Vincenzo Trama: Stefano Amato – “Soggetti del verbo perdere”

Stefano Amato

Soggetti del verbo perdere

VerbaVolant Edizioni – pag. 160 – Euro 9

Nella nicchia di recensioni di questo numero faccio spazio ad un altro autore che se ne sta un po’ nel suo, lavorando da fabbro parole e storie, anche di altri, ma solo se belle. So parlando di Stefano Amato, siciliano e fondatore dell’interessante originale rivista A4, che potete trovare QUI.

Soggetti del verbo perdere è uscito nel 2006 per i tipi di VerbaVolant edizioni, siracusani proprio come l’autore. La loro storia, che val sempre la pena di conoscere quando si parla di piccola editoria, specie quando è così di qualità, la trovate QUI. La storia invece di Amato, all’esordio come narratore, ricalca le vicende perdenti – come dice il titolo stesso – dell’io narrante del libro, Alfonso Graz. Da poco laureato, amante dei libri e dei film, con un progetto particolare da realizzare chiamato MdA (cioè Muro di amplificatori), Alfonso vive un limbo di inquietudini piuttosto tipico: la ricerca di un lavoro che lo gratifichi e la fuga da un nido – paterno più che materno – sempre più stretto. A consentirgli una via di uscita quantomeno temporanea sarà Effe, metalhead aristocratico che in coerenza con le leggi del mondo ripudia il mondo dorato in cui vive senza abbandonarlo sul serio. Nel guidarlo all’interno di scelte che saranno sempre più dure da accettare c’è Mario Puzo, autore de Il padrino, che compare nei suoi sogni indicandogli vie più o meno percorribili per un’esistenza più o meno serena.

Amato propone una serie di capitoletti brevi – spesso non si va oltre le due pagine – per presentare in prima persona un’Iliade contemporanea, che riflette anche a distanza di tempo tutte le contraddizioni di generazioni sempre più smarrite, prive di concretezza – ma anche di follia – insomma, senza alcun tipo di orizzonte. La bravura di Amato sta però nel non giudicare, dipanando soltanto una trama che potrebbe essere anche la nostra, se avessimo voglia di guardarci un po’ più lungo allo specchio, scoprendoci forse noi a nostra volta soggetti del verbo perdere.

Il percorso di Stefano Amato dopo questo libro è stato ricco di altri successi; ha pubblicato con Transeuropa, in collaborazione con Feltrinelli, Il 49esimo Stato, ma è uscito anche con Hacca, Marcos Y Marcos, con cui di recente ha pubblicato un nuovo romanzo, Stupidistan, senza mai allontanarsi troppo dal tema sociale, pur venato da quell’umorismo sottile, a volte un po’cupo, che di certo ne caratterizzano lo stile.

Un autore convincente, con un esordio brillante.

Recuperatelo, se potete, fra le vostre letture: se avete avuto tempo per leggere che accade in certe lande desolate del Nord America, non vedo perché non concedere qualche ora anche alla nostra amata Sicilia. Magari è meno trendy, però quanto più vicino a noi. O no?

Vincenzo Trama

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