Desia Di Biasio – Come fingere di…Consigli irresistibili per lettori impostori: come fingere di aver letto Guida galattica per gli autostoppisti

Dicembre porta sempre quella sensazione da “sta per succedere qualcosa” scadenze, bilanci, panettoni che esplodono dalle buste. La verità è che è il mese dei buoni propositi in cui ci lasciamo un po’ tutti andare: il momento di decompressione, prima che gennaio arrivi “col botto” a ricordarci che bisogna mangiare sugar free.

Considerando che siamo sopravvissuti al calendario Maya del 2012, al buco dell’ozono degli anni ’90, a cento stagioni delle Kardashian e persino all’ultimo aggiornamento di sistema iOS  direi che dicembre è davvero il momento perfetto per parlare di nuovo della fine del mondo.

Douglas Adams, già negli anni ’70, aveva capito che il mondo sarebbe finito non con una profezia, ma con una burocrazia. Per questo Guida galattica per gli autostoppisti è il libro ideale per parlare di fine dell’anno (e fine del mondo) senza diventare tragici. E qui ti spiego come parlarne come se l’avessi letto davvero, in cinque punti.

1. Il libro inizia con una doppia demolizione: prima la casa, poi la Terra.

Il protagonista, Arthur Dent, è un inglese normalissimo. Una mattina scopre che vogliono buttargli giù casa per costruire una tangenziale. Mentre protesta sdraiato sul prato, scopre un dettaglio peggiore: pure la Terra sta per essere demolita per far spazio ad un’autostrada… galattica. 

2. L’amico “strano” è un alieno: e non te lo dice finché non è troppo tardi.

Arthur viene salvato da Ford Prefect, che lui credeva un amico eccentrico. In realtà è un alieno che aggiorna la Guida galattica, una specie di manuale per viaggiatori spaziali.

Lo trascina via dalla Terra all’ultimo secondo facendo autostop su un’astronave.

Questa è la parte da citare se vuoi sembrare competente: nel romanzo l’autostop interstellare è una cosa normale.

3. L’universo è una gigantesca assurdità organizzata (come dicembre).

Dopo la fuga, Arthur e Ford finiscono su un’altra nave e incontrano:Zaphod Beeblebrox, presidente galattico con due teste (più una terza opinione sempre sbagliata);Trillian, l’unica razionale e Marvin, robot depresso che odia tutto.

Da qui il libro diventa una serie di avventure surreali: pianeti improbabili, teorie strampalate, scoperte inutili. Ma sempre con l’idea che l’universo non abbia un vero senso un po’ come l’ultima stagione di Emily in Paris.

4. Il vero punto del libro è che l’umanità si prende troppo sul serio.

Adams non racconta una storia epica: smonta l’eroismo, la politica, la scienza e l’idea che la vita debba “avere un senso”.

Nel romanzo, la Terra esplode e nessuno si sconvolge più di tanto. È questo il genio: l’apocalisse è trattata con ironia.

A volte “il botto” arriva, ma il problema non è il mondo, siamo noi che facciamo drammi inutili.

5. La storia del 42 (spiegata bene, così la capisci e la puoi spiegare)

Nel libro, alcuni esseri super-intelligenti costruiscono un enorme supercomputer, Pensiero Profondo, per trovare la Risposta alla Domanda Fondamentale sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto.

Gli chiedono: qual è il senso dell’esistenza? Pensiero Profondo ci pensa per sette milioni e mezzo di anni. Quando finalmente risponde, tutti si aspettano un grande segreto cosmico.

E invece dice: «La risposta è… 42.» Silenzio generale. Sgomento. Delusione.

Perché 42 è un numero totalmente casuale, privo di pathos, di solennità, di poesia. Allora gli chiedono: «Ma 42 a quale domanda?» E lui: «Non ne ho idea. La domanda non è mai stata formulata correttamente.»

Questo è il punto. Adams sta dicendo che noi esseri umani passiamo la vita a chiederci quale sia il senso, ma spesso non sappiamo nemmeno cosa vogliamo sapere davvero.

Cerchiamo risposte profonde a domande confuse. E quando arriva una risposta, magari semplice, ci sembra deludente.

Il 42 è diventato un simbolo universale dell’assurdità dell’esistenza, della nostra ansia di significato,del fatto che l’universo non ci deve spiegazioni e che a volte siamo noi stessi a fare crash, non la realtà.

Citazione finale dal libro che consiglio di ricordare:

«Forse il segreto dell’universo non è la risposta, ma il fatto che continuiamo a farci la domanda.»

Desia Di Biasio