Patrizia Raveggi – Nigredo, Albedo….ma…. con il politically correct, come la mettiamo?

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La Grande Opera: tentare di far luce sul percorso dell’alchimista verso la realizzazione del  Lapis philosophorum, la Pietra filosofale, traguardo di un sentiero attraverso le tre (quattro) operazioni fondamentali note anche come trasmutazioni alchemiche [NigredoAlbedo (Citrinitas),  Rubedo, l’opera al nero, l’opera al bianco, (l’opera al giallo), l’opera al rosso], chiede di risalire il corso dei secoli o addirittura dei millenni, penetrando la voluta oscurità di un insegnamento rigidamente iniziatico, di un linguaggio di difficile comprensione, espresso in termini e concetti travestiti di metafore chimico-metallurgiche, all’interno di una simbologia legata ai metalli e alla loro trasmutazione; chiede di tributare riconoscimenti a coloro che si dice abbiano effettivamente raggiunto la meta della trasmutazione alchemica tramite l’iter- ricostruito nel XX secolo dal misterioso Fulcanelli (non si è mai appurato il vero nome dell’autore celato sotto questo pseudonimo) e ribadito dal suo allievo Eugène Léon Canseliet- per conseguire “il prezioso dono di Dio”; chiede di compiere una cernita degli studiosi, storici, filosofi, scrittori, poeti  che di alchimia hanno scritto e si sono occupati, ineludibile  a tal fine un approfondimento della lettura delle fonti, la consultazione degli autori che, per agevolare ai neofiti l’attraversamento delle  intricate foreste di simboli, si sono dedicati a esplicitare i riferimenti difficilmente riconoscibili, a mostrare come le sostanze di cui parlano i testi della tradizione ermetico-alchemica sono in primo luogo segni di forze e principi che animano l’essere umano e la natura; che le trasmutazioni dei metalli riguardano essenzialmente la trasformazione iniziatica dell’uomo; che la “vera alchimia” è l’”arte regia” di antichissima tradizione, atta a fornire la chiave per il risveglio delle energie sottili latenti in ogni essere umano, per sottrarle ai vincoli della materia, una scienza che può liberare la parte spirituale dell’ essere umano dal ciclo delle morti e delle rinascite, può guidarla nella laboriosa liberazione dalle abitudini e dai pregiudizi, alla riscoperta delle proprie potenzialità. 

In tutto ciò, mai abbassare la guardia: poiché di libri che avviano allo studio dell’alchimia ce ne sono un sacco e una sporta, ce ne fu una rigogliosa fioritura in particolare negli anni della cosiddetta cultura New Age. 

“Oggi di fronte alle idee occultistiche che si sono nuovamente diffuse nel pubblico – sia di alta che di bassa cultura – sarebbe forse raccomandabile prestare maggiore attenzione, diffidenza e ironia.” (Paola Zambelli in Eco,  2014 ).  

Lo stesso Eco riflette che l’aver dedicato tanta passione agli studi sulla magia ha portato gli accademici a una miglior conoscenza della cultura rinascimentale e barocca, ma ciò non toglie che il lettore superficiale non colga la differenza tra ricerche serie e i tanti libercoli su argomenti occulti, ermetici e magici “ […] cui  è dovuto il  successo della New Age, della voga intramontabile degli oroscopi, degli infiniti cenacoli Rosacroce, sino agli erbari e ai wellness centers e ai satanisti che popolano le cronache giudiziarie” 

Emblematica in tal senso- aggiunge Eco- la trasmissione TV di Maurizio Crozza :  “[…] Kazzenger,  che sin dal titolo strizza l’occhio a cabalisti degenerati, si intitola ad Adam Kadmon e viene presentata da un conduttore mascherato. “

D’altro canto, in un’epoca in cui Black Excellence ( https://afrotrends.com/category/black-excellence/ ), politically correct,  gender theory e cancel culture si accaparrano gradualmente e spesso in modalità distorta di spazi altrimenti occupati da cultura, storia e raziocinio, forse anche soltanto accennare alle due prime fasi della Grande Opera,   NIGREDO ( putrefazione e disintegrazione della materia= la notte), e  ALBEDO (purificazione, il venire alla luce di una nuova forma di vita= il giorno) , potrebbe suscitare ire funeste nei fanatici adepti ai tre dogmi del contemporaneo, sulla scia di coloro che pochi mesi fa in Massachussets USA (devo al mio dotto amico prof Visconti da Genova questa e la successiva informazione&indicazione) hanno ottenuto che dai programmi di una scuola venissero eliminate l’Iliade e l’Odissea, opera di un Omero bieco razzista e sessista. Gli esempi in tal senso non scarseggiano, dal sito L’intellettuale dissidente apprendiamo che nel mese di giugno 2020 addirittura la madre di tutte le istituzioni culturali, l’incomparabile, unica e mitica British Library ha annunciato “la propria evoluzione in anti-racist organisation:  “La British Library si è impegnata nei riguardi del proprio personale e dei propri utenti: diventerà una organizzazione attivamente anti-razzista, adottando tutte le misure necessarie per rendere questa promessa una realtà”. E un po’ più avanti:” “L’uccisione di George Floyd e la nascita del movimento Black Lives Matter sono una grande sfida… il nostro dovere, ora, è dimostrare umiltà, ascoltare, imparare e cambiare”.  Parole sante, se non fosse che sotto l’accusa di razzismo sono caduti Oscar Wilde, Lord Byron, Ted Hughes e George Orwell. 

Tornando al presente made in USA, anche Abramo Lincoln è tacciato di essere stato un razzista, rimossi e a rischio di imminente distruzione i monumenti a lui dedicati, e poi…Aristotele giustificava lo schiavismo, Augusto e Marco Aurelio furono suprematisti bianchi….perfino David Hume “pensatore antidogmatico, scettico, radicale e difensore della libertà […]” è finito nel tritacarne del Black lives matter. “Definito «razzista» e «schiavista», difensore della supremazia bianca, il suo nome è stato tolto da una Torre della Università di Edimburgo che gli era stata dedicata, e che serve da biblioteca”.  

Last but not least, la bufera sui social per l’annuncio (a metà febbraio) che “The hill we climb” recitata dall’autrice Amanda Gorman (afroamericana, 22 anni) il 20 gennaio all’inaugurazione di Joe Biden sarebbe stata tradotta in olandese dalla scrittrice  Marieke Lucas Rijneveld  (29 anni, scelta dall’editore Meulenhoff per le affinità nello stile e nei toni e per  gli importanti riconoscimenti al suo lavoro): no, con grande clamore si è obiettato che Marieke è troppo bianca per tradurre  Amanda Gorman.  Meglio scegliere una scrittrice “famosa, giovane, donna e impenitentemente nera” come Gorman. Marieke ha rinunciato.

Un ringraziamento al prof Visconti da Genova anche per le rivisitazioni filmiche e televisive: 

in un imminente thriller psicologico remake UK della vicenda Enrico VIII /Anna Bolena, il ruolo di una Anna Bolena femminista e combattiva sarà affidato all’attrice nera Jodie Turner-Smith.  Creando una grande confusione nel concetto di coerenza e correttezza storica e politica.  Anna Bolena è un personaggio storico e per l’appunto bianca, fatto documentato e inoppugnabile. Non diventa un’assurda e ipocrita acrobazia farla interpretare da un’attrice nera?   

In USA, in una rivisitazione della Leggenda di Zorro, il personaggio principale – per rispetto alla gender theory , sarà in versione femminile, ma non si chiamerà Zorra (come maliziosamente ipotizza il prof Visconti, ricordando che per ironia del destino Zorra fu il nome di un’eroina dei fumetti porno anni settanta che tanto successo avevano nelle caserme e nelle carceri… un titolo tra i tanti a mo’ di esempio: ” Il Montatore”) bensì  Sola Dominguez, artista underground che combatte per la giustizia sociale mentre la sua vita è in pericolo etc. etc.

Infine, le ultime due perle quotidiane: 

– la rieletta President* della Camera USA Nancy Pelosi (forse memore della ancor  più dissennata proposta alcuni mesi fa dall’ufficio legislativo di Christine Lambrecht, Ministr* giustizia (partito socialdemocratico) tedesco, che compilò un testo di riforma del diritto fallimentare declinando TUTTI i nomi al femminile) ha proposto una “purga degli appellativi di genere nelle relazioni di parentela“, poiché implicano discriminazione sessuale… sicché ad esempio invece di fratello o sorella, che connotano in base al sesso, si dovrà scrivere  “persona nata da medesimi genitori”, invece di zio o zia, “persona avente i medesimi genitori del genitore”.  “Genitore”  infatti sostituisce padre e madre, “sibling” (generico per “congiunto che ha gli stessi genitori”) sostituisce fratello e sorella, parent- in- law (“genitore ai termini di legge”) sostituisce suocero e suocera e così via, vedremo in che modo risolveranno gli intrichi di parentele nel corso delle generazioni…  In un sussulto di buon senso, alla Camera si sono affrettati a sminuire la portata del provvedimento (appena approvato), che non dovrà influire sulla norma di linguaggio dei parlamentari ma soltanto su alcuni documenti e codicilli degli atti dell’amministrazione. 

– un anziano deputato democratico del Missouri, pastore protestante e importante esponente della comunità afroamericana, ha concluso il suo discorso inaugurale del nuovo Parlamento del suo Stato con la frase «Amen and Awoman». Sommerso da ondate di critiche, accuse di crassa ignoranza e frecciate ironiche (per lo più di parte repubblicana e dettate da fazioso calcolo opportunistico), il deputato ha poi chiarito che aveva voluto fare un gioco di parole inteso a riconoscere il numero record di donne al Congresso e a rendere loro un tributo: un evidente omaggio alla parità di genere. Non trovo motivo per dubitare della buona fede del deputato democratico: che ha sopravvalutato i colleghi repubblicani reputandoli in grado di apprezzare una scherzosa paronomasia.  

[…]la notte oscura dell’anima

Anche prendendo per buone le spiegazioni dell’ingenuo pastore e mentre malgrado il politically correct e la teoria della parità di genere gli episodi di discriminazione e odio razziale si succedono fino a ricomprendere e aggredire fisicamente presunti colpevoli asiatici  della diffusione del contagio Covid, e intanto su scala mondiale conseguono un successo di vendite sempre più alto i cosmetici per schiarire la pelle (cui spesso prestano il proprio volto stelle del cinema di Bollywood) e mentre alle discriminazioni contro le donne si accompagnano in misura crescente delitti contro le donne,   insomma…se questo è il tempo che fa (non soltanto) negli USA  non c’è da sperare che da noi tiri un’aria migliore e i miei dubbi su eventuali interpretazioni devianti della terminologia alchemica e dell’ascesa dalla Nigredo all’Albedo, potrebbero non essere  infondati.   

MISTICISMO QUANTICO                          

 To live in the world without becoming aware of the world is like wandering about in a great library without touching the books

 

“Cinque anni fa ebbi una magnifica esperienza […]In un pomeriggio di fine estate, seduto in riva all’oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all’improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me prendeva parte a una gigantesca danza cosmica.” 

L’autore – Fritjof Capra- è un fisico e pertanto sa che la sabbia, le rocce, l’acqua e l’aria attorno a lui sono composte di molecole e da atomi in vibrazione e che questi a loro volta sono costituiti da particelle che interagendo tra di loro creano e distruggono altre particelle. Tuttavia, fino a quel momento si era limitato a conoscere questo aspetto subatomico attraverso grafici, diagrammi e teorie matematiche.

 “Sedendo su quella spiaggia, le mie esperienze precedenti presero vita; “vidi” scendere dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e si distruggevano particelle con ritmi pulsanti; “Vidi” gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a questa danza cosmica di energia; […]in quel momento seppi che era la danza di Shiva, il Dio dei Danzatori adorato dagli Indu. “ 

Ispirato in parte da Eugene Wigner (Premio Nobel per la fisica 1963), e membro del Fundamental Fysiks Group, (un gruppo di fisici che abbracciarono il misticismo quantistico mentre si dedicavano alla parapsicologia, alla meditazione trascendentale e a varie pratiche mistiche orientali e New Age)  Fritjof Capra produsse nel 1975 The Tao of Physics: An Exploration of the Parallels Between Modern Physics and Eastern Mysticism; Il Tao della fisica, (La via della fisica) abbraccia la combinazione di misticismo antico con la meccanica quantistica propria della New Age e guadagnò popolarità tra il pubblico non scientifico fino a diventare un successo mondiale, un best seller  e un long seller per molti anni a venire, con  innumerevoli riedizioni e traduzioni in tantissime lingue. Capra fu rimproverato da non pochi suoi colleghi accademici di  non aver tenuto conto, nelle edizioni successive alla prima, degli sviluppi più recenti nella ricerca fisica. Tuttavia, continuò imperterrito a insistere sui paralleli tra fisica e misticismo e il suo Tao non cessò di vendere, seguito e affiancato da libri dei suoi seguaci (il più fortunato Gary Zukav, con The Dancing Wu-Li Masters). Capra andava a presentare in pubblico Il Tao abbigliato in maniera non convenzionale, sul bavero portava la spilla “Yin/Yang” e non aveva affatto l’aspetto di un severo uomo di scienza.  Anche la sopra citata rivelazione sull’unità tra uomo e natura quando, una mattina in riva al mare,  a un tratto l’autore riuscì a vedere distintamente l’energia di ogni singola particella, appare, anzi è dichiaratamente un’esperienza allucinatoria (Il Tao, p. 12 “all’inizio sono stato aiutato sulla mia via dalle “piante del potere” che mi hanno mostrato come la mente possa fluire liberamente, come le intuizioni spirituali possano nascere spontaneamente, senza alcun sforzo, emergendo dal profondo della coscienza. Ricordo la prima di tali esperienze.[…]fu talmente travolgente che scoppiai in lacrime, mentre- non diversamente da Castaneda- annotavo le mie impressioni su un pezzo di carta).

 Questa via ha un cuore? Se lo ha, la via è buona. Se non lo ha, non serve a niente

Carlos Castaneda è una delle personalità cui è dedicato Il Tao, e uno dei numi tutelari della cosiddetta cultura New Age degli anni ’70, fittamente popolata di guru. 

-Di un discepolo di Bhagwan Shree Rajneesh detto Osho-  il cui centro mi capitò anni fa di ammirare dall’esterno a Pune, a un centinaio di chilometri da Mumbai-, ho apprezzato numerose mostre di opere di pittura, scultura, installazioni etc. molto spesso inserite in iniziative di tipo caritatevole e benefico in India e in Italia. Da Osho rinominato TARSHITO (in sanscrito sete di dio ovvero sete di conoscenza interiore)  questo artista è noto come il “viandante innamorato”, definito da critici e biografi “infaticabile ed eclettico”);  con TARSHITO alla Galleria Speciale di Bari collaborò anche Anna Maria Colucci, che negli anni Sessanta aveva frequentato il gruppo degli artisti di Piazza del Popol; legata sentimentalmente a Pino Pascali, femminista e impegnata in temi di denuncia  sociale, nel 1982 si fece sannyasin del medesimo Osho e da allora ha orientato la sua pittura verso uno spazio meditativo e zen. 

-Di Sathya Sai Baba ho conosciuto molti seguaci e non solo indiani, anche europei e americani, comunque su di lui, sulla sua vita e sui suoi insegnamenti è stato scritto e detto di tutto e di più.  

Non credo di rivelare nulla di nuovo attribuendo a Osho, a Sai Baba e ad alcuni altri rinomati guru indiani di cui ho conosciuto discepoli europei, un notevole fiuto per gli affari. 

A tutt’oggi del resto si offrono- a pagamento in valuta pregiata- corsi di meditazione e  ritiri spirituali ispirati ai suddetti guru indiani e  workshops, corsi teorici e altre opportunità formative incentrati sulle conoscenze apprese dagli indios eredi dell’antica tradizione sciamanica tolteca e dall’applicazione delle proposte contenute principalmente nei primi lavori di Carlos Castaneda (www.toltecas.com;  https://www.castaneda.com/tensegrity-experiences); esiste anche un programma per ottenere il Certificato Ufficiale di Tensegrity (Tensegrity è il titolo di un’opera di Castaneda), creato e condotto da allievi diretti del maestro e da qualificati praticanti che guidano gli iscritti sul sentiero più autentico ed efficace per entrare a far parte della magia dei principi, insegnamenti e strumenti di diretta ascendenza castanediana).

Dalle ricerche di Giovanni Filoramo, studioso della Gnosi, delle nuove religioni e movimenti religiosi, di Millenarismo e New Age, autore di innumerevoli saggi e voci di dizionari su tematiche di storia delle religioni, sono emersi dati (che non avrei immaginato possibili) sul seguito lucrativo dello sciamanesimo e una riflessione sul fenomeno del “sacro” nell’attualità New Age il cui orizzonte si popola così di una quantità di proposte non sempre innocue, e non sempre dettate da scopi benefici e di diffusione della spiritualità. Lo studioso osserva a un certo punto che sembra giusto rilevare come non sia vero che da quando la gente non crede più a Dio non crede più a niente, il problema è che crede a tutto! L’osservazione è condivisa anche da  Umberto Eco, se non sbaglio; nel Pendolo di Foucault l’editore Garamond, uno dei personaggi, constata “[…]la straordinaria capacità di mettere tutto insieme del referendario dell’Ordine Rosa-Croce di Rio de Janeiro, il professor Bramanti[…]geomanzia, gerovital e radames al mercurio.”   E poi confessa di essersi reso conto che i lettori “ […]mangiano di tutto, purché sia ermetico…[…]purché dica il contrario di quel che han trovato nei libri di scuola.” (PF, p. 277) 

Mangiano e digeriscono di tutto (ma proprio di tutto) anche i clienti dei Guru/businessmen (animati da buone intenzioni e talento ecumenico) vessilliferi della nuova cucina nordica? 

Uno di loro, Rasmus MUNK-  il ventottenne chef virgulto della “nuova cucina nordica”  al pari di René Redzepi, fondatore del Noma di Christiania-  ha dato vita a Copenhagen al progetto “The Alchemist”, un ristorante fondato da poco ma ormai già di culto. [Ristorante Alchemist, Refshalevej 173C, Telefono: +45 31 71 61 61; prenotazioni online su alchemist.dk/reservations.  Aperto dal martedì al sabato dalle ore 18.00 in avanti.]. 

Il primato dell’esperienziale (preferibilmente in esperienze fuori dall’ordinario) e  l’ottimistico convincimento di poter modificare aberrazioni e storture tramite comportamenti ispirati all’empatia, la fiducia in tecniche psico-corporali o psico-esoteriche volte alla trasformazione del sé, una concezione olistica del mondo su una base di vaghi richiami alchemici ne costituiscono l’ispirazione di fondo, un insieme di fattori insomma in qualche modo ricollegabili alla “nebulosa mistico esoterica” della New Age anni 1960- 1980: e non sarà un caso che Andy Warhol e The Velvet Underground&Nico interpretino un ruolo stabile nel Menù delle “impressioni” dell’Alchemist, che pure ogni anno cambia di tematica. 

“Un’esperienza olistica seriamente impostata;  precisione fino all’ultimo dettaglio; sapori eccezionali”, 

commenta Boštjan Napotnik, critico gastronomico sloveno inviato dalla catena di supermercati Konzum a recensire una serata all’Alchemist (mese di agosto 2019).

www.alchemist.dk         

[…]falsai li metalli con l’alchimia                                          

[…]com’io fui di natura buona scimia. Inferno, XXIX, 139

   

“I grandi portali di bronzo, pesanti e belli, dell’Alchemist si spalancano  dal martedì al sabato dalle 18:00 in avanti. In un salone di 2000 mq e più di 20 metri di altezza nel reparto saldatura di un ex  cantiere navale, si trova un ristorante unico al mondo, con cinque spazi mozzafiato, attraverso i quali  viaggiano gli ospiti”.

Per le bevande, più di diecimila etichette di vini di culto (disposti su pareti e pareti in verticali da vertigine), tuttavia c’è anche una discreta selezione di bottiglie più convenienti. 

La stravaganza olistica, riccamente sensoriale e davvero unica, con 50 “impressioni”; dura circa cinque ore e costa circa 350/390 euro (più 200 con i vini). 

Il primo Alchemist,  Rasmus Munk  lo aprì nel 2015, un mini-ristorante da 15 posti dove iniziò a realizzare la sua visione della ristorazione olistica. Da danese doc predispose anche un manifesto: poiché preparare e servire il cibo si intreccia a una serie di elementi di e oltre la gastronomia: teatro (“Prima dell’apertura ho preso lezioni di teatro per un anno” spiega Munk all’inviato di Repubblica “e ho visto quanti paralleli esistano tra queste due esperienze. Quindi abbiamo deciso di creare una struttura drammatica per la cena: divisione in atti, climax, punto di non ritorno… ), arte, scienza, tecnologia e design;  ne dovrebbe risultare per l’ospite una  esperienza completa, carica di impulsi sensoriali, ma anche stimolo alla riflessione e al dibattito su temi sociali ed etici non gastronomici. Vale a dire, Munk è convinto che, attraverso il suo mezzo – il cibo –  potrà anche attirare attivamente l’attenzione sugli eventi mondiali attuali e aprire argomenti non necessariamente piacevoli.

“Già il primo Alchemist ebbe un inizio molto singolare- commenta il critico sloveno di cui sopra-: uno dei piatti era una tartara di cuore di pecora crudo, sul quale veniva versato un liquido simile a sangue (una miscela di estratto di succo di ciliegia e di carne), e contemporaneamente gli ospiti ricevevano anche un modulo di domanda per essere inclusi in un programma di donazione di organi – nel giro di un anno, più di 1500 di loro hanno deciso di farlo” 

Non solo: uno degli ospiti andò anche oltre – promise a Rasmus un serio sostegno finanziario se un giorno avesse voluto sviluppare il concetto in qualcosa di più ambizioso. L’ospite era Lars Seier Christensen, il fondatore della banca d’affari Saxo Bank; in quello che è oggi il Ristorante Alchemist, ha investito 15 milioni di euro, circa dieci volte l’importo originariamente previsto. 

“Lasciando da parte le speculazioni se questo input si possa mai ripagare (probabilmente no), posso solo riferire al lettore interessato che dall’intensità dell’esperienza olistico-alchemica di Rasmus, non sono ancora tornato in me” confessa Boštjan Napotnik. “Cinque ore di professionalità di una ristorazione tecnicamente perfetta (stoviglie calde per i piatti caldi e congelate per i gelati, tanto per fare un esempio) sono state colmate da una tale quantità di stimoli visivi e sonori, provocazioni, svolte drammaturgiche e lampi concettuali che la digestione delle 50 impressioni durerà  a lungo”. 

 Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte.
(Khalil Gibran)

“La ristorazione olistica di Rasmus Munk è un’esperienza next level di  grande fascino; da sottolineare che tanti elementi ambientali, drammaturgici, di servizio e di messa in scena non  hanno lo scopo di distrarre e far dimenticare le imperfezioni di una cucina zoppicante,   al contrario, assieme a piatti brillanti per  ideazione ed esecuzione, costituiscono uno straordinario – ebbene sì, olistico – spettacolo”.  

Ubique naufragium est

Boštjan Napotnik conclude che se non l’avesse sperimentata di persona una cosa del genere non l’avrebbe creduta possibile.

The food at this place is really terrible. and such small portions. That’s essentially how I feel about life  

Mostruoso e dinamico, il progetto Alchemist fa uso di tecnologie avanzate trasmutando basi alimentari (spesso alternative e irriconoscibili) in cibi che non sono cibi bensì messaggi ideologici, destinati ai clienti del momento (il gruppo di neofiti del percorso alchemico) ma di fatto mirati all’immediata e vastissima cassa di risonanza dei social. Una sorta di creazione distopica mossa da fini umanitari e di denuncia (ecologica, ambientalista, animalista) che al suo ideatore offre (parafrasando Danilo Kiš) quel piacere di narrare che dà l’ingannevole sensazione di creare un mondo ovvero di cambiarlo. L’augurio è di happy ending, ma sappiamo- e già lo lamentava Encolpio nel Satyricon: Il naufragio ti minaccia dappertutto, – che il destino di ogni avanguardia è di essere riassorbita, mercificata e consumata dalle implacabili logiche della produzione e del marketing: 

il protettore degli alchimisti, San Giacomo di Compostela, passa in epoca positivista a protettore dei farmacisti. 

Patrizia Raveggi

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