Ragù da schianto – Daniela Chisci

“L’umorismo nero di Daniela partorisce una little punisher armata di mestolo e ragù di nome Ada. Ci si sente al sicuro nella sua cucina dove il sugo sobbolle spandendo l’aroma di un buon pasto in montagna, magari dopo una bella passeggiata. Ci si sente al sicuro, sì, a patto di non chiamarsi Nino.”

*

Faceva un gran freddo quando Ada era andata in paese a comprare la carne, gli odori e la passata di pomodoro, stretta nel suo piumino rosso sangue. Le facevano pure male le ossa, per giunta. I segni del tempo non avevano risparmiato neppure lei, donna di montagna amante dei fiori di primavera che la tinteggiavano di azzurro, e della neve soffice dell’inverno che si incanta a guardare dalla finestra della cucina. Deve preparare il suo famoso ragù. È un’occasione molto speciale. Si allaccia il grembiule e si mette ai fornelli a rimestare il sugo lentamente come le raccomandava sempre nonna Maria. Ci vorranno tre ore buone. L’occasione speciale è Nino e il ragù lo fa per lui. Le ha telefonato la sera prima, con voce euforica.

 «Sei pronta domani per me, col ragù a pranzo?»

«Prontissima!». Ada è sempre pronta per lui.

L’ultima volta che era stato da lei alla locanda si era accomodato al tavolino tondo accanto alla verde stufa in ghisa e le aveva fatto cenno con un dito. 

Ada aveva appoggiato il piatto fumante e gli aveva messo la mano sulla spalla.

 «Ormai conosci la mia specialità!».

Nino le aveva trattenuto la mano.

 «Non vedo l’ora di gustarmela!».

Un brivido di piacere aveva attraversato il corpo di Ada dalla vita in giù. 

Nino assaporava uno alla volta i paccheri traboccanti di ragù, emettendo lunghi suoni gutturali di piacere. Ada era rimasta un po’ accanto a lui, poi si era si era avviata lentamente in cucina.

Lui l’aveva seguita, per gustarsi anche lei, fra pentole e stoviglie.

Quella volta le aveva leccato il collo affondando il naso nei lunghi ricci neri, poi le aveva mordicchiato l’orecchio. 

«Altro che ragù!».

Un vero botto di piacere per Ada, che si scuote al ricordo delle labbra di Nino su di lei.

Il ragù fuma nella pentola e lui sta per arrivare.

Ada si toglie il grembiule, asciuga il vetro della finestra dai vapori della cucina e vede Nino avanzare oltre il pino, nella neve. Tiene per mano una ragazza con i capelli di rame illuminati dal sole.

I due entrano nella locanda. Ada li raggiunge al solito tavolino. «Nino!». Il cuore le balza in gola.

«Ciao, sono qui per il tuo ragù. Una delizia che Rosa deve assaggiare. È pronta?».

 «Sempre pronta per te, lo sai!».

Questa volta però Nino non le tocca la mano.

Ada serve loro i paccheri fumanti e sbircia dalla cucina i due che si scambiano baci sugosi.

Le sue guance prendono fuoco. 

«Accidenti al Ragù! E Accidenti a Nino!». 

Fumante di rabbia, sgattaiola nello sgabuzzino degli attrezzi di nonno Alberto, afferra il fucile da caccia appeso sopra la mensola dei vini e aspetta. I due finiscono i paccheri ed escono fuori dal locale. Fumano fra baci e risolini, lei li segue e loro neanche se ne accorgono. 

«Nino!» urla, puntandogli contro il fucile. 

«Oh! Che fai?!» grida Nino, fissandola pietrificato. 

Ada toglie la sicura. «Torna subito dentro!»

«Tu sei pazza! Io sto qui con lei!» Nino si stringe al corpo di Rosa, come un fiore da proteggere dal freddo pungente. Lei. 

Ada scoppia di rabbia e spara. 

 Uno schianto di proiettile trapassa la schiena di Nino che si accascia, batte la testa sul sasso appuntito ai piedi del pino e stramazza a terra, mentre un fiotto di sangue pennella la neve di rosso vermiglio.

Ada guarda nel niente che vede oltre i propri occhi e spara ancora. 

La montagna tuona, restituendo un’eco rimbombante. Rosa terrorizzata scappa. Ada si accoccola accanto al corpo inerme di Nino, solleva da terra la neve intrisa del suo sangue e la avvicina alla bocca. Socchiude gli occhi, si passa la lingua sulle labbra e fa un lungo sospiro. «Però. Altro che ragù!». 

Daniela Chisci