Maura Fioroni - "Senza titolo"

Maura Fioroni – “Senza titolo”

Vi proponiamo in anteprima un estratto del prossimo libro di Maura Fioroni, storica collaboratrice per il Foglio Letterario.

Il mio nuovo libro è legato al mio nuovo viaggio, in cui spero di portare con me tutti coloro che avranno il piacere di leggerlo.

Nell’attesa della sua pubblicazione, vi lascio qualche episodio da leggere, una specie di introduzione in quello che per me è stato un viaggio di un mese, che io definisco “ a metà strada ”.

Ho cominciato con una parte di Cile, quella che comprende il deserto di Atacama, per poi attraversare la frontiera e raggiungere la Bolivia. Questa terra, ha significato per me la metà di una strada, quella fra il cielo e il mare . Questo perché il mare la Bolivia lo ha vicino, ma non a confine. Lo ha perso assieme a parte dei suoi territori in diverse guerre. E perché il cielo ? Perché la Bolivia per me è un luogo sicuramente affascinante, ma anche mistico: la devozione alla Pachamama, i riti e i sacrifici, gli sciamani, e la gente stessa. I luoghi incantevoli.

Dunque buona lettura!

PREPARATIVI

Que te vaya bién. Una frase che è tutto e forse niente. Detta con il cuore, o per la circostanza. Che quando sento dirla a me mi sciolgo. Una frase che può essere tradotta. O forse no.

Le parole che mi chiedo ogni volta che compio un viaggio. La voglia. Quella voglia che perseguita. Quella che un minuto prima mi dice si e uno dopo mi dice no. L’odore degli aeroporti. Ogni volta che attendo un volo rimango a osservare a lungo le persone. Mi chiedo dove stiano andando e a fare cosa. Mi chiedo da dove arrivino. Provo a indovinare se sono in viaggio per affari o per vacanza, osservo i loro vestiti, i loro gesti, i loro occhi. E qualcuno di loro osserva me.

Il tempo in aeroporto a me è sempre passato in fretta. Anche durante gli scali d’attesa, specialmente quelli che ti snervano se ne devi affrontare diversi. Mi capitano spesso quegli scali. Ma il mio atteggiamento rimane sempre immutato. Anche dopo venti ore passate senza dormire. Anche quando le gambe non le sento più. Anche quando volo per più di ventiquattro ore. Anche quando non so nemmeno più dove mi trovo e sento che potrei svenire da un momento all’altro. C’è però una parte remota di me che rimane vigile, o più meno tale, quanto basta per non farmi fare stronzate.

RESPIRO

Ciò che mi frega. Sempre. La musica di un pianoforte. Una vetrata che si apre sul verde circostante. Il vento che muove le tende. A un ritmo combinato. Mentre io respiro male. Sia per l’altitudine, sia perché non voglio mai lasciare i luoghi che visito.

Non so neanch’io che cos’è che mi spinge. Non l’ho mai saputo. Ne capito. E spero di non saperlo e capirlo mai. La difficoltà e la bellezza si racchiudono in un’unica parola: viaggio. Per molti, per tanti, significa vacanza. Per me significa quel che ho appena detto.

Viaggio. L’inizio equivale al buio. E alla parola paura. Una parola stupida, una parola che fa paura. Non sapere. Non conoscere. Basarsi su poche conoscenze, sul sentito dire, sull’aver letto qualcosa a riguardo.

Atacama ne è un’idea mentre sorvolo le Ande. Mi faccio subito contagiare dal fatto che avrò difficoltà nel respirare. Prima di partire ho letto che in Bolivia e in alcune zone del Cile la respirazione cambia. Diviene difficoltosa. Ho letto varie cose su questi due paesi, che poi sono la meta del mio viaggio. Ho sentito tante volte utilizzare con me la parola “preparati”. Più volte mi è stata ripetuta. Ho letto di sacrifici strani, di devozione alla terra madre. Ho letto che in Bolivia non si può fare a meno di masticare spesso foglie di coca. Ho letto tutto e ho letto niente. Non ne ho avuto il tempo. È uno dei pochi viaggi su cui non ho letto prima della partenza.

AMICI E UBRIACHI

Qualche giorno prima di partire telefono a un mio amico. Uno di quelli ritrovati. Lui in Bolivia c’è stato. Gli chiedo diverse cose. Diverse e più o meno stupide.

“ Sei stato al salar de Uyuni ”?
“ Si, ed ero ubriaco. Bellissimo ”.

“ Hai fatto la strada più pericolosa del mondo? ”
“ Si, la guida è venuta a prendermi la mattina in cui ancora stavo vomitando l’alcool della sera prima ”.

L’amico in questione è un ragazzo che avevo conosciuto a Buenos Aires qualche anno fa. Dopo aver parlato in spagnolo per qualche minuto, avevamo capito di essere italiani entrambi. Da lì segue quel che segue. E poi il nulla. Fino all’anno scorso, in cui ci siamo risentiti.

Ora avrei altre mille cose da chiedergli per questo mio viaggio, ma in fondo, non ne sento il bisogno.

LACRIME E FOGLIE

Visito la Valle de la luna. Vicino a San Pedro de Atacama. Sono dentro al deserto. E di niente mi importa. Le caverne vennero costruite come rifugi. Le miniere non ci son più dagli anni settanta. Ma le mine si. E per mia fortuna, questo lo leggo nella mia guida dopo esserci stata.

Conosco gente del posto. Divento amica. Mi offrono casa.

Ma il percorso è lungo. E il restare significherebbe perdere qualcos’altro. Viaggiare significa anche questo: saper lasciare. E questo non avviene, io credo, in un solo viaggio. Questo deriva da molti viaggi. Da molte conoscenze. Mano a mano che si viaggia si affronta una maturità tale da permettere di lasciare luoghi e persone con i quali si è condiviso qualcosa, senza più versare lacrime. Lasciando uno spazio dentro a se stessi, ma con la consapevolezza che, nonostante la tecnologia, la facilità per sentirsi, nulla sarà mai più come in quel momento. Dunque lo si apprezza. Per tutto ciò che è stato.

Il salar de Uyuni lo voglio affrontare così. Comprando foglie di cocaina da masticare quando le differenze di altezza dal mare si faranno sentire. Quando le distanze da certi luoghi e persone si faranno più forti. Quando a causa di quelle altezze, non sarà consentito bere alcolici per alleviare il dolore.

Maura Fioroni è laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Bologna.

Da anni appassionata di viaggi, collabora con la casa Editrice Il Foglio Letterario presso cui ha pubblicato I Colori di Cuba (2011) e Yuma (2017).
Vive e lavora ad Alassio, Savona, ma ogni volta che può prende un aereo…

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