Fabio Marangoni - Camera Oscura - Non aprite prima di Natale

Fabio Marangoni – Camera Oscura – Non aprite prima di Natale

Non aprite prima di Natale

Mancano pochi giorni al Natale quando a Londra un maniaco uccide chiunque indossi un costume di Babbo Natale. A risolvere il caso è chiamato l’ispettore Harris che sospetta niente meno che del fidanzato della figlia di una delle vittime, ma sarà davvero lui il responsabile? Intanto gli omicidi si susseguono a ritmo impressionante.

Credetemi non è stato facile arrivare a quattro righe di trama (senza eccessivo spoiler) da quanto è scarna.

Chi segue questa rubrica di recensioni sui generis, anzi sul genere soprattutto horror e dintorni, ricorderà che l’anno scorso nello stesso periodo natalizio proposi la visione di “Natale di sangue” (“Silent Night, Deadly Night”) che potete (ri)leggere come tutte le precedenti recensioni. Ebbene, questo è considerato un “gemello”, e non solo perché è uscito nello stesso anno, il 1984. Infatti presentano evidenti somiglianze: anche in questo film abbiamo a che fare con un killer di tanti Babbo Natale, qualcuno che li odia e ha subito un trauma nel periodo per antonomasia “più buono dell’anno”,tanto da essere spinto ad uccidere chiunque indossi il caratteristico costume. Ma una differenza c’è: qui non conosciamo il volto dell’omicida in quanto coperto da una maschera e, questo, permette alla storia di sviluppare anche una tradizionale indagine che va di pari passo ai delitti.

Del resto abbiamo a che fare con un nudo e crudo slasher, e uso non a caso questi due termini, perché la sceneggiatura è quanto di più prevedibile possa esserci per chi mastica questo filone e apprezza le nudità (seno) della bionda Pat Astley, classe ’50, che compaiono in una scena tra le più riuscite, quando lei sorpresa nella strada di notte dal maniaco con solo indosso la mantellina che la fa somigliare più a Cappuccetto Rosso che a Babbo Natale, se la dovrà vedere col suo rasoio.

Sono proprio gli omicidi a tenere desta l’attenzione dello spettatore: se ne contano ben quattordici in meno di novanta minuti di film, un record per i tempi; e, come tradizione vuole, ognuno diverso dall’altro per modus e arma: si spazia dal palo alla pistolettata in bocca, dall’accoltellamento alle ustioni sul volto tramite fornelletto, realizzati con effetti speciali piuttosto artigianali e modesti, di cui quello scenograficamente più riuscito è probabilmente nel peep show con tanto di secchiata di sangue (vernice rossa) sul vetro.

Sul fronte investigativo siamo al solito con la polizia che proverbialmente brancola nel buio, con frequenti inquadrature dell’insegna di Scotland Yard che ruota davanti alla sede londinese, ricordando tanto le vignette speculari di Dylan Dog. C’è un informatore interpretato dal bravo Alan Lake, il più convincente dell’intero cast, e una testimone, una ragazza, a creare l’intreccio mentre il killer sembra inafferabile.

D’altronde come in ogni slasher che si rispetti non manca la morale spiccia: l’assassino sembra compiere una missione divina perché coloro che vestono i panni del barbuto Santa Claus sono inadatti in quanto ubriaconi, lussuriosi e quant’altro.

Tuttavia se un film come questo, tutto sommato modesto, viene ricordato, è per la presenza di Edmund Purdum, qui nella veste di regista per la prima e unica volta (anche se egli dichiarò che il film fu rimaneggiato in sede di montaggio da Derek Ford). Classe 1924, brittannico, recitò a Broadway e si fece notare nel ruolo di protagonista in “Sinuhe l’egiziano” (1954) di Michael Curtiz; poi con la fine dei peplum si trasferì in Europa e in particolare scelse di vivere a Roma, città che amava, dove si spense nel 2009 dopo aver partecipato per decenni a una miriade di film italiani di ogni genere, dal western al poliziesco, alcuni dei veri cult. Tanti lo ricorderanno nei panni del famoso Conte vampiro in “Fracchia contro Dracula”.

Se pensate che il titolo scimmiotti la moda dell’epoca dei vari “non” ( “Don’t!” in inglese), ebbene, per una volta vi sbagliate: i distributori italiani non c’entrano, il titolo originale è effettivamente “Don’t open till Christmas” e non è campato per aria come spesso succede, ha attinenza con la storia e ha il finale… ad effetto. E voi riuscite a resistere dall’aprire i regali prima della notte di Natale? Altrimenti potreste fare la stessa fine del protagonista…!

Noodles, cos’hai fatto in tutti questi anni?”

Sono andato a letto presto.”

C’era una volta in America.

Fabio Marangoni

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