Dardano Sacchetti - La straordinaria storia della gocciolina Zuzù

Dardano Sacchetti – La straordinaria storia della gocciolina Zuzù

Quando ero una bambina come te, ho conosciuto una gocciolina d’acqua piccola piccola piccola, più piccola delle lacrime di gioia che fai quando ti solletico.

Adesso ti solletico: tzuki-tzuki-tzuki.

Devi sapere che questa gocciolina era anche pigra pigra pigra, pigrissima. Pigrissimissima. Tanto che le sue sorelline l’avevano chiamata “piccola goccia che dorme sempre nel grande azzurro del cielo tra fulmini e temporali”. Un nome troppo-troppo lungo, che subito fu abbreviato in Zuzu’ la gocciolina col naso all’insù.

Dunque Zuzu’ se ne stava lassù in cielo, sprofondata comoda comoda dentro una grande nuvola puffosa, cullata da maestrali e monsoni, libecci e buriani, venti che la portavano in giro per il mondo intero. Dal mare alle montagne, dalle montagne ai boschi, dai boschi alle città e da queste in campagna, sopra la fattoria di un pigrone come lei.

Zuzu’ stava così bene nella sua culla puffosa che non aveva nessuna voglia di giocare alla pioggia insieme alle sue tante sorelline. Lei preferiva dormire. Anche quando il tempo diventava bruttacchione e i tuoni brontolavano, lei dormiva e sognava. Neanche il zigzagare luminoso dei lampi attirava la sua attenzione.

Zuzu’ aspettava sbadigliando l’arrivo dell’arcobaleno che dipinge il cielo dei colori dell’iride. Per tutte le altre goccioline quello invece era il momento di giocare alla pioggia. C’era tantissima eccitazione dentro la grande nuvola. Tutte le goccioline correvano ridendo e si prendevano per mano, pronte a saltare giù. E cantavano in coro:

Evviva evviva il cielo è a pecorelle

Su su saltiamo giù piccole sorelle

Qualcuna chiamava Zuzu’. Gridava: Zuzu’ dai vieni anche tu. Giochiamo alla pioggia. E’ divertentissimo. I venti ci portano, i lampi ci illuminano e poi giù, sulla terra. Dove ci aspettano tanti amici: gli uomini, gli animali, le piante, la terra, i semini che devono crescere e diventare pomodori, patate, albicocche e tante altre cose buone. Hanno tutti bisogno di noi. Per lavarsi, per bere, per innaffiare le piante. Noi portiamo l’acqua e l’acqua è la vita. Anche fiumi hanno bisogno di noi. Vedessi che divertenti che sono gli ippopotami che sguazzano negli stagni fangosi, gli elefanti che spruzzano l’acqua con la proboscide, le bambine che vanno al mare e fanno le bolle di sapone. Dai Zuzu’, vieni anche tu.

Ma Zuzu’ non si muoveva, si tappava le orecchie e non ascoltava. Poi, quando il tuono tuonò, tutte le sorelline saltarono giù per giocare alla pioggia.

Scendevano tenendosi per mano e cantavano in coro:

Scende con noi la pioggia gioiosa

scende ridendo su ogni cosa

sopra i bambini nei giardini

sopra le nonne con le gonne

sulle farfalle verdi e gialle

sul tuo naso non ci far caso

prendi l’ombrello poi si fa bello

siamo la pioggia che scende gioiosa

scende ridendo su ogni cosa

petalo di rosa o bimba amorosa.

Quelle scendevano sulla terra e Zuzu’ sospirava beata. Finalmente sola! Non c’era più chiasso e aveva la nuvola tutta per sé per pigrolare in santa pace e godersi il cielo.

Una volta accadde però che le sorelline, stanche della sua pigrizia, decisero di farle uno scherzo birbone. Molto birbone.

Fecero un patto con Zigzag, il fulmine a ciel sereno, quello che non ti aspetti mai perchè arriva all’improvviso.

Così fu. Zigzag arrivò all’improvviso Attraversò la nuvola con uno scroscio bomboso che sorprese Zuzu’ e la scaraventò fuori dalla nuvola mentre ancora dormiva.

<Aiuto> gridò Zuzu’ mentre cadeva all’ingiù facendo la pioggia da sola. <Aiuto. Qualcuno mi aiuti.>

Era una giornata di sole e nessuno la soccorse. Il vento la portò per un po’. Poi la lasciò. Zuzu’ cadde sola soletta sulla foglia di una grande quercia. Ma la foglia era inclinata e Zuzu’ scivolò dalla foglia su un nido, sopra la testa di un uccellino addormentato. Svegliato e seccato, l’uccellino frullò le ali e la fece cadere dal nido.

Aiuto, gridò di nuovo Zuzu’ e finì sulla punta del naso di un grosso cane peloso che correva felice dietro ad una farfalla dalle ali bellissime. Il cane attraversò un giardino pieno di fiori verdi, quindi un bosco con un tappeto di funghi gialli sempre correndo dietro la farfalla, infine raggiunse un torrente vorticoso e spumeggiante. E si tuffò con una gran spanciata.

<Zuzu’ Zuzu’… >

Zuzu’ si sporse dal naso del cane e nell’acqua del torrente riconobbe tante sue sorelline.

Quelle gridarono <Zuzu’ ce l’hai fatta! dai vieni con noi che ci divertiamo. Dai>.

<Ho paura> rispose Zuzu’. <Non so nuotare!>

<Sciocca, ma che dici?! tu sei acqua come noi. Dai vieni a giocare con noi. E’ bello> Dissero le sorelline.

<No no> disse ancora Zuzu’.

Ma il cane peloso si scrollò all’improvviso per togliersi il bagnato di dosso e Zuzu’ perse l’equilibrio. Splash… Cadde nel torrente, proprio in mezzo alle sorelline che le fecero grande festa sguazzando in allegria.

Zuzu’ si sentì finalmente salva, a casa. E per la prima volta sorrise. <L’avessi saputo prima che era così divertente…> ma d’un tratto il torrente si infilò sottoterra.

<È già notte?> chiese Zuzu’. Ma le sorelline le risposero in coro:

Scendiamo nelle grotte

scendiamo a frotte

andiamo alle sorgenti

per rinfrescar le genti!

Cantavano così le sorelline raccomandandole di tenersi stretta per mano alle altre perchè la corrente era forte. Ma Zuzu’ si distrasse per guardarsi intorno ammirata. Era la prima volta che faceva un viaggio dentro la terra. Vide che la terra era piena di vita: qui una radice e là un’altra, e poi un bruchino dal muso birichino, quindi un bulbo, una patata, una formica addormentata, infine una talpina che cercò d’afferrarla con una zampina. Zuzu’ guardava tutto e tutti col suo nasino all’insù, ma alla prima curva, per colpa della forza centrifuga che la tirò, lei andò da una parte e tutte le altre goccioline da un’altra insieme al torrente.

Zuzu’ si ritrovò sola davanti a un millepiedi più spaventato di lei.

<Dove siete?> gridò Zuzu’ chiamando le sorelline. Nessuno le rispose. Il millepiedi agitò tutte le sue zampe e si mosse verso di lei. Zuzu’ si allarmò, non sapeva cosa era quel buffo essere e cosa voleva da lei. Ma sentì il rumore familiare dell’ acqua. Non era lontano. Dette ancora un’occhiata al millepiedi e poi rotolò veloce per raggiungere il torrente che se ne andava via con le sue sorelline.

<Aspettatemi…. aspettatemi…> gridava e spiccò un grande salto. Talmente grande che invece di tuffarsi nel torrente, lo scavalcò e atterrò dall’altra parte. Proprio su un buco. Ma un buco vero, senza fondo. Nel quale precipitò. Era una specie di galleria. Tutta in discesa. Come lo scivolo di un lunapark: tutta curve e controcurve. Difatti Zuzu’ si divertiva come una pazzerella. Gridava: che bello, che bello. Ma alla fine la scivolata finì con una gran musata per terra.

<Ohi> gridò Zuzu’. <Ohi Ohi che botta> ripetè tutta ammaccata.

Si guardò intorno e scoprì di essere in una grotta, una grandissima grotta. Grandissimissima. Piena di stalattiti e stalagmiti colorate tanto che sembrava il regno di una fata. Invece era solo una grotta.

<Ma dove sono finita?> si chiese Zuzu’.

<A casa mia.> rispose una voce sbadigliosa.

<Chi sei?> chiese Zuzu’ facendosi attenta.

<Sono la Grande Caverna non lo vedi? E se il mio udito non mi inganna tu devi essere Zuzu’> disse la voce sbadigliosa.

<Come sai come mi chiamo?> chiese allora Zuzu’ sgranando gli occhioni per la meraviglia.

<Ti conosco da tanto tempo. Da quando venne la prima pioggia e pulì l’aria. Tanta, tantissima pioggia. Tantissimissima. Tanto da formare i mari e poi gli oceani. L’acqua copriva tutte le terre. Anch’io ero sottacqua. Poi smise di piovere. Venne il sole ed io emersi. Dentro di me rimasero conchiglie, fossili e tante gocce d’acqua. Una di queste eri tu.> disse la voce sbadigliosa.

<Io?! impossibile sono sempre stata a casa mia, dentro una nuvola puffosa con le mie sorelline. E poi non sono così vecchia. Guardami! ti sembro vecchia?> chiese Zuzu’.

<Tu non sei vecchia Zuzu’, sei solo pigra> rispose la Grande Caverna.

<Come fai a saperlo?> chiese Zuzu’ un pò offesa.

<Qui dentro sono successe tante cose. Mi hanno abitato in tanti. C’era sempre una gran confusione. Un via vai che non ti dico. Dai dinosauri freddolosi, ai mammouth annoiati, ai pipistrelli chiassosi, ma tu te ne stavi a dormire nella pozzanghera come se niente fosse. Qualunque cosa accadesse, dormivi. Sei proprio una pigrona.> disse la Grande Caverna.

<Io qui non ci sono mai stata….> disse Zuzu’.

Allora la Grande Caverna disse: <Guarda i graffiti su quella parete. C’è disegnata la storia di tutta la terra.>

Zuzu’ guardò la parete. Osservò i disegni fatti coi tizzoni di carbone. Raccontavano di Orsi golosoni. Di tigri dai dentoni a sciabola. Di mandrie di bufali. Di uomini preistorici. Della loro vita nelle caverne. Accanto ai primi fuochi. E accanto ai fuochi era disegnata anche una pozzanghera d’acqua.

Vedendo la pozzanghera, gli occhi di Zuzu’ si accesero. Mormorò con un filo di voce:

<Mi ricordo…>

I ricordi son fatti di sogno

tornano quando hai bisogno

di coccole e cose belle

ti fanno vibrare la pelle.

E Zuzu’ cominciò a ricordare tutte le sue avventure, tantissime, una più divertente dell’altra. Quella volta che finì nel naso di Brontolina la brontosaura ballerina. La fece starnutire così forte, ma così forte che volarono via tutte le foglie del bosco e tutte le piume degli uccelli che si ritrovano nudi. O quell’altra volta che venne bevuta dall’orso e poi sputacchiata via con schifo. O quando rimase prigioniera in un cubetto di ghiaccio. Che freddo! O quando una bambina la usò per fare le bolle di sapone. Ricordava benissimo quella bambina con i capelli ricci e gli occhi scuri che faceva le bolle e rideva rideva rideva contenta. Ricordava anche il drago vanitoso e il drago a pois, che sputavano fuoco ogni volta che aprivano bocca e per poco non l’asciugavano.

Ma l’avventura più avventurosa di tutte le avventure le doveva ancora accadere.

Mentre era lì che guardava i graffiti disegnati sulla parete e si lasciava andare ai ricordi, entrò nella caverna Pinetta, un’apina miope e distratta. Pinetta non ci vedeva ad un palmo dal naso e prendeva lucciole per lanterne. Così scambiò Zuzu’ per un polline di fiore, la prese e la portò via dalla Grande Caverna.

CURRICULUM VITAE DI DARDANO SACCHETTI

Attività professionale: soggettista e sceneggiatore per il cinema e la tv. Ha scritto 177 sceneggiature realizzate

Nel 64 si iscrive a Giurisprudenza, a Roma. Lavora per sette mesi nello studio di Giuliano Vassalli.

Nel 65 pubblica due poesie sull’Unità. E’ segretario di un circolo della Fgci, fa parte di Nuova Resistenza. Nel 1966 è segretario nazionale della Bertrand Russell peace foundation, in tale veste organizza i primi due sit-in italiani contro la guerra in Viet-nam. Lavora con Joyce Lussu, che lo presenta al poeta Rafael Alberti e al premio nobel per la letteratura Michelangelo Asturias come uno dei migliori giovani poeti italiani.

Nel 1967 collabora con il gruppo teatrale MKS, partecipa ad una messa in scena di Brecht e di un’opera musicale cinese: la Fanciulla da capelli bianchi; come autore partecipa alla stesura di un testo teatrale originale, DOLLARO, e a una co-regia teatrale.

Nel 1968 partecipa al movimento studentesco, organizza un cineclub a Roma. Conosce Jack Kerouac.

Collabora con vari articoli alle riviste: “Marcatrè” “Cinema e film”, “Città Futura” e al numero zero di Carocha.

Cambia corso di laurea e passa da giurisprudenza a storia e filosofia. Tesi sperimentale sulla creatività.

Conosce lo scrittore Mario Lunetta e lavora con lui alla riduzione del romanzo postumo di Velso Mucci “L’uomo di Torino”.

Nel 69 scrive il suo primo film, Il gatto a nove code di Dario Argento

Nel 70 scrive Reazione a catena, film che vince il festival di Sitges e segna l’inizio dell’horror moderno.

Nel 71 è messo sotto contratto in esclusiva da Dino de Laurentiis, tra l’altro lavora con Nelo Risi ad un progetto su Abelardo ed Eloisa e collabora con Steno al film “Il terrore dagli occhi storti”.

Nel 72 pubblica una poesia su Carte Segrete

Nel 73 scrive una raccolta di poesie per l’editore Lacaita

Nel 76 crea la popolare maschera del “Monnezza”.

In questi anni diversi suoi film sono campioni di incasso in Italia e nel mondo. Per 17 volte va in classifica su Variety, una volta è al secondo posto come incasso del week-end a New York.

Nell’80 lavora per un anno prima a Londra per Dino De Laurentiis e poi a New York per la Universal a vari progetti (The Ogre, Man wolf, Ghost rider) e realizza “Amityville The possession”.

Nell’85 partecipa ad una sezione speciale del festival di Cannes con il film di Vittorio Cottafavi “Il diavolo sulle colline” tratto da un romanzo di Cesare Pavese.

Dall’86 all’89, collabora con una serie di conferenze ad un corso sul cinema e la scrittura creativa al magistero di Firenze

Dal”87 collabora per quattro anni con Corrado Augias a Telefono giallo (è l’ideatore del famigerato modellino della scena del crimine abusato da Vespa)

Nel 94 insegna sceneggiatura a Roma, a “Laboratorio cinema”

Nel 95 scrive per la rivista SCRIPT vari articoli e saggi sulla struttura della scrittura cinematografica e sulle caratteristiche dell’eroe.

Nel 1995 fonda la SACT, associazione degli sceneggiatori italiani e ne è il segretario per cinque anni consecutivi

Nel 97 alcuni suoi articoli sono usati dal prof. Paolo Bertetto nell’ambito del suo corso di cinema all’università di Torino.

Nel 2000 tiene un corso di sceneggiatura a Perugia, finanziato dalla regione

Nel 2004 viene invitato al festival di Venezia dal direttore Marco Muller nell’ambito della rassegna “Cinema Bis” e incontra Quentin Tarantino.

Fa parte della giuria del Ravenna Nightmare Festival

Premiato al festival di Livorno

E’ stato più volte ospite della trasmissione radiofonica Hollywood party

Collabora alla rivista Nocturno e con Marco Giusti per il programma “Stracult”.

Tiene un corso di sceneggiatura sul sito internet The Gate

Fa parte della associazione 100autori

Premi e riconoscimenti:

Festival di Sitges in Spagna col film “Reazione a catena”, miglior film straniero, migliore storia originale

Fantasycon ’80 Londra, premio speciale della giuria

Parigi, festival del fantastico, vincitore per tre anni consecutivi, 81-82-83, del premio per il miglior film straniero

Premio Solinas, menzione speciale alla prima edizione del premio per la sceneggiatura “Mondi paralleli” considerata la più professionale

Collabora con vari articoli alle riviste: “Marcatrè” “Cinema e film”, “Città Futura” e al numero zero di Carocha.

Cambia corso di laurea e passa da giurisprudenza a storia e filosofia. Tesi sperimentale sulla creatività.

Conosce lo scrittore Mario Lunetta e lavora con lui alla riduzione del romanzo postumo di Velso Mucci “L’uomo di Torino”.

Nel 69 scrive il suo primo film, Il gatto a nove code di Dario Argento

Nel 70 scrive Reazione a catena, film che vince il festival di Sitges e segna l’inizio dell’horror moderno.

Nel 71 è messo sotto contratto in esclusiva da Dino de Laurentiis, tra l’altro lavora con Nelo Risi ad un progetto su Abelardo ed Eloisa e collabora con Steno al film “Il terrore dagli occhi storti”.

Nel 72 pubblica una poesia su Carte Segrete

Nel 73 scrive una raccolta di poesie per l’editore Lacaita

Nel 76 crea la popolare maschera del “Monnezza”.

In questi anni diversi suoi film sono campioni di incasso in Italia e nel mondo. Per 17 volte va in classifica su Variety, una volta è al secondo posto come incasso del week-end a New York.

Nell’80 lavora per un anno prima a Londra per Dino De Laurentiis e poi a New York per la Universal a vari progetti (The Ogre, Man wolf, Ghost rider) e realizza “Amityville The possession”.

Nell’85 partecipa ad una sezione speciale del festival di Cannes con il film di Vittorio Cottafavi “Il diavolo sulle colline” tratto da un romanzo di Cesare Pavese.

Dall’86 all’89, collabora con una serie di conferenze ad un corso sul cinema e la scrittura creativa al magistero di Firenze

Dal”87 collabora per quattro anni con Corrado Augias a Telefono giallo (è l’ideatore del famigerato modellino della scena del crimine abusato da Vespa)

Nel 94 insegna sceneggiatura a Roma, a “Laboratorio cinema”

Nel 95 scrive per la rivista SCRIPT vari articoli e saggi sulla struttura della scrittura cinematografica e sulle caratteristiche dell’eroe.

Nel 1995 fonda la SACT, associazione degli sceneggiatori italiani e ne è il segretario per cinque anni consecutivi

Nel 97 alcuni suoi articoli sono usati dal prof. Paolo Bertetto nell’ambito del suo corso di cinema all’università di Torino.

Nel 2000 tiene un corso di sceneggiatura a Perugia, finanziato dalla regione

Nel 2004 viene invitato al festival di Venezia dal direttore Marco Muller nell’ambito della rassegna “Cinema Bis” e incontra Quentin Tarantino.

Fa parte della giuria del Ravenna Nightmare Festival

Premiato al festival di Livorno

E’ stato più volte ospite della trasmissione radiofonica Hollywood party

Collabora alla rivista Nocturno e con Marco Giusti per il programma “Stracult”.

Tiene un corso di sceneggiatura sul sito internet The Gate

Fa parte della associazione 100autori

Premi e riconoscimenti:

Festival di Sitges in Spagna col film “Reazione a catena”, miglior film straniero, migliore storia originale

Fantasycon ’80 Londra, premio speciale della giuria

Parigi, festival del fantastico, vincitore per tre anni consecutivi, 81-82-83, del premio per il miglior film straniero

Premio Solinas, menzione speciale alla prima edizione del premio per la sceneggiatura “Mondi paralleli” considerata la più professionale

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