Menotti Lerro – Rubrica empatica n. 3
Rubrica Empatica di Menotti Lerro: Col botto!
Con i petardi finali di questo brutale 2025 si chiude il quinto anno dell’Empatismo. Un anno che, devo dire, è stato davvero particolarmente rilevante per quanto ci riguarda, consacrando il Movimento come il più rilevante a livello internazionale nel mondo della poesia, e delle arti tout court, e questo grazie ad una struttura che può realmente definirsi solida da ogni punto di vista.
Iniziato con la pubblicazione dell’antologia Poeti Empatici Italiani (Genesi editrice), che credo segni una nuova frontiera nella letteratura non solo nazionale, il percorso annuale si è giovato inoltre della pubblicazione del volume L’Empatismo a cura mia e della psicoterapeuta, psicopedagogista e scrittrice Maria Rita Parsi (Armando Curcio editore), che ha tra l’altro rafforzato non poco la base specialistica inerente ai temi e ai motivi dell’empatia applicata alla società oltre che alle arti.
Tre mesi sono stati da me vissuti felicemente a Edimburgo, tra incontri internazionali interessanti e reading di poesia organizzati con grande semplicità e condivisione. Dalla stessa capitale scozzese ho avuto anche modo di lanciare una Call for artists per autori under 40 al fine di coinvolgere le nuove generazioni provenienti da tutto il mondo all’interno del Movimento.
Importante, ancora, l’amara presa di coscienza espressa nel discorso intitolato “Estetica Empatica VS. Estetica Narcisistica” che mi ha portato ad individuare e a denunciare senza mezzi termini proprio il Narcisismo: “movimento” fasullo sotterraneo che usurpa, danneggia e plagia testi e idee altrui e che ha come epicentro territoriale la città di Milano la quale mi appare cuore della paralisi etica, morale e artistica odierna dell’Europa frammentaria aggregata maldestramente a forza da una politica ottusa.
E questo anche perché l’Italia, non si può non dire, appare sempre più come uno dei Paesi maggiormente corrotti del vecchio continente.
Una città, Milano, che si mostra tentacolare, pronta a stritolare le sue prede senza pietà alcuna: basti pensare che oggigiorno molte persone, pur lavorando, non arrivano a fine mese con lo stipendio. L’affitto di una casa lì è oggi pari circa allo stipendio di un docente… Questo rende bene la misura di quanto la stessa metropoli lombarda, immersa anche nel più sfrenato medioevo tecnologico, sia simbolo di una sedicente civilizzazione.
Quanto a me, dopo averci ben pensato, ho scelto di rimanere coerente con il mio essere, con quei valori che tanti problemi mi hanno causato nella vita, ma a cui mai ho voluto rinunciare. Pertanto, presa coscienza della “verità” nelle arti e nella società, specie nella poesia bassa e prepotente che da quelle parti si propone oggigiorno, ho deciso di rendere pubbliche le mie impressioni, segnalando appunto Milano come epicentro del Narcisismo e dell’immobilismo odierno.
Qualcuno mi ha scritto accorate lettere pregandomi di desistere, ricordandomi che, così facendo, mi sarei inevitabilmente messo contro persone potenti e vendicative, ma, francamente, non è qualcosa che può preoccuparmi in nessun modo. Mi preoccupa molto di più salvare un barlume d’anima ammesso che io ne abbia una.
Una chiusura d’anno veramente col botto, dunque, sperando che il 2026 possa portarci un po’ di serenità e serietà, un po’ di poesia onesta da condividere con gli amici, un minimo di calore umano da immagazzinare nel corpo affinché la fiammella interiore possa continuare ad ardere, seppur ineluttabilmente sempre con maggiore fatica per quanto mi riguarda. E, nonostante tutto, direi che va bene così.
Di seguito una mia poesia dedicata proprio a Milano, dove ho vissuto e insegnato per tanti anni e che, evidentemente, già nel 2006 mi appariva alquanto sinistra.
*
Milano è un ragno che respira.
Affanna le sue prede in angoli liquefatti,
le tiene strette nei fili della sua tela.
Poi, quando gli acidi dello stomaco
Accendono i motori,
a quantità industriali le divora.
[Da Senza Cielo, Guida, 2006]
Menotti Lerro
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