Vincenzo Trama - Editoriale

Vincenzo Trama – Editoriale

Car* Tutt*,

alla fine è l’hanno fatto per davvero: niente. Non hanno fatto niente. Come se marzo fosse iniziato ieri, settembre è arrivato con un pugno di mosche e mascherine sul grugno. Edilizia scolastica e assunzioni straordinarie? Naaa, meglio distribuire a caso banchetti che arriveranno forse sotto Pasqua, igienizzanti a pioggia che copriranno forse il fabbisogno di un mese, dispositivi FFP che forse andranno bene bò, intanto facciamo cavie sto corpo docente e relativi alunni, che possiamo sempre dare la colpa all’imprevisto. O agli immigrati, che qualcuno l’ha fatto davvero, salvo poi andarsene in Sardegna e rimanerci male quando gli hanno chiuso il Billionaire.

Insomma, noi volevamo essere ironici con brio lanciando il tema della (d)istruzione, ma dai piani alti – che son sempre più bassi – ce la mettono proprio tutta: investire sulla formazione e sulla cultura è un bonus di cui evidentemente si nota solo il malus.

E intanto ecco che si parla di DDI, di quarantene localizzate, di rilevazioni della temperatura che faccio io famiglia no tu scuola, di certificati medici che giustamente chi si prende la briga di firmare, di aule di contenimento, di aule di smaltimento, di aule di contaminamento, ma MAI di una reale programmazione, nemmeno al Ministero ci fossero gli squinternati della rivista del Foglio Letterario, che per quanto gratis comunque da un paio d’anni tentano di garantire ai propri lettori contributi interessanti con tempistiche più o meno definite (il più o meno è d’obbligo, come pure il sospiro di rammarico).

Non so se è la stessa sensazione anche a casa vostra, ma la percezione che la cialtroneria sia un po’ la regina di questi anni bui è alta: sarà che mi sembra di vedere più gente impegnata a sculettare davanti a Tik Tok che a pianificare il futuro.

Intanto noi facciamo il nostro, sempre spillando dalle nostre esigue energie e smattando per trovare il tempo; tutta un’estate a far banchi per Piombino e Gordiano Lupi si trova ancora ostracizzato da un’amministrazione che gli riconosce un valore pari a quello di un negroni analcolico. Per fortuna c’è Campiglia Marittima e il suo Raccontare Campiglia, che nella quarta edizione ha visto trionfare Francesca Lenzi ma prima di tutto la cultura: quando si dice che la politica serve la cosa pubblica. Fateci un salto, conoscete Umberto Bartoli e questo bel borgo illuminato; facile che ci trasferiamo prima o poi tutti lì, un po’ come Baraghini a Pitigliano, che ha capito prima di tutti la logica perversa dell’editoria mainstream, ma pure di quella indie hipster. Al suo Festival di Letteratura Resistente noi c’eravamo, silenziosi e consapevoli, voi invece? Già presi i biglietti per il Book Pride milanese, fighetti?

Si scherza, su. Forse.

Intanto però prima di perdervi nell’ennesima barba stazzonata ad hoc potreste dare anche una scorsa a questo numero; ce la prendiamo con tutti, un po’ anche con noi stessi, però lo facciamo con il consueto sorriso sulle labbra. E un pizzico di amabile saccenteria: come non palesarla con i contributi di Patrizia Raveggi e Luca Palmarini? Retrospettive e analisi approfondite sul mondo della scuola di ieri e di oggi, in Italia e non. Ma visto che non siamo così austeri lasciamo spazio anche alla commedia sexy italiana, che con le insegnanti ha giocato sempre, come ci delinea il solito Gordiano Lupi. E poi le nostre storiche rubriche, che parlano di scrittura, di libri, di musica, di fumetto. Tutto a carattere scolastico, o quasi, a ribadirne la centralità, nel rispetto delle sensibilità delle nostre amate penne.

Non ci pare che possiate lamentarvi, almeno non con noi. E se proprio volete farlo per i tempi di attesa (ebbene sì, usciamo ancora in ritardo, maremma!) possiamo almeno addurre come scusa che noi, al contrario della scuola, abbiamo preferito “aprire” quando eravamo certi di garantirvi un servizio qualitativo adeguato, non una sbrodaglia di robe che manco si capisce dove si va a parare in caso di moccolo.

E quindi, per ora, non ci rimane che augurarvi una buona (d)istruzione a tutti. Quella parentesi, però, vediamo di cavarla via tutti insieme, prima che sia troppo tardi. Che dite, ce la si fa da qui al 2028?

V.Trama

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