Vincenzo Trama – “Tango Argentino. La bellezza in un abbraccio” di Stefano Fava

Stefano Fava

Tango Argentino – La bellezza in un abbraccio

Ed. Cinquemarzo – euro 16 – 305 pagine

Noi del Foglio amiamo le culture musicali, quelle che si annidano nei budelli dell’ umanità, in silenzio, e ne diventano tessuto sociale, culturale, civile. Che si tratti di black metal, post crust core o, come in questo caso, di tango, poco conta: è nell’ incidenza antropologica che ci piace annegare, e anche in questo caso lo facciamo volentieri.

Stefano Fava è certo uno dei maggiori esperti per quanto riguarda il tango. Fondatore della prima scuola di tango a Londra e organizzatore del Lucca Tango Festival, nelle abbondanti 300 pagine di questo libro ci offre una panoramica esaustiva sul fenomeno che lo ha colpito, per sua stessa ammissione, quasi casualmente. Come a dire che a volte le passioni non si scelgono, ma sono loro a scegliere noi.

Una disamina appassionata, profondamente personale, in cui l’ autore non dimentica di rivolgersi al lettore in una dinamica dialettica confidenziale, in un vero e proprio tu amicale. È in quest’ ottica che leggo gli intermezzi del libro, vere e proprie aperture emotive, squarci di vissuto che Stefano Fava offre connettendo la sua passione per il tango alla sua vita.

Il libro, dedicato alla ballerina Andrea Missè, scomparsa tragicamente il 2 gennaio 2012, si snoda attraverso una scansione temporale che ne affronta l’ evoluzione dalla sua formazione nel capitolo 7 (dal 1900 al 1917), fino alla sua consacrazione, approfondita nel capitolo 9 (dal 1935 al 1955). In mezzo – ma anche tutt’ attorno – la bravura dell’ autore nel ricostruire la genesi di un ballo che è molto più di questo, ma evocazione di qualcosa di profondamente, tristemente umano; una sorta di nostalgia, di mal de vivre che a volte è rimpianto, a volte lontananza da casa, a volte molto più di questo.

Ho apprezzato la grande attenzione che l’ autore ha avuto nel voler spiegare – a partire dai lemmi più comuni – l’ abc di un mondo che si sente appiccicato addosso, come una seconda pelle. Non avevo idea che un ballo potesse avere un humus così vasto. Inoltre nel libro vengono citati spesso autori che, in un modo o nell’ altro, hanno avuto a che fare con l’ universo del tango: De Amicis e Borges, per dire dei primi che mi vengono in mente. E per noi lettori del Foglio, questo, è già di per sé una bella spinta. 

Consigliato per chi ha voglia di addentrarsi all’ interno di una cultura lontana, ma sollo all’ apparenza, alla ricerca di un nuovo sé, magari appena più melanconico.

Vincenzo Trama

 

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