’io), poi scuote la testa già pronto per alzarsi e andar via. Le chiedo scusa, ma fra poco devo andare, proseguiremo un’altra volta questa interessante chiacchierata. Questo è il Foglio Letterario, mi dice infine Lupi, un intreccio di passioni che spazia dalla letteratura al fumettolo sa, lei lo sa che per ben otto volte abbiamo partecipato allo Strega? Lei lo sa che abbiamo lanciato, non in aria (fa il cenno di lanciare in aria la tazzina), molti giovani scrittori che adesso pubblicano con grandi editori? Pure io scrivo qualcosa, sussurra come a volersi scusare di tanto ardore. Gordiano mi scusi, lei collabora con Futuro Europa, Inkroci, La Folla del XXI Secolo, Qui News Valdicornia, La Rivista degli Italiani in Francia … : le sembra poco?, chiedo, piacevolmente sorpreso. Sì è vero, dirigo Il Foglio Letterario e ho scritto qualche libro, risponde lui velocemente e senza enfasi. Qualche libro, Signor Lupi, rispondo piccato mentre le prime gocce di pioggia già danzano sull’oceano: Nero Tropicale, Cuba Magica, Un’isola a passo di son, Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura, Almeno il pane Fidel, Mi Cuba, Fame – Una terribile eredità, Fellini, Storia del cinema horror italiano in cinque volumi, Franco & Ciccio Story… Lei, Signor Lupi, (lo metto all’angolo), ha anche tradotto Guillermo Cabrera Infante, ha pubblicato Calcio e acciaio, Miracolo a Piombino, Sogni e altiforni. Lei ha pubblicato un sacco di bella roba, Signor Lupi. Ma cosa che vuole che sia di fronte all’eternità, oggi si va a vela, amico mio, risponde lui alzandosi e porgendomi la mano. Faccia buon viaggio e ricordi sempre che senza lilleri non si lallera, amico mio, ripete canticchiando mentre si allontana in direzione di Piazza Bovio, quel luogo magico, un balcone artificiale che incanta gli occhi e mette pace al cuore.

Antonio Messina

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