Gordiano Lupi - Che anno è stato?

Gordiano Lupi – Che anno è stato?

Gordiano Lupi e Dargys Ciberio, Piombino

Il Foglio Letterario vive, nonostante tutto. Non facciamo più le fiere del libro importanti, direte voi, ma non perché siamo in crisi, tutt’altro. Proprio non facendo certe fiere la nostra voce bilancio è in perenne attivo. Siamo un po’ stanchi di finanziare la boria degli altri e di andare a far presenza in una fiera dove contiamo solo per gli euro che portiamo in dote alla costruzione di un evento, dove magari invitano Donato Carrisi e Crocifisso Dentello. E ci toccherebbe pure starli a sentire. Se queste è quel che resta delle fiere del libro, noi ci asteniamo. Vendiamo libri direttamente, organizziamo una serie di eventi a casa nostra (Piombino, certo), dove non hanno ancora capito la fortuna di avere un editore nazionale in provincia, ma fa lo stesso, a noi piace così, modello Baraghini. Se per lui Pitigliano è caput mundi, non può esserlo Piombino? Da questo buco di culo peninsulare berciamo – per parlare piombinese – contro i grandi media editoriali, purtroppo sempre meno, ma lo facciamo, se ci ascoltate ve ne rendete conto. Vendiamo libri nelle bancarelle mensili, facciamo i mercati di Natale e dell’artigianato, presentiamo novità. E i nostri autori sparsi per l’Italia diffondono il verbo. Questo è il nostro modo di fare editoria, adesso. Non crediamo più di andare a Torino o a Roma a fare grandi cose, che vengano i torinesi e i romani a Piombino per vedere quel che facciamo. E se non vengono che se ne stiano a casa. Viviamo bene lo stesso. Scopriamo nuovi autori e rispolveriamo i vecchi. Per fare alcuni esempi abbiamo lanciato una scrittrice di 15 anni che ha pubblicato un romanzo d’amore in un paese in guerra che presenta uno stile invidiabile, un libro che ha raccolto consensi, speriamo che crescano e che Alice Nieddu faccia una grande carriera. Tra i nostri autori c’è anche un certo Stefano Tamburini, ex direttore di quotidiani e giornalista di vaglia, che ha appena dato alle stampe L’Italia dei favori, un libro sul malaffare italiano e sulla cattiva politica, tutto in puro stile Foglio Letterario. Non posso parlare di tutti. Sfogliate il catalogo. Noi siamo qui, seguaci di Guy Debord, a dire che un libro dev’esser pericoloso, deve graffiare, deve sgorgare dalle ferite della vita. Qualche compagno di strada lo troviamo, pure in questa provincia desolante dove ancora c’è chi si fa pagare per gestire (male) tristi presentazioni, dove non abbiamo neppure un cinema (né estivo né invernale) ma l’amministrazione vorrebbe fare il turismo, dove il teatro è defunto insieme al cinema, dove tutto è transennato (persino la caserma dei carabinieri). Il Foglio Letterario vive, signori miei, alla facciaccia vostra, direbbe Totò. Su questa piccola casa editrice – rivista indipendente non metterete mai le vostre transenne.  Noi ci regoliamo secondo il vecchio refrain: vendere o no non passa tra i miei rischi / non comprate i miei dischi (libri), perché restiamo fuori dalla filiera commerciale, seguendo l’insegnamento pasoliniano facciamo letteratura senza scendere a patti con il mercato. E dal 1999 – in un modo o nell’altro – ci riusciamo, sempre abbastanza coerenti con noi stessi. Scusate se è poco.

Gordiano Lupi