Vincenzo Trama - "Gesti convulsi" di Alessandro Bresolin

Vincenzo Trama – “Gesti convulsi” di Alessandro Bresolin

Alessandro Bresolin

Gesti Convulsi

Edizioni Spartaco – 144 pagine – Euro 10,00

 

Link diretto al libro

 

Il Foglio Letterario recensisce con piacere editori con una storia e un’anima simile alla nostra; non potrebbe essere diversamente visto che lo spazio riservato dalla grande distribuzione è ridotto al lumicino, poco più di un angolo buio e polveroso dove solo la mano curiosa di qualche lettore congestionato dall’ennesimo giallista un tot al chilo arriva a dar lustro alla fatica e all’impegno artigianale – intenso come manuale, da bottega, in contrapposizione alla fredda e seriale produzione industriale -.

Le edizioni Spartaco, attive sin dal 1995, sono un tipico esempio di questo modo di vivere il mercato librario. Con base a Santa Maria Capua Vetere – indipendenti sin dal loro luogo di origine, come tutte le idee forti – hanno un catalogo ricco, impegnato e di personalità; vantano all’attivo diverse traduzioni di autori importanti come Serao e Dumas, ma non mancano penne italiane, spesso accomunate da una spiccata attenzione al sociale o a dinamiche storiche particolari, non sempre adeguatamente affrontate dai media o dai giornali in generale.

Uno dei primi libri che ho acquistato attingendo dalla loro sezione di narrativa, la collana Dissensi, è stato Gesti Convulsi di Alessandro Bresolin, uscito nel 2013. Ad avvicinarmi al romanzo è stato l’esplicito riferimento storico e musicale di partenza; il punk e gli anni ’80, periodo indubbiamente ricco di contraddizioni e per questo fecondo di idee originali e particolari. I Gesti Convulsi sono una band punk – new wave che vive questo fermento e che si ritrova negli anni ’10 del 2000 a fare i conti con un presente radicalmente differente; abbandonati gli anni acidi della giovinezza e della contestazione a tutti i costi, le storie dei 5 ragazzi che facevano parte del gruppo vengono tratteggiate dalla penna di Bresolin con disarmante disagio e consapevolezza. Per loro non c’è stato nessun riscatto, anzi; sono stati fagocitati dalla logica del No future vivendo la contraddizione di un presente svuotato di senso, in cui orbitano come corpi estranei in uno spazio indefinito, come lo è il luogo della narrazione, una città mai nominata a cavallo tra Lombardia e Veneto. La sensazione di incompiuto e di straniamento permeano l’intero testo, in una sorta di non-manifesto in cui si racconta in maniera lucida e spietata la programmata sconfitta di una generazione, imprimendosi in un solco di sfacelo progressivo di cui solo forse oggi – con la complicità della pandemia, leggasi Fenomenologia della fine (QUI la recensione) – si vede la fine.

La scrittura di Bresolin è densa, cupa, come è la narrazione che ci offre. Il suo non è il tipico romanzo plastificato che racconta le divertenti scorribande di 5 tipi con cresta e piercing al seguito, e aggiungo per fortuna. Leggere il suo libro è come andare alla vecchia Fiera di Sinigallia e pescare dal banco delle cassette un demo di una band punk polacca. Se volevi ascoltare un surrogato dei Sex Pistols potevi sempre andare al Virgin in Duomo, ma quale soddisfazione avevi nello sgomitare con centinaia di poser per un paio di cuffie? La stessa che si può avere, credo e temo, discutendo su qualche gruppo Facebook dell’ennesimo best seller travestito da libro freak and chic che oggidì va tanto di moda.

Qui di moda non ce n’è, mettetevi l’anima in pace. E se come me siete fra quelli che amano scartabellare per scovare qualcosa che valga la pena, bé, dite alla vostra anima di stappare pure una birra: quel qualcosa qui c’è.

Vincenzo Trama

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