Gordiano Lupi – Cuore maestro – di Valentina Casadei
Valentina Casadei
Cuore maestro
Edizioni Ensemble – Euro 13 – pag. 80

Valentina Casadei è nata a Ravenna nel 1993, ma vive a Parigi, dove lavora come sceneggiatrice e scrive buona poesia soffusa di nostalgico rimpianto. La sua ultima silloge s’intitola Cuore maestro e segue Tormento fragile, Il passo dell’inerzia, Uno più uno fa uno, Plainte contre A e Abitare la ferita. La filosofia nichilista alla base delle liriche è contenuta nei versi: “Siamo tutti obbligati a nascere / vorrei urlare a nome del mondo per questo”. Devo dire che queste due strofe mi sono rimaste dentro a lungo dopo la prima lettura e che ci sono tornato sopra in sede di rilettura, perché la considerazione è semplice ma profondamente vera, possiamo ribellarci a tutto ma non ci è concesso evitare di nascere. L’opera è composta da versi liberi, introdotti da una citazione di Apollinaire, caratterizzati da una scelta lessicale sopraffina e da una musicalità intrinseca. Cuore maestro non è una raccolta di poesie sparse, scritte senza alcun collegamento, ma è un diario di vita, palpitante e intenso, poesia esistenziale che rende conto di una quotidiana lotta per superare ostacoli, dubbi e mancanze. La poetessa sa bene che ci saranno dolori troppo grandi e che non riuscirà ad affrontarli da sola, così come è consapevole che alcune persone che scelgono di abitare nella stessa città della loro famiglia, anche se lei non è come loro, ha scelto Parigi. Una metropoli che spesso è matrigna, capita di sentirsi meglio al cimitero che in discoteca, succede che i segreti nascosti dietro gli occhiali da sole siano tranquilli come la Senna d’estate. Uscire di casa è come andare in guerra / in questa metropoli senza legami. Lo sguardo sul mondo è velato da un pessimismo cosmico leopardiano che tocca vette di notevole liricità in un brano di prosa che elenca una serie di tipi umani, per finire con coloro che sono consapevoli che le parole siano armi e che si possa uccidere anche senza armi. Notevole la poesia dedicata alla definizione di vuoto a rendere, con la poetessa che si sente svuotata e non riesce più a dare niente. E ci sono cose peggiori della morte, conclude, come un uomo che fa piangere sua moglie, la madre che non ti lascia crescere, il nemico mai dimenticato, due mari in un unico oceano. In definitiva questo è tutto quel che sa di se stessa. Il ricordo della città natale abbandonata per un voluto esilio è affidato a un gabbiano che divora le sue sillabe nel porto di Ravenna, simbolo di mancanza, in una città tentacolare che avvolge i suoi pensieri e soffoca i giorni. Leggiamo alcuni versi.
Gordiano Lupi
1
Manca qualcosa a questa città
una madre
e tu, non giurare più sulla vita della mia
sputo la mia saliva d’orco per terra
in bocca avevo un sapore di urlo.
E poiché ho perso per strada
l’unico fiore che avevo
fare amicizia con il bambino devastato
2
Uscire di casa è come andare in guerra
in questa metropoli senza legami
essere un punto in un mondo di linee
essere usata per essere unita
non essere mai presa per quella che sono
3
È più facile respirare quando si è morti
che sognare quando si è tristi
4
Nel porto di Ravenna
c’è un gabbiano che divora le mie sillabe
persino il silenzio mi fa tacere
ti devo il rispetto ma nessuna fiducia
darei per questo il corpo prima del nome
la lingua per una pistola
Non è forse la mancanza a fare l’esistenza?
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