Gordiano Lupi – Poeti empatici italiani (2025) di Menotti Lerro

Menotti Lerro
Poeti empatici italiani
Genesi Editrice – Euro 18 – Pag. 205

Link IBS

A cinque anni dalla nascita del movimento empatico Menotti Lerro – che è il suo deus ex machina – dà vita a questa antologia di gran livello poetico, del tutto distante dalla tecnologia e dalla sperimentazione contemporanea. Poesia che amo, a partire dal mio coetaneo Franco Arminio che scrive una cosa stupenda come Il bene di ogni giorno. “Ce ne accorgiamo / solo quando muore / che cosa enorme sia / quando uno è vivo”. Oltre tutto Arminio lo vedo come un fratello spirituale, perché è il poeta che nella resilienza dei piccoli borghi cerca la resilienza dell’uomo moderno, cogliendo disagio e disgregazione. Opporsi all’imbarbarimento figlio dei tempi! Cosa nobile e buona, al punto che sono corso a iscrivermi all’empatismo, con tutta la mia piccolezza di scrittore provinciale. Contro il nuovo Medioevo tecnologico e le sue spiazzanti conseguenze un’antologia che è un segnale di unione e d’amore che i poeti mandano al mondo proponendosi alla guida di una società che mai come oggi ha bisogno di emozioni e visione. I poeti contenuti nell’antologia sono tutti nomi importanti: Alberto Bertoni, Corrado Calabrò, Roberto Carifi, Emilio Coco, Maurizio Cucchi, Massimo Dagnino, Milo De Angelis, Gabriela Fantato, Giovanna Frene, Sandro Gros-Pietro, Vioncenzo Guarracino, Tomaso Kemeny, Vivian Lamarque, Lucrezia Lerro, Menotti Lerro, Franco Loi, Valerio Magrelli,Dacia Maraini, Giampiero Neri, Elio Pecora, Giancarlo Pontiggia, Davide Rondoni, Ottavio Rossani, Tiziano Rossi, Mario Santagostini, Luigia Sorrentino, Rossella Tempesta, Enrico Testa, Gianmario Villalta e Lello Voce. 

Impossibile parlare di tutti i poeti antologicizzati, ma ognuno di loro è una voce importante della letteratura italiana. Lucrezia Lerro, per esempio, rivive momenti allucinati dell’infanzia e della giovinezza come fossero madeleines proustiane, ritorna con amarezza a una realtà vissuta, a un gesto che confesso di aver fatto con mio figlio quando gli insegnavo a nuotare. Il ricordo del Carnevale è stupendo: “I coriandoli sulle scarpe / le stelle filanti tra i capelli / il rossetto rosso sulle guance” (…) “A Omignano la gente raccoglieva la neve, / a carnevale la scioglieva nel caffè”. Menotti Lerro, invece, celebra il suo Cilento e una falegnameria che “profumava d’alberi e incensi”, dove suo padre “passava la Vinavil bianca e negli incastri infilava i chiodi d’acciaio… Luigia Sorrentino fa poesia intrisa di religiosità, rivede la cattedrale della sua infanzia, una sorta di altrove dove “occhi di grandi in ogni fondo / entrano in qualcosa di ignoto / verso il loro dentro denso…”. Valerio Magrelli si concentra sul valore della poesia: “Le poesie vanno sempre rilette, / lette, rilette, lette, messe in carica; / ogni lettura compie la ricarica, / sono apparecchi per caricare senso; / e il senso vi si accumula, ronzio / di particelle in attesa, / sospiri trattenuti, ticchettii, / da dentro il cavallo di Troia”. Milo De Angelis – che da poco ha ristampato le poesie giovanili – ricerca la morbidezza delle “dure parole” con una poesia alta e drammatica composta da personaggi profondi e disillusi. Belle descrizioni di città gettate come rapide pennellate sulla tavolozza: “Sobborghi di Torino. Estate. Ormai / c’è poca acqua nel fiume, l’edicola è chiusa. / Vicino al muro c’è solo qualche macchina.”. Maurizio Cucchi con i suoi personaggi consapevoli dei loro limiti, la sua fede piena nella conoscenza: “Seduto come un vecchio sul balcone / guardavo con invidia le volate / e poi le ricopiavo sul pavimento rosso.”. Vivian Lamarque attinge per la sua poesia alla simbologia tipica della fiaba per denunciare una vita reale che non restituisce quel che il sogno fiabesco promette: “La realtà non c’era, era abdicata. / Splendidissima regnava la vita immaginata”. Gabriella Sica parla d’amore e ricordi: “Infelice siedo su uno scalino / in piazza ma appari tu, improvviso  / spavaldo come nessuno quest’anno / e io rifiato dopo tanto affanno”.  Ed è consapevole che basterebbe “un ragazzo sensibile / col sangue nuovo e caldo gli occhi belli” per convincersi a “bruciare infine al sole tutte le poesie”. Termino citando Elio Pecora – poeta di cui possiedo l’opera omnia edita da Crocetti – uno degli ultimi grandi lirici della vecchia generazione, nato nel 1936, con il suo ritratto dolente del padre: “Sei la stagione trascorsa avanti la mia, / l’ultima porta e scendo verso l’uscita, / la voce tenue levando traverso le nebbie, / ombre chiamando nel nome breve dei vivi”. 

Un’antologia di vera poesia, che si legge e si rilegge, proprio come indica Magrelli, composta dalle migliori voci della poesia italiana. Non perdetela.

Gordiano Lupi