Alessandro Zetti – Avanti in altro

Nell’immenso continente del possibile, pochi format televisivi sarebbero meglio equipaggiati di Avanti un altro per assecondare il gusto per l’autoflagellazione dell’ italiano medio, purché gli si concedano i suoi 15 minuti di gloria televisiva. Perché la caratteristica saliente dell’italiano medio e’ la smaniosa ricerca dell’ iconografia mediatica. Se non altro finora Bonolis ci ha usato la cortesia di non cavalcare i propri giullari come erano soliti fare i Re presso certe corti andaluse del XVI-XVII secolo, e non perché i concorrenti si rifiuterebbero di farlo, perché anzi, ne sarebbero lusingati e con ogni probabilità gli porgerebbero financo il frustino, bensì perché forse conserva ancora una sorta di vena di ingenuo idealismo.

Laddove invece, negli anni del boom della televisione, del Rischiatutto, di Mike e Pippo, l’introspezione, la razionalizzazione fino anche all’estraniazione del concorrente, assieme alla scoperta di ciò che poteva fare l’intelletto sotto pressione davanti alle telecamere, oggi la riduzione dei contenuti – che va di pari passo con la dignità’ di chi vi partecipa – genera per scissione format vagamente disdicevoli. Tale evoluzione o involuzione, a seconda dei punti di vista, è legata alla scomparsa del rispetto verso il prossimo, facilmente riscontrabile anche in una cosa tanto semplice come attraversare le strisce pedonali. Con questo non si vuole affermare che in anni passati con la televisione si cercasse di risolvere problemi di natura filosofica nè tanto meno metafisica, perché in fondo anche le Kessler sgallettavano assieme a Don Lurio e se è per questo la Carrà non lanciava di sicuro messaggi virginali.

Forse non tutti sanno che la prima moglie di Bonolis, tale, Diane Zoeller di mestiere faceva la psicologa, di conseguenza è lecito supporre che avrà sostenuto con la moglie interessanti conversazioni sulla natura dell’essere umano e magari come applicare tale bagaglio di conoscenze alla televisione medesima, della quale ne stava già scalando l’olimpo prima in Rai con 3, 2, 1….contatto! poi in Fininvest con Bim Bum Bam per passare poi alla conduzione di Doppio Slalom lasciata dal suo storico conduttore Corrado Tedeschi, incappando nel suo primo e credo unico fiasco televisivo tanto che la trasmissione chiuse i battenti a causa di ascolti disastrosi. Ma una persona come Bonolis con la sua messianica ossessione verso se stesso, oltretutto laureato in scienze politiche, deve aver capito immediatamente che il vento avrebbe subito una brusca deviazione e come solo i fuoriclasse sanno fare, aveva in un certo senso intuito, forse mutuando dalla pubblicità, che creando un apparente bisogno, affiancato da una sorta di insoddisfazione a causa dell’impossibilità di raggiungere l’oggetto dei desideri, fino a stravolgere completamente quella scala di valori morali che decretava una sorta di linea immaginaria oltre la quale si sarebbe caduti nel ridicolo, sarebbe riuscito a rendere la dignità un bene televisivamente sacrificabile.

Bonolis, lontanissimo dall’essere poco accorto, e profondo conoscitore della natura umana, deve aver gettato un’occhiata alla concezione Schopenhaueriana secondo la quale esiste un allettante negativo che è il ripugnante, concedendo una chance anche a quella sorta di mondo freak del quale si può dire che abbia abusato a man bassa, dettando in misura sempre maggiore il tipo di linguaggio con cui dovremmo pensare e parlare, anche nella vita di tutti i giorni.

Culi, tette e bucce di banana metaforiche sembrano essere l’ambrosia celeste con la quale inebriare lo spettatore già collaudato da anni di immagini nemmeno troppo subliminali, e al quale si impone di usarli oppure di tacere. Ma dato che l’essere umano è una creatura moralmente poco ammirevole saranno in pochi quelli a rimanere senza parole.

Programmi come Ok il prezzo e’ giusto e compagnia bella, appaiono come frammenti di scenografie ormai superate, mentre l’onnivoro presente tende sempre più a divorare anche il futuro, ormai diventato una delle possibilità di questo presente, piuttosto che una speranza alla quale aggrapparsi. Anche se si spera sempre che il futuro sia una chiave migliore del passato per leggere il presente.

Ma, c’è sempre un ma in ogni frase che si rispetti, una cosa mi stavo chiedendo adesso che la tv e’ spenta; ma avete visto che cosce ha la valletta?

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