FABIO STRINATI PRESENTA CHRISTIAN OLCESE

FABIO STRINATI PRESENTA CHRISTIAN OLCESE

IL GIOVANE POETA GENOVESE CHE AMA DE ANDRÉ

Se posso permettermi il lusso del termine, da un punto di vista ideologico sono sicuramente anarchico. Sono uno che pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio”.

Fabrizio De André

Dentro e Fuori

Introietto veleno sono ansia empirica

introverto confusione sono madida fronte

intromesso tra le mura del mio recinto sono litania metafisica

introverso con la penna sono libertà vigilata

estroso di pensiero sono ruga autoriale

estromesso dallo spirito sono debole istinto

estroverso per difesa sono interpretazione attoriale

estrorsi boccioli di materia rilasciano polline della mia anima sono liturgia scarcerata

Il Paese

Reconditi fruscii autunnali,

celebran foglie morte all’estremità del selciato

L’espressione gutturale rumina leggende tramandate,

verosimilmente inventate

Rimembro i giorni tersi e cristallini,

tramortiti sotto il cumulo dei fumi boschivi

Il colle resta intonso di sfiducia e maldicenza,

il colle rielabora e pensa.

Alle idi mattutine, demoniaci colpi di fucile,

abbagliano sogni agonizzanti.

Cantilenanti cori religiosi,

precipitano alle giunture del baratro sonoro, eretto dall’abisso.

Il rumor della zappa, devota alla coerenza,

coltiva imperiosa sopravvivenza.

Lacrime di pregiudizio sgorgan dagli occhi gretti del paesano,

cresciuto umile e tantomeno scolarizzato.

Il terrore contaminato viene ripudiato: l’avviso concitato vien urlato,

il rumore dell’asfalto dimenticato.

Colui che è deciso d’esser amante di natura,

consuma un’esistenza pura:

oda l’embrione della vita e assiste all’incertezza della dipartita.

Oggi, il paese vien abbandonato:

l’infante ingrato idolatra la strada consumata, calcata e stramazzata.

Il cittadino, insignito d’avvilimento edulcorato,

ammira amareggiato il mare inquinato.

Piange la nascita di un figlio lobotomizzato

e dipinge tele d’odio conclamato.

Auspicando ad un ritorno rurale,

lascio perir le mie parole sotto il temporale.

Miserabile Verme

Dannato denaro, luccichi cinismo stampato

sgualcito lembo di carta, appesti e schiavizzi il potere mistificato

annienti il rigurgito artistico, ricalcando un mondo grigio incrollabile.

I tuoi sudditi, assuefatti dal tuo odore, ricercano la tua ombra,

ascoltando i passi del tuo terrore.

Popoli indigenti hanno acceso il fuoco della tua brama,

e tu ingrato assassino hai cosparso il campo di cenere.

A me non servi, puoi anche sbiadire, scomparire

senza la tua infame presenza, la prepotenza appare indifferenza

senza la patina sudicia della tua pelle scorticata,

l’aria boccheggia iraconda giovinezza.

Un giorno lontano, il tuo nome sarà cancellato,

ed io danzerò rabbioso sulle spoglie del tuo commiato.

Nota biografica

Nasce a Genova il 10 agosto 1995. La sua formazione avviene in un piccolo paesino in campagna genovese. è autore di un libro di racconti, dal titolo: “Venticinque”. La sua scrittura vive di sentimenti e di stati d’animo vissuti. L’autore vede l’arte come liberazione personale. È un autore in costante ricerca della bellezza, quindi usufruisce nei suoi testi, di linguaggio ricercato.

BREVE PRESENTAZIONE DELLE POESIE

Poesie di pensiero, contemplative, profonde. Sensazioni che nascono da uno stato d’animo dove dimensioni “interiori ed esteriori” si fondono in un tutt’uno creando luoghi e stanze che prendono spunto da una quotidianità perfettamente sintonizzata con la vita. Il tempo che passa, la figura della Donna (imponente, maestosa, unica e sublime), le stagioni che si rincorrono attraverso un percorso libero in grado di creare trame all’interno di un labirinto sospeso nel vuoto.

Fabio Strinati

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