Patrizia Raveggi - Ditelo con i libri (i fiori già parlano da soli)

Patrizia Raveggi – Ditelo con i libri (i fiori già parlano da soli)

La Valle dei fiori (Dolina rož) – uscito nel 2019- è l’ultimo romanzo giallo dello scrittore, giornalista, biografo, pubblicista e alpinista Tadej Golob che negli ultimi tre anni ha imposto in Slovenia sul mercato librario, televisivo (un serial tratto dai romanzi) e cinematografico (un film da Il lago) la figura dell’Ispettore di polizia Taras Birsa, non-eroe amletico e atletico e indiscusso talento investigativo (ricorda vagamente i personaggi di Jo Nesbø, però è allergico all’alcol) dei best seller Il lago, Il parco di Lenin e – ultima fatica- La Valle dei fiori. Questo l’incipit de La valle dei fiori:

Una casetta tra i fiori, circondata da un prato … In camera da letto due cadaveri fatti a pezzi, un altro in salotto. La giovane donna e il suo amante sono stati fatti fuori dal marito tradito, di una decina di anni più vecchio, che poi ha giustiziato anche sé stesso, oppure…?

Rožna dolina (Vallefiorita o La valle dei fiori, come il titolo del giallo di Tadej Golob, in cui l’ordine dei termini è invertito rispetto al toponimo), era agli inizi del Novecento una zona ancora paludosa, mentre oggi è tra i quartieri più fioriti ed elitari della capitale Lubiana, non lontano dallo zoo e dal grande parco di Tivoli: alberi e giardini a perdita d’occhio. È lì che nel 1994 fu posto un cippo in ricordo di Toni Mrlak, pilota sloveno caduto nella “guerra dei dieci giorni”, giugno/luglio 1991, prodromo all’indipendenza della Repubblica di Slovenia. Denunciato dai familiari del pilota abbattuto, l’ufficiale della DTS (Difesa Territoriale Slovena) che aveva ordinato il fuoco, è stato definitivamente scagionato dal Tribunale di Lubiana. Tuttavia le polemiche non cessano, si sosteneva e ancora si sostiene infatti da più parti che Toni sia caduto per fuoco amico: era in trattative per passare dalla (nemica) Armata jugoslava alla DTS, l’elicottero non era armato e trasportava pane per i militari nelle caserme. Sparargli fu un errore fatale. Oppure…? Sono state fatte anche altre, più terrificanti ipotesi.

Kuća cveća (La casa dei fiori), luogo del riposo di Josip Broz, il Maresciallo Tito, già Presidente della Repubblica Popolare Federativa di Jugoslavia, è situata nel perimetro del Museo di Storia della Jugoslavia, quasi di fianco al Museo del 25 maggio, nel quartiere posh di Belgrado, Dedinje, tra ambasciate e lussuose residenze di diplomatici, politici e tycoon; pare che La casa dei fiori, che prima fungeva da ufficio, sia stata visitata da circa 16 milioni di persone dall’anno di apertura nel 1982 al 2002. Nel 2013, a sinistra della tomba di Tito, è stata sepolta la moglie Jovanka Broz, dopo un funerale solenne e onoranze funebri militari seguite da una folla immensa.

Rože in trnje : moje življenje/ Fiori e spine: la mia vita/2005, la vita romanzata di una nota musicista, organista e cantante, Mirjam Tozon (1913- 2001), interessante soprattutto per lo spaccato sociale che ne emerge, ovvero la borghesia lubianese (famosi compositori, musicisti, artisti, scrittori) dagli anni Trenta fino alla soglia del nuovo millennio. Un passo a pag. 127 :

Entro una settimana dovevo andare dalla modista per un vestito da ballo. Mirko mi ha accompagnata fino all’attuale Via Trubar. Quando avrò una risposta? mi ha chiesto, al momento di congedarci. “Forse questa sera stessa. E sarà quella che io voglio che sia? ha continuato lui. Forse, ho detto in un sussurro. Roteava il cappello tra le mani (ho questa immagine tuttora viva davanti agli occhi) e ha aggiunto: “Di che colore sarà il vestito? Color rosa. Non ha aspettato la sera. È venuto da noi nel pomeriggio con un bellissimo mazzo di garofani rosa“.

The language of flowers, Il linguaggio segreto dei fiori (Ballantine Books, USA 2011; Garzanti 2013, traduzione Alba Mantovani) è il titolo del romanzo di debutto di Vanessa Diffenbaugh, scrittrice californiana impegnata socialmente nell’assistenza dei giovani in comunità disagiate o abbandonati. Alla protagonista Victoria Jones è affidato il compito di narrare la propria tormentata esistenza, tra abusi, sadismo, percosse, terapie, violenze subite e violenze per rappresaglia, continua paura, furti, fughe ma soprattutto abbandono da parte di adulti irresponsabili, deboli e vili, che vedono in lei una pericolosa ribelle, una “distruttrice del sistema”; viene in mente la piccola Benni (nove anni e mezzo) del film di Nora Fingscheidt, Systemsprenger, La distruttrice del sistema. Sballottata fino alla maggiore età da una casa adottiva all’altra (in tutto se ne contano 32), Victoria Jones scopre nel giorno del proprio diciottesimo compleanno, ritrovatasi ormai priva di tutela sociale, senza tetto e disoccupata, cosa veramente vuole per il proprio futuro: vivere da sola e circondata da fiori. Grazie agli insegnamenti di Elizabeth, l’unica tra le tante madri adottive che si sia presa cura di lei, (le ha donato tra l’altro il Dizionario Vittoriano dei fiori – Bibbia e quotidiana sorgente di conoscenza scientifica e interpretativa), Victoria riesce a farsi assumere da una fioraia e diventa ella stessa fioraia, ma con un talento molto speciale, che la indirizza a individuare i fiori adatti a curare ogni tipo di disagio. Poiché un fiore non è un fiore e basta. Sono migliaia i pensieri che lo investono. I narcisi segnalano nuovi inizi, le margherite innocenza. I lillà significano le prime emozioni dell’amore, le pervinche un tenero ricordo. La lavanda diffidenza, il cardo misantropia, odio il basilico secco. Rabbia la peonia, la rosa bianca solitudine. Le dalie dignità. Come i primi vittoriani, Victoria affida ai fiori l’espressione dei sentimenti e delle emozioni, con essi sa curare l’anima, donare felicità.

Un passo da “Il linguaggio dei fiori”, Capitolo I CARDI [n.d.r.: la scena è ambientata nella “casa famiglia” dove Victoria, assieme ad altre ragazze, è ospitata gratuitamente per gli ultimi tre mesi della sua vita da minorenne. La traduzione è mia]:

[…]per otto anni ho sognato il fuoco. gli alberi si incendiavano quando gli passavo accanto, gli oceani bruciavano. mentre dormivo mi si incollava ai capelli un fumo dolciastro, ne restava una traccia, quando mi alzavo, come una nuvola posata sul cuscino. E tuttavia, nel momento in cui il materasso iniziò a bruciare, mi svegliai di scatto. l’odore acuto, chimico non assomigliava per niente allo sciroppo nebuloso dei miei sogni; i due erano diversi come gelsomino indiano e falso gelsomino della Carolina, separazione e attaccamento. impossibile confonderli.

in piedi in mezzo alla stanza, ho individuato l’origine dell’incendio. una fila ordinata di fiammiferi di legno allineati ai piedi del letto. si erano accesi, uno dopo l’altro, una staccionata incandescente lungo il bordo. guardandoli mentre si accendevano, provai un terrore sproporzionato rispetto alla dimensione del tremolio delle fiamme, e, per un momento paralizzante, ebbi di nuovo dieci anni, disperata e piena di speranza in un modo in cui non ero mai stata prima e non sarei stata mai più. Ma il fuoco non si apprese al nudo materasso sintetico. […] che bruciò un po’ fumigando e poi si spense.

Era il mio diciottesimo compleanno.

Nel soggiorno, ragazze irrequiete si agitavano sedute una accanto all’altra sul divano sfondato. […] “Quel focherello […] era da parte di tutte noi. Buon compleanno

Lo stesso titolo (Il linguaggio dei fiori) è stato dato da Rhonda Parris al n. 22 della rivista Niteblade Magazine, un numero speciale con racconti brevi tra horror e fantascienza e un componimento poetico “The language of flowers” di Alicia Cole.

Tornano a casa oggi i guerrieri, corruschi d’armi ferree.

I loro elmi sono denti di drago, si fan beffe

del sole, eppure nessuno è l’uomo dai crini del color nero

inchiostro dei cinghiali. I gatti non dicono nulla,

ma poi, cosa possono veramente dire i gatti? Uno si struscia

alle caviglie della fanciulla, pelliccia ispida e grigia

come fumo pesante. quando la mano di lei si

protende, un fremito di petali

le tinge il palmo

Warriors ride home today, shining iron.

their helmets are dragon’s teeth mocking

the sun, yet none are the man of black hair

the ink of wild boars. The cats say nothing,

for what is it truly cats can say? One winds

about the maiden ankles, fur wiry and gray

as heavy smoke. when her hand reaches

out, petals aquiver

stain her palm

Il titolo del suo romanzo di debutto- Il nome della rosa- fu deciso da Umberto Eco “perché la rosa è una figura simbolica così densa di significati da non averne quasi più nessuno: rosa mistica, e rosa ha vissuto quel che vivono le rose, la guerra delle due rose, una rosa è una rosa è una rosa, i rosacroce, grazie delle magnifiche rose, rosa fresca aulentissima”… tralasciamo l’interpretazione che del Contrasto di Cielo/Ciullo d’Alcamo insinuò Dario Fo in Mistero Buffo, per continuare una lista che potrebbe anche farsi vertiginosa, Cavalcanti, la sua Fresca rosa novella, il Poliziano, che esorta a cogliere la rosa quando è più bella, quando è più gradita, pendant alle malinconie del Magnifico: Così le vidi nascere e morire e passar lor vaghezza in men d’un’ora.[…] vana cosa è il giovenil fiorire: nostro solo è quel che è presente, né ‘l passato è più, e l’altro è ancor niente. Cogli la rosa, o ninfa, or ch’è bel tempo; sul tema dell’ Ubi sunt medievale, impermanenza e transitorietà di All things mortal, si potrebbe arpeggiare in lungo e in largo, nel tempo e nello spazio, Ogni mattino porta mille rose, lo sai: /Ma le rose d’ieri, dove son esse mai? canta nel suo Rub’ayyat Omar Khayyām, dalla cui tomba a Nishapur provengono i semi della rosa a lui intitolata e che ora sboccia sulla tomba del suo traduttore Edward Fitzgerald; Dove sono finiti tutti i fiori, Sag mir, wo die blumensind?Wo sind sie geblieben, modulato in tour mondiali pacifisti da una statuaria Marlene Dietrich in versione antibellica e a seguire da Dalida, Patty Pravo, Gigliola Cinquetti, alternativamente in francese, inglese e italiano. Hanami, è detta in Giappone la tradizione di ammirare i ciliegi dai fiori rosa (sakura); risale ai tempi dei tempi e continua ad attrarre, a commuovere e a far riflettere sulla caducità della bellezza. La fioritura infatti si esaurisce nel giro di pochi giorni. L’annuncio dei tempi di fioritura dei ciliegi sakura è la notizia di apertura di tutti i telegiornali, l’evento atteso tutto l’anno. Nel Paese (non solo a Tokyo) vengono organizzati festival ed eventi per celebrare il momento: è un’occasione per stare all’aperto, godersi lo spettacolo e riflettere sulla vita che, come il fiore di ciliegio, è estremamente bella ma, se non cogliamo il momento, sfiorisce in fretta. Le persone sfruttano l’occasione per passare del tempo con amici e familiari, nei parchi, magari organizzando un picnic e mangiando il sakura mochi, un piatto tradizionale a base di pasta di fagioli e riso pressato, avvolti in una foglia di ciliegio salata.

Di casa nell’immaginario sloveno, rose e fiori popolano canzoni popolari e partigiane, romanzi e poesie.

Dammi bella fiori rossi, dammi anche il rosmarino, per sognar la primavera, perché mia sia giovinezza

Fiori rossi non ti do, e nemmeno rosmarino, triste in petto batte il cuore, sono triste e sai perché.

Un fiore rosso significa amore, ma il rosmarino si dà per ricordo, replica all’innamorato e con il cuore pesante la fanciulla ben consapevole del linguaggio dei fiori.

Tra le tante belle canzoni partigiane slovene, Prečuden cvet je v grapi črni, pod njim tih partizan leži che ricorda il fiore del partigiano morto per la libertà di “Bella ciao!”. Un bellissimo fiore sboccia su un nero dirupo, è lì che giace il partigiano, caduto per un mondo nuovo, la sua morte conduce alla vita.

Nel linguaggio corrente, si può dire e con una certa ammirazione “fior di canaglia” , il livello (di mascalzonaggine) è alto, e alta qualità simboleggia il termine “fiore” investito di significati popolari, poetici, figurativi: fior di panna, fiordilatte, il fiore all’occhiello, il fior fiore della gioventù, “Quando nasceste voi nacque un giardino di tutte qualità c’erano i fiori” , “ tu dell’inutil vita estremo unico fior”, “Una donna soletta che si gìa e cantando e iscegliendo fior da fiore ond’era pinta tutta la sua via”, la Matelda di Dante che canta e sceglie fior da fiore, come la Flora dell’affresco rinvenuto a Stabia, ora conservato nel Museo Nazionale di Napoli; l’immagine illeggiadrisce la copertina di un “Libro di letture latine per le scuole” dal più bel titolo che si possa immaginare, apis Matina, l’ape di Orazio intenta al suo prezioso lavoro sulle praterie fiorite affacciate sull’Adriatico lungo il litorale pugliese e dal cui operoso andare in cerca del nettare- ovunque si trovi- trae ammaestramento Orazio nel suo poetare. La stessa ispirazione dantesca si riaffaccia alla memoria poetica di Giovanni Pascoli che battezza Fior da fiore la propria fortunata antologia (( ἄνϑος “fiore” e λέγω “raccolgo, un florilegio insomma) di prosa e poesia italiana per le scuole, pubblicata da Sandron agli inizi del ‘900.

(Cvet v jeseni), Fiore d’autunno (1917) di Ivan Tavar, narra invece dell’esito tragico dell’amore di un borghese di mezza età per una giovane contadina, che tempestivamente muore prima delle nozze; morale: per amori e fiori fuoristagione non si prevede un lieto fine.

E in questo rapido florilegio tra California, Giappone, Italia, Germania, Persia, Francia e Slovenia, dal medioevo ai giorni nostri, ci siamo avvicinati all’Oltremura, ai confini tra Slovenia e Ungheria, pianure, nebbia, pioggia e fango. Il poeta musicista Vlado Kreslin sottopone all’amico scrittore Feri Lainšček una ballata che ha appena composto, dal titolo enigmatico Il fiore sboccia al posto di chi. Lo scrittore ne rimane folgorato, è come se quelle parole e quella musica avessero accelerato il processo creativo, funzionando da catalizzatore sui materiali che da anni andava accumulando dentro di sé, con il proposito di trasformarli un giorno in romanzo.

E romanzo fu: la ballata di Vlado Kreslin- Il fiore sboccia al posto di chi- dà il titolo al romanzo di Feri Lainšček (in cinque brevi Libri) su un villaggio di Rom nell’Oltremura; lo stesso titolo è ripreso e intona l’incipit anche al Libro IV, dove “al posto di” trova molte diverse interpretazioni, ma solo alla fine sarà rivelata la dominante che dà al fiore il suo senso ultimo. L’ineluttabilità di un destino predeterminato incombe con un senso di tragedia su tutta la narrazione, che non ci sia via d’uscita per i due personaggi principali, condannati a fallire perché segnati dal marchio della loro origine rom, lo intuiamo passo passo con il progredire della vicenda, mentre cresce il divario tra la maggioranza della popolazione e i Rom. Feri Lainšček descrive con delicatezza il lato lirico e dubitativo dell’anima rom, a differenza della maggior parte degli scrittori precedenti che avevano rappresentato i personaggi rom come la personificazione dell’astuzia e della ribalderia.

Kakšno noč, ko pri štorkljah prespim Le cicogne, pernotto tra lor,
Pod visečo meglo Pende nebbia da su
Tiho, sam, med njimi stojim Zitto, solo, tra i trampolier
Le noge nad vodo L’acqua sotto che va

Ko pa žarek pregrize temo Quando un raggio morde l’oscurità

Prebudimo se iz sanj Dai sogni ci risvegliam
Močvirje novih želja Morta gora dei miei vorrò
Bo odletelo v nebo Su nel ciel svolerà

Namesto koga roža cveti Il fiore sboccia al posto di chi
Namesto koga sem jaz Ma io sono al posto di chi
Katera koža najbolj diši Qual è la pelle che profuma di più
Čigava pesem rabi moj glas? A quale canto la mia voce darò?

Če pa trava nad mojo zemljo Se poi l’erba sopra di me
Bo pognala kak cvet Qualche fior gemmerà
Enim tiho kapljo v oko Ad alcuni una lacrima spunterà
Drugim dal bo med Agli altri miele darò

Namesto koga roža cveti Il fiore sboccia al posto di chi
Namesto koga sem jaz Ma io sono al posto di chi
Katera koža najbolj diši Qual è la pelle che profuma di più
Čigava pesem rabi moj glas? A quale canto la mia voce darò?

 

Il fiore sboccia al posto di chi risale al 1991 ma è della fine di gennaio 2020 la morte per polmonite del bambino di due mesi nel villaggio Rom Goriča Vas pri Ribnici, nella Carniola Inferiore, a pochi decine di chilometri dalla capitale. Viveva con la madre e la famiglia in una baracca senza acqua ed elettricità, dove tutti dormivano per terra. Sul cadavere del bambino erano visibili le tracce del morso di un ratto.

In Slovenia è in vigore dal 2007 una Legge sulle Comunità Rom, alle quali, oltre ai diritti e doveri di tutti i cittadini della Repubblica, riconosce anche dei diritti particolari dettati dalla loro particolare situazione. A tale Legge e all’Unione Europea si appellano adesso gli abitanti di quel villaggio dimenticato. In Italia a tutt’oggi non esiste una legge nazionale cui possano appellarsi i gruppi Rom, Sint e Caminanti presenti in gran numero sul nostro territorio nazionale. I progetti di censimento della popolazione rom, i numerosi sgomberi forzati di insediamenti a norma dei vari decreti del “pacchetto sicurezza” 2008, sembrerebbero oggi in via di superamento grazie a successivi interventi legislatori; in particolare, si dovrebbe procedere a una indagine conoscitiva e a una progressiva strategia d’inclusione di Rom, Sinti e Caminanti: in ottemperanza al dettato Costituzionale (l’articolo 3) e contro identificazione e schedatura di persone discriminate su base etnica.

Il 23 aprile il Calendario ricorda San Giorgio, patrono della Catalogna, festa degli innamorati e giornata internazionale del libro. In Catalogna viene celebrata, tra le altre cose, ricoprendo di rose la facciata di Casa Batllo, capolavoro modernista di Gaudi e rappresentazione architettonica e scultorea della leggenda di San Giorgio, il drago e la principessa. In tutte le città appaiono variopinti carretti per la vendita di libri e fiori, alle donne si regalano rose, agli uomini libri; amore e cultura sono i protagonisti. In Slovenia la giornata internazionale del 23 aprile si prolunga per una settimana, le case editrici organizzano nelle pubbliche piazze le proprie bancarelle e i passanti si scambiano doni non di fiori ma di libri, nel verde: non a caso Lubiana nel 2016 ha ottenuto il titolo di Capitale Verde d’Europa.

rože fiori
dolina rož fiori nella valle
snežene rože fiori di neve
zvezdnate rože fiori di stelle
rože ledene na oknih fiori di gelo sulle finestre
rože žil na tvojih rokah fiori di vene sulle tue mani
rože v postelji fiori nel letto
močno dišeče rože fiori dall’intenso profumo
senc delle ombre

vrtnice v ustih rose tra i denti
s trni con le spine
zbodljaji trzljaji fitte, sussulti
iščem slane cerco le tracce
sledove krvi salate del sangue
tvoje moje le tue le mie
s slino izližem krvaveče con la saliva netto le ferite
srčne rane zazidane cruente del cuore murate
v grad nel castello
slina kri in mleko saliva sangue e latte

pred široko odprtimi davanti agli occhi sbarrati
očmi se rojeva si leva
svit l’alba

Barbara Korun (1963, Ljubljana) Traduzione di Patrizia Raveggi

Patrizia Raveggi

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