Guido Martinelli - Vendetta sì, vendetta

Guido Martinelli – Vendetta sì, vendetta

Il biglietto del treno l’ho comprato stamattina, dopo aver chiuso il contratto di locazione del mio appartamento all’agenzia “Casa Bella” di Sampierdarena. E mi è pure dispiaciuto. Mi ero abituato al vento di mare genovese, a tutti quei motorini che ti sfrecciano intorno sempre e ovunque, alla focaccia, alle birre notturne di Piazza delle Erbe, ai traffici dei carrugi, a quei Belinripetuti mille volte. Questa città, così “piena di gente un po’ selvatica”, come dice la canzone e come sono in fondo anch’io, sospetto che mi mancherà più delle altre mete toccate da funzionario della banca più forte del paese. Ma non posso oppormi al trasferimento: quando la dirigenza decide tu devi obbedire e basta. Stavolta vogliono mandarmi all’estero, a Vaduz, gran para

Ma ormai c’è un altro treno che mi attende; non è un ritorno a casa bensì a Vaduz, dove lavorai già cinque anni fa, quindi non è un salto nel buio.

Ciao, grande città marinara e grazie per l’accoglienza.

Il tempo passa più veloce delle nuvole che punteggiano i nostri passi e quindi mi ritrovo, nella settimana precedente il Natale, non nel piccolo e benestante Principato dove sono stato relegato, bensì sulla centrale via lucchese del Fillungo.

Passeggio con circospezione in mezzo alle vetrine dei negozi bardate a festa con l’intento di attrarre e sedurre i frettolosi passanti. Siamo lontani dai fasti degli opulenti, gloriosi decenni appena trascorsi, quando si spendeva con alacrità e agonismo, ma si nota ugualmente un certo fervore. Io, però, non ho alcun intento consumistico.

Procedo avvolto in una anonima sciarpa nera per proteggermi da una gelida tramontana e da occhi indiscreti anche se la persona che sto attendendo nel gelo incipiente non mi ha mai visto. Io, al contrario, lo riconosco mentre esce, con passo deciso, dal portone di un elegante palazzo situato a pochi metri da Piazza Anfiteatro dove è situato il suo ufficio “Buon Affaire”.

Marco Pedreschi, broker finanziario, mi precede in mezzo ai frettolosi acquirenti mentre il pomeriggio va a scemare. E’ elegante, col suo morbido cappotto marrone di cammello e la borsa Piquadro ventiquattrore in tinta, che gli conferiscono credibilità. Saranno i frutti della valuta virtuale che lui maneggia con perizia.

Lo chiamano Pedro, su Facebook, gli amici di San Vito, ridente sobborgo di qualche migliaio di anime posto a nord-est di Lucca, a circa 2 Km dalle famose e indistruttibili mura urbane, dove lui dimora. Mi ha spinto fin qui Luca, dopo avermi convocato alcune settimane fa, al paesello avito di Berceto, dove si è rifugiato per sfuggire ai creditori poiché lo scaltro operatore aveva contribuito a fargli evaporare circa 350.000 euro con le cripto-fregature.

Vedendolo così disperato non me la sono sentita di rimproverarlo per la sua dabbenaggine anzi, l’immagine del mio gentile amico rovinato e in gramaglie mi ha stretto il cuore. Anche se ha delle responsabilità perché si è rovinato per avidità. In questi tempi sbandati nessuno si accontenta di quel che ha e vuole sempre di più: il capitalismo produce tali esiti.

Forse proprio un genovese e un lucchese, così noti amanti alle “palanche” potevano intendersi per una simile operazione e uno soccombere all’altro.

Sono i tipi alla Pedroche hanno scatenato la bolla finanziaria del 2006 i cui effetti perniciosi sono evidenti anche in questi giorni natalizi in cui l’opulenza tenta di riemergere senza riuscirci del tutto. Sulla via del ritorno dal rifugio di Luca mi venne alla mente il proposito di Rigoletto: ”Si, vendetta, tremenda vendetta”. Colpirne uno per vendicarne tanti.

Eccomi, quindi, nelle vesti dell’angelo vendicatore mentre tampino il tapino che si destreggia, sfarfallando qua e là, tra la folla di acquirenti colmi di doni pagati con valuta reale e non con quella virtuale con cui “Pedro ti credo”ingarbuglia il prossimo.

Raggiunge ben presto il parcheggio della piazza prospiciente Porta Sant’Anna dove lo attende la sua autovettura: un’Audi A4 Berlina metallizzata ultimo modello che mi piace molto. La conosco perché l’ho seguito per tutta la mattinata con la mia Renault Kadjar grigia.

In piazza, il contafrottole si ferma a scambiare due parole con un uomo anziano,forse altra potenziale vittima, sotto gli alberi della piazza e poi accelera il passo. Mi tengo a distanza quando, dalla parte opposta della piazza arriva trafelata una donna filiforme con un cappotto amaranto e un folto ciuffo di capelli coperti da una sorta di scialle nero che lo apostrofa. Lui si gira verso di lei e pare sorpreso alla vista. Si abbracciano sotto un lampione sfiorati da un’auto che passa lenta. Quando si staccano e confabulano gioiosamente lei si toglie lo scialle, così la luce del lampione rivela il suo viso: Alice Biondi. Proprio lei: come previsto.

Mentre si dirigono avvinti verso il loro autoveicolo tedesco mi dileguo con circospezione verso il mio mezzo di locomozione, e appena entro nell’abitacolo imbraccio nella destra il telecomando estratto dal cruscotto. Li seguo cercando di non perderli di vista.

Il giorno dopo i giornali locali sono pieni di foto dell’auto esplosa in Via Petrini a San Vito. Si parla dell’intervento dei vigili del fuoco e del passeggero ricoverato all’Ospedale Santa Chiara di Pisa con gravi ustioni in tutte le parti del corpo. Sono all’oscuro che nell’Audi bruciata c’era una seconda passeggera scesa proprio un isolato prima dello scoppio.

Alice si era messa con Pedro dopo avermi lasciato e lo aveva presentato a Luca ignara, sostiene lei, della faccenda dei soldini virtuali. Ben presto aveva mollato anche lui perché pare che non riesca a stare con le persone più di un certo periodo, ma ha voluto assecondare le mie trame per senso di colpa verso il collega, e io le ho garantito l’impunità. Abbiamo queste prerogative noi dei Servizi, quelli Segreti per intendersi. Chi altri potrebbe agire con tale perizia e impunità? La mia occupazione di funzionario bancario è solo una copertura.

Lavoro nei servizi dai mesi successivi alla laurea dove la conoscenza di ben cinque lingue ha favorito l’arruolamento. Accettai, allora, per gusto dell’avventura anche se il mio ruolo è ben più defilato rispetto a un James Bond qualunque; sono un analista.

Da un po’ di tempo curo anche questi personaggi neoliberisti selvaggi insospettabili, ben più importanti del Pedreschi, che tramano per rovinare i mercati e di conseguenza gli stati. Anche se i servizi stanno dalla parte dei più forti e certo non dei più deboli e indifesi.

La faccenda di oggi è stata un’evasione e ho avuto carta bianca a un patto: un altro trasferimento immediato in quel di Tokyo. E Alice sarà al mio fianco, almeno finché gli riuscirà. Poi, in Asia, lei è più al sicuro rispetto a possibili indagini sulla macchina incendiata.

Così, lì, magari puoi cercare quel Satoshi Nakamoto che ha dato il via a questo cripto movimento valutario per cui ti sei tanto impegnato in questi ultimi tempi e dirgliene quattro, ha apostrofato scherzando il mio diretto superiore Preziosi al momento di salutarmi con la solita stretta di mano.

Lo chiamano Sterminator, il Preziosi, perché resiste ai massimi livelli dell’Agenzia da decenni eliminando uno dietro l’altro tutti coloro che cercano di scalzarlo dal suo ruolo di comando.

Al massimo m’imbatterò in Chimhafusolamoto, ho ribattuto uscendo; così lui può continuare a pensare che sia il più bischero tra gli agenti in sua dotazione: Bischeretor.

Guido Martinelli

Foto: Velieri di Pietro Giordano

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