Gordiano Lupi – A poker la nebbia non perde mai – di Giulio Natali
Giulio Natali
A poker la nebbia non perde mai
Edizioni La Gru – Pag. 120 – Euro 13

Giulio Natali, finalista del Premio Calvino nel 2022, scrive molto bene. So di non essere originale facendo tale affermazione perché la critica si occupa da tempo dei suoi lavori letterari. Fino a oggi lo conoscevo soprattutto come autore di racconti (Questioni di testa e Soste forzate) e per un primo romanzo (Sotto il diluvio). A poker la nebbia non perde mai è il secondo lavoro di medio respiro – siamo dalle parti del racconto lungo più che del romanzo breve – che riprende una vecchia novella (La frangetta) vincitrice del Premio Città di Grottammare, ampliata in forma più estesa per raccontare meglio le vicende del protagonista. In questa nuova versione l’autore riprende le gesta di Pupi, che dopo aver scontato due anni di galera torna a casa, inserendo altri personaggi che fanno parte dell’immaginario dell’autore perché provengono da altri suoi racconti. Non è facile la vita di Pupi fuori dal carcere, gli ostacoli – piccoli o grandi – si presentano improvvisi ostacolando il tentativo di tornare a essere un uomo libero. L’umanità descritta da Natali è problematica, specchio di quel che siamo diventati e di tutte le nevrosi dell’uomo contemporaneo, la sua scrittura è un lavoro introspettivo di caratteri e situazioni. A poker la nebbia non perde mai è un romanzo contenitore di esistenze ai margini, un’umanità sopraffatta dal dolore e dall’angoscia, avvolta in una nebbia che nasconde le cose del mondo e vorrebbe offuscare persino le coscienze. La metafora del poker è perfetta, come per ogni gioco d’azzardo la vittoria è una possibilità incerta – non è detto che siano i migliori a spuntarla -, così nel romanzo di Natali è la nebbia di un’esistenza impalpabile ad avere sempre la meglio. Lo stile del narratore è secco e asciutto, oserei dire chirurgico, la narrazione diretta scorre per dialoghi che non danno tregua al lettore, sempre spinto ad andare avanti per scoprire il dipanarsi di una trama che coinvolge diversi personaggi. Brani come “È subdola, la merda, basta toccarla e tutte le cose prendono il suo fetore. Le mie mani, il mio collo, persino la nuvoletta di fumo che esce dalla bocca di mamma. Il mondo si colora di marrone”, valgono il prezzo del volume. La lezione di Giulio Mozzi è appresa e metabolizzata fino in fondo: “Se scrivi la vita di un cuoco bisogna che il racconto puzzi di frittura e contenga tra le sue frasi tutti gli aromi della cucina”. Scrittura in prima persona, realismo puro, descrizione di caratteri e sentimenti introspettiva al punto giusto. A poker la nebbia non perde mai se fosse cinema sarebbe “d’autore”, montaggio compassato e fotografia flou, ma è un romanzo, quindi è vera letteratura, su questo non ho dubbi. Un plauso anche a Massimiliano Mistri, direttore di Edizioni La Gru, di cui conosco il buon catalogo e apprezzo le scelte ragionate. Mi fa piacere quando mi rendo conto che esistono ancora editori veri che scommettono sulla letteratura italiana.
Gordiano Lupi
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