Mirko Tondi - Brandelli di uno scrittore precario n° 15 - Lo stato dell'editoria

Mirko Tondi – Brandelli di uno scrittore precario n° 15 – Lo stato dell’editoria

Quando ci si approccia a scrivere un pezzo come questo, di solito ci si informa bene su numeri e statistiche e si infarcisce le righe di dati. Ma per quanto nutra una certa fascinazione per la matematica, devo andarci piano nello scodellare una sfilza di numeri che quasi nessuno ricorderebbe. E poi c’è da dire che è oltremodo difficile orientarsi tra le varie fonti, per le quali i numeri possono cambiare pure in maniera considerevole. Dunque, seppur qualche dato sommario si dovrà fornire, per il resto – dopo una necessaria introduzione all’argomento – ho scelto di affrontare il discorso alla maniera di un racconto autobiografico, portando esempi e aneddoti personali che spero servano a illustrare la questione. Partiamo da quei maledetti dati, però: pare che in Italia ci siano poco meno di 5mila case editrici, ma di queste solo circa 1800 siano realmente attive (cioè che abbiano stampato almeno un libro nell’ultimo anno). Nel 2019, i libri pubblicati sono stati circa 75mila (205 al giorno!), con un trend in crescita rispetto agli anni precedenti. Il numero dei piccoli editori è circa il quadruplo rispetto a quello dei grandi (bisognerebbe poi capire quanti di quei piccoli sono a pagamento…). Gli ebook e gli audiolibri hanno ridotto il divario rispetto al cartaceo, che comunque domina ancora con almeno dieci punti percentuali in più rispetto al digitale. Le librerie tutto sommato chiudono, soprattutto quelle indipendenti e di quartiere: oltre 2300 soltanto nell’ultimo lustro. È aumentata la gente che compra online, voi direte. D’accordo, ma c’è una domanda legittima che possiamo e dobbiamo porci: con tutti questi libri pubblicati, quanti lettori abbiamo mai in Italia? Tasto dolente, perché le cifre dei lettori ogni anno non superano mai il 40% nel nostro Paese, e se si considera che da noi si può essere ritenuti lettori “forti” quando si leggono almeno 12 libri in 12 mesi, qui la percentuale scende anche al 14/15%. Numeri da fame, che non reggono il confronto con quelli di altri paesi (per fare un esempio, in Italia si legge più o meno la metà di quanto si legga in India, sì in India… e poi ci sarebbe la Norvegia, già, si legge parecchio da quelle parti, ma se lo chiedete in giro vi diranno che lì c’è la neve, il buio… prima o poi qualche pagina la devi leggere no?). 

In sostanza, la macchina editoriale pubblica molti più libri di quelli che in realtà si leggono. E dentro agli ingranaggi della macchina potrebbe esserci anche il vostro libro, pubblicato da editori di piccola, media o grande dimensione. Altro discorso è quello dell’autopubblicazione. Il fenomeno del self-publishing è in netta espansione da diverso tempo a questa parte; lo era già dai tempi in cui portali come ilmiolibro.it o lulu.com risultavano delle novità, figuriamoci poi con Amazon. Come ormai molti sapranno, Amazon permette di pubblicare in proprio attraverso un sistema chiamato KDP (Kindle Direct Publishing), sia in ebook sia in cartaceo. Per quanto mi riguarda, volendo sperimentare, ci avevo già inserito un libro nel 2014, ma all’epoca non c’erano tutte le funzioni di oggi, compresa la possibilità di costruire delle campagne promozionali basate sui clic (un po’ come le inserzioni pubblicitarie di Facebook). Recentemente, però, incuriosito da alcuni conoscenti (perlopiù delusi dall’editoria classica) che avevano scelto questa via esclusiva ed erano riusciti a ottenere buoni riscontri di vendita, mi son detto che tanto valeva riprovare per capire dall’interno come mai molti abbandonassero per sempre la maniera tradizionale privilegiando questa strada. Così, dato che avevo un libro nell’hard-disk e ne avevo pubblicato uno da poco con un editore, ho caricato su Amazon Metrica della distanza, un romanzo sulla musica soul a cui avevo accennato in un precedente articolo (“Sulla riscrittura e sull’ostinazione”, del 20 marzo 2018). Dapprima ho realizzato la versione ebook, poi sono partito per le vacanze estive. A questo punto ho fatto un piccolo esperimento, mettendo per un paio di settimane il libro in vendita a € 2,99 e provando a fare promozione attraverso la mailing list e i social. Risultato: copie vendute 1. In seguito ho cominciato a studiare quali opzioni promozionali ci fossero a disposizione su Amazon, e sono partito con quella che ti permette, per un massimo di cinque giorni, di regalare il tuo libro. A cavallo di ferragosto ho messo il romanzo gratis per tre giorni, sponsorizzando la cosa solo sui social, in particolare nelle pagine dedicate alla lettura. Ho provato a fare anche un investimento irrisorio in pubblicità, con un’inserzione su Facebook di € 6. Avevo stabilito un budget di € 10, così con gli altri 4 ho provato a fare una campagna mirata su Amazon, ma i giorni si sono rivelati troppo pochi e la cifra troppo bassa perché la campagna risultasse efficace, quindi alla fine non ho ottenuto né clic né vendite e i soldi non mi sono stati scalati. Il post su Facebook ha raggiunto oltre 3mila persone, ma i clic sul link (quelli che realmente ti danno la possibilità di vendere il libro) sono stati intorno al 5%. 123 persone in totale hanno scaricato il titolo. Esiste su Amazon una classifica dei libri gratuiti, nella quale il mio romanzo si è posizionato al massimo al numero 28. Non dubito che ci sia chi realmente investa molti più soldi in pubblicità e controlli la classifica ogni cinque minuti per vedere a che punto sia il suo libro, l’effetto è un po’ questo (quale scrittore, in fondo, non vuol vedere la sua opera in cima a una classifica?). Peraltro su Amazon KDP puoi monitorare giorno per giorno il resoconto delle vendite e capire anche quanto ti spetta di royalty; da sottolineare il fatto che per ogni libro venduto, puoi guadagnare il 70% rispetto al prezzo di copertina, una percentuale notevole che nessun editore di pagherà mai. 

Nel frattempo ho realizzato anche la versione cartacea. Esperimento concluso. Ora, devo dirlo: questo pezzo NON vuole essere assolutamente a sostegno di Amazon, del resto sappiamo tutti quanto oggi le loro politiche incidano sul bilancio di case editrici e librerie, non solo in Italia ma in tutto il mondo. È vero, mi si può obiettare che abbia contribuito ad alimentare un sistema che io stesso critico, ma volevo solo comprendere perché molti autori o presunti tali pubblicano in proprio con Amazon anziché tentare o ri-tentare con le case editrici, e l’ho capito. Hai il controllo della situazione e in teoria, se te la giochi bene, puoi guadagnare molto di più: la sintesi è questa. Si deve pur dire che in quel mare galleggino molti autori che non hanno mai pubblicato un libro con un editore vero e che non intendano nemmeno farlo, quindi per loro sarà impossibile stabilire un termine di paragone con l’editoria classica. E c’è anche da valutare che molti di questi non avrebbero la minima di possibilità di essere presi in considerazione da una casa editrice che si rispetti. Insomma, c’è anche molta spazzatura che si muove sul filo dell’acqua. Libri mediocri che magari sono ben pubblicizzati e ottengono un discreto numero di vendite: molti puntano essenzialmente a quelle. E si ritorna sempre alla spinosa questione dei diritti d’autore. Io non so come sia la situazione in generale, ma posso raccontare brevemente la mia esperienza. In un arco di tempo di dieci anni (dal 2008 al 2018) ho pubblicato almeno sette libri con sette editori diversi (sono esclusi ovviamente i libri pubblicati con Il Foglio, che è un’associazione culturale e si fonda su principi del tutto differenti). Di ciò che mi spettava a proposito di diritti d’autore, ho visto solo una piccolissima cifra relativamente al primo libro, e solo il primo anno. Il secondo anno invece i diritti non mi sono stati retribuiti. Telefonate e mail plurime non sono servite a ottenere niente. Chi mi rispondeva, mi diceva che dovevo parlare con qualcun altro; e poi c’era chi non rispondeva affatto. Per un libro ho avuto addirittura due resoconti diversi dello stesso periodo, e nel secondo di questi le vendite erano inferiori rispetto al primo. Qualcuno ha adottato delle semplici scuse, da quelle plausibili a quelle improbabili, ma ripeto: per la maggior parte, la strategia migliore è stata quella del silenzio. Cosa fare? Quale piccolo autore si rivolge a un avvocato per vedersi corrispondere i suoi miseri diritti d’autore? Si possono anche sputtanare pubblicamente le case editrici, sia chiaro, ma non è il mio stile.

Lasciamo perdere poi la promozione legata ai libri appena pubblicati. Trovare un editore che ti supporti in quest’attività (che lo faccia almeno per un tempo sufficiente a prolungare la vita del libro, sennò altrimenti muore appena nato…) non è cosa semplice. Chi ha pubblicato con i colossi editoriali, mi dice che qualche volta è vero pure in quel caso, figuriamoci quando si tratta di pesci piccoli. Allora, qual è la soluzione per contrastare lo strapotere di Amazon e provare a invertire la tendenza? Si parla di un fenomeno con tutta probabilità inarrestabile, ma forse gli editori – anche i più microscopici – dovrebbero tornare a pagare i diritti d’autore, intanto. E poi dovrebbero pubblicare meno ma meglio, seguendo i libri e promuovendoli di più, non delegando il compito in toto o quasi all’autore. Sto vaneggiando forse. Ma che ci volete fare, sono un sognatore. 

Mirko Tondi

Foto da https://www.magplus.com/blog/book-publishing-software-and-its-functions/

 

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