Stefania Brivido - Gli infrarealisti e gli ultilimi crepuscoli sulla terra

Stefania Brivido – Gli infrarealisti e gli ultilimi crepuscoli sulla terra

“L’ingresso nella materia è già ingresso nell’avventura: i versi della poesia come viaggio e il poeta come eroe rivelatore di eroi. […] Esperienza a briglia sciolta, strutture che divorano sé stesse, contraddizioni pazze”.

Era il 1974 quando nacque l’infrarealismo, il movimento politico e culturale d’avanguardia che si poneva come arma d’assalto alla quotidianità, di contro ai sistemi accademici e borghesi, ai neostalinisti e al padre letterario dello stridentismo,  il Premio Nobel messicano Octavio Paz. 

Il nome di tale movimento potrebbe avere origine dal cileno Roberto Matta, che una volta espulso dal movimento surrealista di Breton, creò il proprio movimento; oppure potrebbe derivare da un racconto dello scrittore di fantascienza russo Gregory Gurevich che citerebbe le infrasoles, le stelle che non compaiono sulle mappe celesti. Dunque metaforicamente gli infrarealisti si collocherebbero al di fuori dei maggiori gruppi d’avanguardia, quasi isolati. 

Il movimento fondato dallo scrittore cileno Roberto Bolaño, dal poeta cileno Bruno Montané Krebs, dalla poetessa messicana Guadalupe Pita Ochoa, e dai poeti messicani Mario Santiago Papasquiaro, Rubén Medina, Darìo Galicia, Ramón Méndez Estrada e José Peguero,  era il corrispettivo del movimento dadaista e aveva come esplicito manifesto di «far saltare in aria il cervello alla cultura ufficiale» posizionandosi in una frangia anarchica e schierandosi contro tutto: contro la cultura ufficiale prettamente accademica, contro i riconoscimenti di stato, contro il conformismo e contro l’establishment messicano nel particolare contesto delle guerre civili sanguinose dell’America del Sud. Proprio il contesto delle guerre civili e del regime di Pinochet in Cile portarono Bolaño e Montané a fuggire in Messico e a fondare l’infrarealismo, che si basava sul surrealismo di Andrè Breton, ma con un tragico sentimento di inadeguatezza e con la fondamentale differenza che il movimento era inteso dai suoi membri e fondatori come un atto politico e culturale attraverso l’unico mezzo possibile: la poesia. La poesia era l’unico strumento letterario capace di abbracciare liberamente a briglia sciolta e dunque senza regole le cause politiche, le cause civili e le cause culturali del tempo. 

In un’intervista con Carmen Bullosa, Bolaño affermò:

«L’infrarealismo era una specie di Dada alla messicana. A un certo punto c’era un sacco di gente, non solo poeti, ma anche pittori e soprattutto sfaccendati e vagabondi, che si consideravano infrarealisti. In realtà eravamo solo in due, io e Mario Santiago. Nel 1977 andammo entrambi in Europa. Una sera, nella stazione ferroviaria di Port-Vendres, che è molto vicina a Perpignan, nel Roussillon, dopo alcune avventure disastrose, decidemmo che il movimento in quanto tale era finito».

L’infrarealismo era un inno alla «bellezza insopportabile delle strade. Un arcobaleno che inizia in un cinema malfamato e finisce in una fabbrica in sciopero» e all’azione concreta; era la luce che illuminava la realtà sotterranea invisibile proprio come i raggi ad infrarossi. Non era importante che si pubblicassero dei libri per essere infrarealisti, bensì bastava vivere in tutta libertà rifiutando le logiche editoriali, borghesi e commerciali vigenti. Attraverso le parole di Bolaño e degli altri infrarealisti, la letteratura e la poesia rappresentavano una corsa sfrenata verso le contraddizioni, verso le visioni più allucinate, come il kamikaze dei “Flussi” di Mario Santiago Papasquiaro. Il letterato decideva di non conformarsi, il poeta assumeva la posizione etica e militante di emarginato. 

Di che cosa scrivevano gli infrarealisti? Di ciò che accadeva nelle strade e in particolare nelle periferie, di sesso, di amore, di morte, di droghe, dei quartieri malfamati, dei caffè aperti h24 e di rock and roll. 

Bisognava lasciare tutto e affidarsi all’ignoto.

Differente è il realismo viscerale, citato nel romanzo di Bolaño “I Detective selvaggi”, che rappresentava una maschera del reale movimento d’avanguardia e che però manterrebbe il legame reale con lo stridentismo. Il movimento si distingueva anche dal realismo di Borges, mai a briglia sciolta, ma rigorosamente razionale: la fantasia borgesiana era controllata dalla ragione e dalla logica filosofica. Quella di Borges era metafisica pura e perciò non compatibile con l’infrarealismo che risultava essere un movimento libero da ogni schema.

Mario Santiago Papasquiaro sentiva una forte connessione letteraria con gli esponenti della Beat Generation, che tra l’altro tradusse e per questo motivo la sua poetica univa il nomadismo, l’anticonformismo e il misticismo visionario degli scrittori americani ad una sorta di nichilismo radicale e punk. Il movimento infrarealista si ispirava direttamente alla Beat Generation per la prosa libera e febbrile, per l’atteggiamento “selvaggio” dei personaggi e per i deliri causati dall’alcol e dalle droghe. Come gli scrittori della Beat Generation, anche gli scrittori infrarealisti vivevano di vagabondaggio, di piccole occasioni fortunate, emigravano in altri paesi europei svolgendo lavori di poco conto per guadagnarsi da vivere. Per un po’ di tempo il movimento infrarealista si sciolse e intanto Bolaño e Montané si erano trasferiti in Spagna. Il movimento, una volta riformato, non fu più lo stesso perché molte cose erano ormai cambiate. Qualche anno dopo – come disse anche lo stesso Bolaño, capita spesso che la vita e la letteratura presentano delle casualità particolari, o se vogliamo meglio identificare il paradosso definitivo dell’infrarealismo – proprio quando Bolaño pubblicò il suo romanzo “I Detective selvaggi” nel 1998, Mario Santiago Papasquiaro morì investito da un’automobile e nel romanzo del grande amico non era Ulises de Lima a morire. Ulises de Lima rappresentava il poeta selvaggio, che viveva senza freni e che beveva oltre ogni limite, reso immortale  dalle parole su carta di Roberto Bolaño e lasciato a vagare nel deserto di Sonora in una eterna libertà senza limiti. Nella concretezza dei fatti, il movimento infrarealista non è mai morto con il romanzo di Bolaño e tutti i suoi racconti, anzi ha sempre trovato nuova vita nello spirito dei lettori desiderosi di vivere a briglia sciolta anche solo con la mente per qualche ora. 

Stefania Brivido