Vincenzo Trama - La meccanica dell'ambaradan di Filippo Lastrucci

Vincenzo Trama – La meccanica dell’ambaradan di Filippo Lastrucci

Fabio Lastrucci

La meccanica dell’ambaradan

Delos Digital 

272 pagine – Euro 19

link diretto al libro

Ti arrivano catervate di letture strasponsorizzate e fighissime, avvitamenti quadrupli di booktoker  di professione, whislist a pioggia che manco per uno Strega, recensioni su piattaforme che pare mangino pane e carta e poi, dimmi te, di questo libro di Fabio Lastrucci non parla nessuno? Maledetti voi, o pigri! (O peggio, ma mi taccio che poi si cade nel cliché della volpe e dell’uva e blablabla) . 

E maledetti noi, che ci accorgiamo sempre tardi di autori che non ci sono più. Fabio Lastrucci ha lasciato questo mondo il 21 febbraio del 2025 a soli sessantuno anni. Scrittore prolifico, scultore ed illustratore, era noto nell’ambiente del fumetto e della fantascienza, avendo collaborato a collane, riviste e progetti editoriali sempre con grande passione, umiltà e competenza. Delos Digital per omaggiarne il ricordo pubblica ad aprile questa bella raccolta di racconti, La meccanica dell’ambaradan, che consente la lettura di alcuni testi scelti di Lastrucci, in parte già pubblicati ed altri invece del tutto inediti. 

La bella presentazione a cura di Maurizio Cometto, già responsabile della collana Frattali per Delos e conoscenza stimata del Foglio Letterario, introduce con precisione al mondo narrativo di Lastrucci, individuando sei aspetti caratterizzanti delle sue storie. Questo permette anche al più incauto dei lettori di potersi orientare nel mare magnum della sua produzione, davvero debordante al punto di affogarci, se non sufficientemente avvezzi a un certo tipo di navigazione.

Ci troviamo all’interno di un genere piuttosto definito, quel fantascientifico weird che ultimamente spopola anche nelle recenti serie televisive e che Lastrucci maneggiava con talento da precursore (Caramelle rosse, per intenderci, presente nell’antologia Passi nel delirio per il Foglio Letterario, risale addirittura al 2004).

Mostri, alieni, entità mutaforme o eteree, ombre psicotiche, insetti e creature dell’oltremondo, Lastrucci sapeva giocare con le tinte più nere della sua fantasia, senza mai prendersi però troppo sul serio; l’utilizzo del dialetto napoletano infatti caratterizza i dialoghi dei suoi personaggi, rendendo spesso spassose situazioni macabre e rivelando un gusto per l’ironia davvero tagliente ed efficace. Non è un caso che leggendo i suoi brani il confronto più immediato che mi è venuto da fare è con il delirante La notte degli stramurti viventi, raccolta fantahorror geniale di Enzo Verrengia, edito da Stampa Alternativa nel 2001. Anche in quel caso il dialetto – barese, però – generava un pastiche surreale che non permetteva di non sbellicarsi dal ridere nonostante le frattaglie in saldo che il Verrengia dispensava pagina dopo pagina.

Tuttavia nei racconti di Lastrucci si denota anche una nobile arte dell’affabulazione, un gusto colto e tecnicamente misurato delle parole, che ci mette di fronte a brani che, come Da zero a infinito, spiazzano per la densità e la scelta di uno stile ricercato e complesso. O brani come Ciò che in basso dimora, con il suo finale disarmante pensato e scritto apposta per spezzare il fiato del lettore. 

Scoprire un autore postumo non è mai qualcosa che personalmente amo, specie se si tratta di un contemporaneo (e si ritorna lì: pigrizia? Moda? Quale colpa avete invece voi?). Però poter contribuire a diffonderne la memoria, se non proprio la produzione, è una specie di piccola rivincita morale che mi sento di prendere rispetto all’ennesimo capolavoro gettato in pasto dai media di turno: il ragnazzo tanto prima o poi arriva. E questa la capiranno soltanto quelli che Lastrucci, allora, lo avranno letto.

Vincenzo Trama