Paul Snack - "Bestie" di Magnus Mills

Paul Snack – “Bestie” di Magnus Mills

Bestie” è il primo ed unico fra i tre romanzi di Mills arrivato all’edizione economica con Guanda ed è ora fuori catalogo insieme a tutto il resto. Nulla di suo è più stato tradotto. Il libro però si può trovare usato grazie al sito: www.comprovendolibri.it

Magnus Mills, scrittore inglese classe 1954, una volta operaio meccanico e autista di bus, è diventato non a caso uno dei miei autori preferiti. Di solito quelli che mi piacciono o sono morti o non vengono più tradotti in Italia.

Come ogni buona storia, la narrazione inizia già nel bel mezzo dell’azione: “Avrai sotto di te Tam e Richie… non possono andare in Inghilterra da soli”. Del narratore non conosciamo il nome, ma sapremo ben presto che è inglese e lavora in Scozia, con Tam e Richie, appunto.

Il mestiere dei tre consiste nel costruire recinti per bestie, mestiere che Mills evidentemente conosce molto bene in prima persona, perché ci racconta in maniera approfondita e maniacale, quasi da rompimento di palle.

Le due “Bestie” inizialmente sembrano proprio Tam e Richie: lavativi, scansafatiche, zotici e chi più ne ha ne metta. Perdipiù i due sono metallari e ce l’hanno a morte con gli inglesi, come ogni buon buzzurro rural – scozzese che si rispetti.

Da subito la scrittura di Mills si presenta pulita, di chiara scuola Roald Dahl, ma il suo humour inglese si fa sentire grazie a dialoghi spesso assurdi e ad azioni insensate dei personaggi. In più aleggia ovunque aria di misteri da risolvere, che spesso non si risolvono.

Mi spiego subito meglio: Mentre il bricco bolliva, domandai: “Cos’era venuto a dirvi Mr Perkins?”. “Ci ha chiesto se ci andava un po’ di tè” rispose Tam. “Ma perché non avete accettato, allora?”. “Siamo mica degli zingari” rispose Tam guardandomi storto. Primo esempio.

La seconda affermazione deriva dal fatto che uno dei due scrocca in continuazione sigarette all’altro, che prontamente tira fuori il pacchetto dalla camicia, ma l’accendino dai jeans attillati, ma non sembra dare importanza al consiglio ripetuto di tenere nello stesso posto entrambe.

La terza constatazione è più evidente. I tre lavoratori uccidono accidentalmente due degli appaltatori a domicilio e li seppelliscono sotto i pali di recinzione. E questo è soltanto uno dei tanti misteri che Mills crea nel suo romanzo.

Con il titolo inglese “The Restraint of Beasts” forse avrei capito meglio da subito il senso della restrizione che vuole comunicare l’autore. I tre operai infatti si ritrovano presto inghiottiti dal loro stesso lavoro, a volte a causa loro, ma a volte per colpa di co-protagonisti.

Infatti la prima trasferta in Inghilterra inizia per causa di un lavoro condotto da male da Tam e Richie, che andrà rifatto insieme al narratore in veste di caposquadra e dove il primo omicidio accidentale avrà luogo.

Ma durante la loro trasferta i tre conosceranno i famigerati fratelli Hall, che cercheranno di azzerare il già poco tempo libero con lavori extra. E quando Tam, Richie e l’inglese torneranno in Scozia, denigrando patti per un lavoro stabilito, si troveranno ancora più prigionieri.

Il loro capo inglese durante la trasferta inventa un nuovo tipo, super innovativo, di recinzione elettrificata che, guarda caso, andrà a finire proprio ai fratelli Hall. In più i tre dovranno lavorare per tutte le feste comandate, studiando l’installazione della novità.

Nella loro seconda trasferta inglese inizierà la galoppata finale verso il delirio, pianificata da Mills. I fratelli Hall, creatori di un impero della vendita di carne, cominceranno a non offrire più scampo ai poveri tre buzzurri.

Per qualche strano motivo, e da qui sono scattate mille discussioni sulla risoluzione del mistero, le recinzioni da costruire sono altissime e le donne spariranno dal paese. In più Tam, Richie e l’inglese non sono autorizzati ad uscire dal posto di lavoro.

Quindi il delirio si risolve in un finale ancora più spiazzante, che ovviamente non spoilero, che creerà maggiori dubbi e misteri al lettore oramai tenuto sulle spine per quasi duecento pagine – ed io personalmente non reggo molto sulla lunga distanza.

Prima di scrivere queste poche righe ho dato una occhiata alle recensioni di ibs e ho notato che molto lettori italiani hanno stroncato quello che per me è un grande libro. Forse per la nostra cultura non è così immediato lo humour inglese e la ripetititività di Mills non è stata capita.

Per quel che mi riguarda, la sua maniera di ripetersi non è dovuta al fatto di voler riempire pagine per fare peso, ma per creare quel mood lavorativo ossessivo e ossessionante che dovrebbe portare il lettore ad averne le palle piene tanto quanto Tam e Richie.

E, da buon fan di Mills, dopo aver letto gli altri suoi due titoli, penso di averne avuto conferma a riguardo. Infatti anche “Niente di nuovo sull’orient express” e “I tre che videro il re” si muovono sulle coordinate lavoro – ripetititività – costrizione.

Naturalmente è una storia questa che non voglio raccontare ora, perché mi sembra giusto che un lettore incuriosito inizi dal primo lavoro di un autore per capirne lo stile e apprezzarlo meglio nei successuvi libri.

Quello che è certo è che, se si parte ben disposti, “Bestie” sa regalare parecchie soddisfazioni, risate e pensieri tipo “Ma guarda te ‘sto stronzo cosa mi combina”. Che per un autore contemporaneo non è cosa da poco, vedendo la merda che, al contrario di questo libro, rimane in catalogo per anni.

(Paolo Merenda)

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