Vincenzo Trama – “Il busto di Lenin” di Giuseppe Caliceti

Il busto di Lenin, Giuseppe Caliceti, Sironi Editore.

Giuseppe Caliceti è un maestro elementare di Reggio Emilia che nel 2003 fece parlare di sè per un titolo uscito per Marsilio, dal titolo Suini. In questo libro giovani più o meno sbandati degli anni ’90 brulicavano tra periferia e città in cerca di uno svago sempre più eccessivo, tra pornografia, droga e rave party. L’ eco tondelliana degli Altri libertini era forte, come anche lo sperimentalismo del narrar parlato tanto caro a Nanni Balestrini. Ci si aspettava un seguito, più che altro perché la pubblicità – negativa o positiva che fosse – aveva creato un piccolo fenomeno letterario. Invece Caliceti pubblicò per Sironi Il busto di Lenin, un libro che non c’ entrava niente per trama, struttura e stile di scrittura col precedente.

La storia, attualissima in tempo di imminenti elezioni, nasce da un fatto di cronaca reale: nel 1922 a Luganks, in Ucraina, venne realizzato un busto bronzeo di Lenin, storico leader del partito comunista russo. Nel 1970 questo monumento venne donato a Cavriago, un piccolo comune alle porte di Reggio Emilia, che aveva una storia ricca di lotte sindacali, con espliciti riferimenti alla Rivoluzione d’ Ottobre, al bolscevismo e allo stesso Lenin. Il busto, in qualche modo, era una sorta di ringraziamento. Venne collocato nella piazza centrale del paese, poi ribattezzata appunto “Piazza Lenin”. E qui comincia il libro di Caliceti: siamo agli inizi degli anni ’90. Cosa accade in Italia quando le prime luci del berlusconismo cominciano a proiettare ombre oscure sugli ideali diffusi dal comunismo? Mediaset rappresenta lo scintillante universo con il quale il capitalismo ammicca al popolino, vendendo pezzi di sè. I pensieri si intorpidiscono, la coscienza si illanguidisce, la memoria diventa fuggevole. E così il busto di Lenin comincia a diventare scomodo, anacronistico. Bisogna rimuoverlo, dato che i mangipreti rossi ci hanno omesso le atrocità delle foibe, dei gulag in Siberia, dello stragismo di stato, della calvizie genetica, del buco dell’ ozono. E meno male che Mondadori nel 1997 ha pubblicato Il libro nero del comunismo, che nulla ha a che vedere con la scesa in campo politico di Berlusconi, anzi. Il monumento a Lenin è così oggetto di atti di vandalismo e qualcuno minaccia più o mento apertamente di fargli fare una brutta fine. A lui e a chi lo difende. Cinque attempati signori, però, Libero, Pravda, Spartaco, Ivan e Palmiro, non ci stanno. Hanno a cuore le loro orgini rosse, scritte nei loro stessi nomi; organizzano una “resistenza”, questa volta nei confronti di un monumento che è ben più di una scultura in bronzo. E lo faranno organizzando veri e propri piantoni, anche di notte, anche d’ inverno. Sarà l’ occasione per ricordare nei circoli sociali quelle parole che ai giovani cominciano a suonare lontano, come l’ eco di un ricordo che sbiadisce nel tempo: solidarietà, integrazione, associazionismo, uguaglianza, libertà. Alcuni li ascolteranno, altri li prenderanno per dei nostalgici, vecchi compagni ingialliti come le foto di un’ epoca morta e sepolta. Però loro non cederanno di un passo, fino ad un epilogo tanto commovente quanto necessario, specie in questi tempi grigi dove le idee sembrano valere meno della carta straccia. Leggerlo vi porterà a farvi qualche domanda in più, almeno in cabina elettorale. Forse.

Recuperarlo perché…non bisogna dare per scontato che la verità si difenda da sola, come le idee e la memoria. Per non dimenticare, ma davvero.

Bonus track: gli Offlaga Disco Pax e il loro busto di Lenin. Enjoy!

https://www.youtube.com/watch?v=jrcKmvIzDo8

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