Patrizio Avella - Francesco Bruni, "L'invenzione romanzesca" al cinema

Patrizio Avella – Francesco Bruni, “L’invenzione romanzesca” al cinema

Intervista realizzata in Francia da Patrice Avella. Festival del film italiano – Chambéry – novembre 2017

Francesco Bruni è nato nel 1961 a Roma ma ha vissuto tutta la sua gioventù a Livorno e ha cominciato la sua carriera di sceneggiatore con il film Il Condominio di Felice Farina. A partire dal 1994, scrive le sceneggiature di Paolo Virzì, quindi quelle di Mimmo Calopresti, fino al 2003. Dopo ha lavorato con Franco Bernini, David Riondino e i comici Ficarra e Picone. Per la televisione, ha adattato i romanzi di Camilleri per la serie Montalbano e quelli di Lucarelli per il commissario De Luca. Debutta nel ruolo di regista con il film Scialla!, Premio David di Donatello come miglior regista debuttante, che vince anche con Gli opportunisti come migliore sceneggiatore. Presente al Festival del film italiano di Chambéry per il suo ultimo film Tutto quello che vuoi. Per la rivista di Parigi, La Voce, il magazine degli italiani in Francia, ho potuto incontrarlo. Profitando di essere stato invitato dal Festival, come scrittore e journalist-food per presentare il libro PASTA E CINEMA delle Edizioni Il Foglio Letterario scritto con la collaborazione di Gordiano Lupi, abbiamo potuto discutere con il regista tocano e confrontare i nostri due mestieri, quello di sceneggiatore e quello di romanziere.

Francesco Bruni, lei è un infaticabile e appassionato del cinema, ma volevo sottolineare in questa intervista la parte sceneggiatura e di invenzione romanzesca dei suoi film come regista. Oggi è raro che uno sceneggiatore diventi regista ?

Assolutamente sì, faccio lo sceneggiatore da più di 25 anni, dopo aver studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. L’ho fatto per mantenermi e per vivere. A un certo punto mi hanno proposto di fare il regista per una storia basata su un copione che avevo scritto per un progetto di un film. Da allora è nato il mio primo film: Scialla!. Ha avuto successo come regia ma sopratutto come sceneggiatura, perchè è il mio mestiere principale. Quando scrivo una sceneggiatura per un regista compio un lavoro di sintonizzazione con le sue idee e il suo stile. Quando scrivo per me come regista, non

faccio compromessi con altre persone sul set e sono più egoista con le mie idee.

Nei suoi film, che trovo curati e intrecciati in qualche modo alle vicende personali, sembra che il trattamento del soggetto risenta di una precedente scrittura romanzesca…

Esatto, il lavoro di sceneggiatura assomiglia al lavoro di scrittura di un romanzo. Partiamo da una prima fase che è veramente letteraria, come la scrittura del soggetto, del trattamento… Poi si passa alla fase più tecnica del lavoro di sceneggiatura per la costruzione di un film. Ma la fase fondante è la scrittura – più da racconto che da romanzo – di cinquanta o sessanta pagine, che poi nel film non c’entrano per niente.

Come per un romanziere, lei ha dovuto impiegare tempo per accumulare materiale e ambientare il film in maniera credibile?

Certo, nelle pagine di cui le parlavo c’è l’ambiente del film, addirittura la storia dei personaggi, tutto quello che servirà a dare anima al film, come la parte sommersa di un iceberg che permette di galleggiare. All’interno del copione si ritrovano i pensieri dei protagonisti, le sensazioni, gli stati d’animo, tutte quelle cose che non si vedono ma che nel film si risentano nell’ambiente. Sono riuscito a convincere Giuliano Montaldo, grande attore ma anche regista che volevo a tutti i costi. In effetti, Giuliano assomigliava molto al mio padre e lui si è ispirato perfettamente della sua personalità. Per ottenere il suo accordo, l’ho assicurato che senza di lui non avrei fatto il film !

Quello che al pubblico piace nei suoi film è questo modo di approfondire la psicologia dei personaggi con tante ricerche. Tutti i registi lo fanno come lei ?

Be’, dipende. So che molti dei miei colleghi saltano questa fastidiosa fase di lavoro. Ma per me rimane fondamentale, perchè è come un piccolo romanzo che consente di approfondire le psicologie dei personaggi. Quando faccio un film come regista aspetto di avere questo tipo di ispirazione e tante cose si accumulano prima di scrivere la sceneggiatura. Quando faccio lo sceneggiatore per gli altri registi, magari meno, perchè è il regista che ha qualcosa da dire e io lo aiuto a dirlo. Non potrei fare il regista di un film all’anno, perchè non posso avere ogni anno qualcosa da dire.

Nel suo primo film,  Scialla!, il protagonista è uno scrittore che scrive per gli altri. C’era anche in quel lavoro una parte autobiografica?

No, per niente, in questo caso. Ho solo voluto descrivere uno uomo che ha fatto della cultura l’ideale della sua vita in gioventù, ma poi si è rassegnato, si è venduto al mondo dell’edizione popolare. Il personaggio, in effetti, è uno scrittore fallito che scrive biografie per calciatori e star del porno… La parte autobiografica si ritrova piuttosto nel rapporto tra il padre e il ragazzo, che era quello di me come padre con mio figlio durante i suoi studi.

In Tutto quello che vuoi, l’autobiografia è molto presente, forse anche molto più forte?

Certo, esatto. Anche qua c’è il ricordo di mio padre, con una storia che gli è accaduta quando aveva 14 anni, durante la guerra. Io l’ho inserita nel film, ma l’ho fatta svolgere diversamente da com’era andata. Lui, bambino, ricevette delle scarpe di G.I. dai soldati americani che per anni ha tenuto con sé. Invece nel film, il personaggio le ha nascoste nel luogo dove aveva ricevuto questo regalo e 55 anni dopo vuol tornare a cercarle, come se fossero un tesoro nascosto. Parto sempre dell’autobiografia per poi allontanarmi. In questo film sono partito da mio padre, che era un dirigente d’azienda, e dalla sua vera malattia di Alzheimer, per trasformarlo in un vecchio poeta che un tempo era stato famoso, sempre malato di Alzheimer, che vive solo al Gianicolo, a Roma. Dunque effetivamente c’è sempre un punto di partenza autobiografico e dopo un allontanamento, altrimenti non farei un film ma un documentario.

 

Volevo rilevare come scrittore di polar francese che ho scoperto un particolare tutto italiano. Ogni giallista italiano scrive solo sulla sua città. Per esempio Lucarelli ambienta le storie a Bologna e Camilieri in Sicilia. Lei – che ha lavorato con questi due autori – mi sembra che compia identica operazione con i suoi film…

Si, è vero. Anch’io per i miei film scrivo le sceneggiature che si svolgono nella Città Eterna. Ambiento lì perchè abito a Roma. E non penso di scrivere su luoghi e con dialetti che non conosco. Roma in questo momento rimane il mio teatro. Ho anche girato questo film davanti a casa mia. Da una parte c’è Trastevere, dall’altra la collina del Gianicolo, in mezzo una scalinata che sta sotto le finestre di casa mia e dove abbiamo girato delle scene del film. L’avrei fatto in Toscana, ma abbiamo già girato molti film con Paolo Virzì ambientati a Livorno. Devo aspettare un po’. In ogni caso hai ragione, c’è la tendenza da parte di molti autori italiani ad ambientare le storie nella loro zona di residenza. In Francia non accade ?

In Francia non esiste un esclusività regionale. Per esempio, Simenon non scriveva solo inchieste a Parigi per il Commissario Maigret, che viaggiava in Bretagna, in Provenza, in Belgio, persino in Finlandia. Invece non si è mai visto l’ispettore Coliandro uscire dall’Emilia o il commissario Montalbano dalla Sicilia.

Forse le vostre culture regionali sono meno forti che da noi. Avete più la cultura della nazione unita rispetto a noi italiani. Un lettore italiano apprezza il racconto vissuto di una terra, basato sul suo dialetto e la sua cultura, pure se la storia è ambientata in Sicilia, un toscano sarà interessato. Ho scritto molte sceneggiature per le fiction di Montalbano, mai avrei immaginato un’inchiesta in un’altra città che non fosse la sua e che si svolgesse fuori dalla Sicilia. Un editore mi ha chiesto di scrivere un giallo con un ispettore che fa le sue indagini in Toscana perchè sono livornese. Poi è arrivato Malvaldi che l’ha fatto su Pisa. Abbiamo risolto il problema. Resto sceneggiatore.

Peccato. Avrebbe potuto scriverlo. Magari lo pubblicava il mio editore piombinese delle Edizioni Il Foglio, Gordiano Lupi.

Certo, lo conosco, è uno specialista di cinema. Se lo vedi, salutalo per me. So che ama il calcio toscano. Quindi digli soltanto questo: Forza Livorno!.

Quali sono i suoi progetti dopo questo film ?

Sto scrivendo una nuova serie per la RAI e la fiction Commissario Montalbano. Ma un altro progetto che mi sta a cuore è una serie televisiva sulla vita di Virgilio durante il periodo di scrittura dell’Einede. Sono alla ricerca di produttori per realizzare questo progetto artistico e cinematografico.

Patrice AVELLA

Nato in Francia nel 1959, laureato, in Economia aziendale, laurea superiore in Gestione del Patrimonio e di un Marster di Marketing. Da tre anni, vive in Maremma vicino a Grosseto.

In Francia ha avuto il Premio a Parigi del Livre Européen et Méditérranéen de la Fondation européenne Jean Monnet per il romanzo Rome Criminelle – tome un Caffè Sangue, nel 2012, per la categoria Roman et cinéma. In Francia, sono stati editi il seguito di Rome Criminelle – tome 2 Piobbe Sangue e un raccolta di poesia e disegni en pointillisme L’Ecume du Songe. E’ stato premiato in Borgogna per una novella gialla La Part des Anges, nel 2013, durante il Festival Polar en vignes. Giornalista dal 2010 al 2013 alla radio nazionale francese France Bleu per la trasmissione culturale ed enogastronomica Dis-moi quelles pâtes tu manges et je te dirais qui tu es!. Journalist-food dal 2012 per la rivista di Paris La Voce, le magazine degli italiani in Francia per la rubrica Enogastronomia e Cultura. Ha avuto diversi articoli su quotidiani nazionali e regionali francese. Ha participato in Francia a diverse trasmissioni televisive nazionali con FR3 e regionali con VooTv e diverse radiotrasmissioni nazionali con Sud Radio e France Bleu.

In Italia è autore del romanzo noir storico Piazza Fontana e in collaborazione con il cinefilo Gordiano Lupi del libro Pasta e Cinema – scritto in italiano – ma anche Pâtes et Cinéma, tradotto in francese per una diffusione oltralpe con Il Foglio Letterario di Piombino. Ha participato a due eventi culturali: a Milano per Mangia come scrivi, per il libro Piazza Fontana, con la recensione di Valerio Valeri, autore della Fiction Rai Nebbia e delitti, e a Salsomaggiore per Mangiacinema, con il libro Pasta e Cinema, eventi gestiti da Gianluigi Negri. Ha avuto diversi articoli di giornali su La Nazione di Firenze, La Stampa di Torino e Il Tirreno di Livorno. Ha participato a due trasmissioni televisive di RAI UNO: Il caffè letterario di Uno Mattina per il libro Piazza Fontana, ed è stato intervistato a Mille Uno Libri di Gigi Marzullo, per il libro Pasta e Cinema.

Progetti per il 2018: un romanzo polar su un serial killer, I’m not what I am – Non sono quello che sembro, un altro romanzo noir storico, Piazza Repubblica, e – con la collaborazione di Gordiano Lupi -, due libri sul cinema e sulla cucina italiana, il primo Piombino con Gusto e il secondo su una storia breve del cinema italiano e della gastronomia in Italia, La Grande Abbuffata, sempre con Il Foglio Letterario. Nel 2018, Patrice Avella sarà il corrispondente ufficiale della rivista La Voce per tutti i principali Festival del cinema italiano che si svolgerano in Francia : Annecy, Villerupt, Chambéry, Montélimar e Toulouse. Inoltre è stato invitato come autore a Parigi nella famosa Semaine Culturelle Italienne 2018.

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