Stefania Brivido – Scintille d’artificio per botti umani, troppo umani

Quando si parla di ‘botto’ in letteratura mi viene spesso in mente ciò che un’esplosione interiore provoca all’essere umano e in particolare alla sua psiche. Il primo romanzo che mi viene in mente è “Delitto e castigo” di Fëdor Dostoevskij. Quella di Delitto e castigo è una lettura immersiva nella psiche di Raskol’nikov. Il lettore prende parte al piano di un ex studente indigente, che oppresso dalla miseria pensa ad un bene superiore, meditando l’omicidio. Ma il progetto di un omicidio subisce una piccola variazione perché l’impreparato Raskol’nikov non tiene minimamente conto degli imprevisti che possono accadere nella vita, perciò il giovane compie due omicidi. Tuttavia, il cosiddetto ‘botto’ letterario avviene nel  momento in cui conosce Sonja Marmeladova, un personaggio del romanzo totalmente opposto a quello di Raskol’nikov ormai con l’animo consumato dal peccato. Sonja è caratterizzata dalla fede e dalla purezza d’animo ed esorta il giovane a confessare il suo crimine ed espiare il proprio peccato in prigione. Centrali in questo romanzo sono i temi della colpa e dell’espiazione così come lo sono in un romanzo più contemporaneo, del 2001, scritto dallo scrittore inglese Ian McEwan intitolato “Espiazione”. Nel libro, gli eventi scaturiscono a causa della percezione distorta della narratrice, Briony Tallis, che al tempo dei fatti era una ragazzina. Briony accusa di stupro  il giovane Robbie Turner, figlio della domestica della famiglia Tallis e amico di famiglia,che nutre dei sentimenti per Cecilia, la sorella di Briony, fraintendendo la realtà dei fatti. Tuttavia, la Seconda Guerra Mondiale è alle porte, Robbie viene imprigionato per breve tempo e poi si arruola nell’esercito britannico e combatte a Dunkerque. Briony è tormentata dai rimorsi e diventa infermiera a Londra per cercare di espiare la propria colpa. La guerra la porta ad avere un contatto maggiore con la realtà e a comprendere i propri errori e la crudeltà dell’umanità. Ciò che comprende Briony anni ed anni dopo è che non c’è alcun rimedio alla sua colpa infantile che ha causato sofferenza nei confronti di Robbie e di Cecilia. L’unico ‘botto’ che porta Briony ad una sorta di espiazione spirituale è quello della scrittura.

Un’altra lettura immersiva nella psiche è  il famosissimo romanzo di William Faulkner intitolato “L’urlo e il furore”. Un’opera magistrale se si pensa che lo scrittore sia riuscito incredibilmente bene nel mostrare ai lettori la psiche di un ragazzo affetto da un grave ritardo mentale. Benjy vive per sensazioni, vive di frammenti, i suoi ricordi non sono lineari con ciò che vive nel presente ma attraverso le sue descrizioni, il lettore conosce la famiglia Compson. Ciò che caratterizza i romanzi di Faulkner è l’uso del monologo interiore e il flusso di coscienza perché a volte la mente funziona come una cascata che riversa i pensieri e i ricordi in un tutt’uno. La famiglia Compson è una famiglia sfortunata e nessun personaggio qui è positivo. Benjy ha un ritardo mentale, Quentin è depresso e si suicida, Jason è sociopatico ed è ossessionato dal denaro, Candice conduce una vita promiscua. Tali comportamenti e problematiche portano i personaggi verso una specie di cortocircuito della mente. Benjy rappresenta una famiglia perduta nel peccato e rappresenta il peso della propria malattia attraverso le urla ed il furore. 

Dal punto di vista post-apocalittico e distopico mi vengono in mente due romanzi di due autori americani contemporanei: Cormac McCarthy e Stephen King.  Entrambi scrivono a tale proposito due romanzi, uno “La strada” l’altro “L’ombra dello scorpione”che sono ambientati in un’America devastata da un vero e proprio ‘botto’: un evento catastrofico globale (un disastro nucleare o una malattia pandemica) e i personaggi principali devono sopravvivere. Il romanzo di McCarthy presenta un viaggio intimo che riguarda due persone rimaste sole al mondo e che possono contare l’uno sull’altro: un padre e un figlio che si sostengono a vicenda; il romanzo di King vuole ricostruire una società su larga scala. Questi romanzi sono caratterizzati dall’opposizione tra bene e male e soprattutto esplorano la reazione dell’essere umano a tali eventi. Cosa accomuna i due romanzi? I personaggi nutrono sempre una speranza, nonostante gli eventi avversi e nonostante la disperazione che ne deriva. Tuttavia, il romanzo di King presenta diversi intrecci, mentre quello di McCarthy si focalizza soltanto su due personaggi principali, il padre e il figlio. 

Che cosa hanno in comune questi generi differenti di romanzi? Il fatto che l’essere umano riesca a reagire con un desiderio di miglioramento, un desiderio di vita che supera qualsiasi confine, che sia l’aver commesso un omicidio, che sia un disastro globale, che sia un destino familiare costellato da malattie fisiche e mentali. Nell’essere umano è sempre presente un profondo desiderio di speranza che lo spinge alla vita sempre e comunque, e questo è appassionante di questi romanzi per i lettori che cercano qualcosa di importante sui libri che leggono, che vogliono trarne insegnamenti per condurre la propria vita.

Personalmente credo che il botto in letteratura renda i personaggi molto più interessanti e molto più umani. Se ci rifugiamo nella lettura alla ricerca di comprensione o di una conferma del fatto che l’essere umano compia degli sbagli, il botto è estremamente formativo. Il personaggio, inoltre, si dimostra molto più interessante e decisamente trasmette il potere di immedesimazione nel lettore. Come non provare empatia con Raskol’nikov nel momento del pentimento, quando mette a nudo le proprie fragilità ed invoca nella nostra lettura la più alta della pietas?Se all’inizio del romanzo credevo di volerlo condannare moralmente per le proprie azioni e per la premeditazione dell’omicidio, nella seconda parte avevo fiducia nella sua contrizione. Quante volte nella vita reale ci si ritrova a dover fare i conti con i propri sentimenti dettati dal senso di umanità, perfino quando entra in gioco la morale? O addirittura dopo aver visto patire molto fisicamente e psicologicamente a causa di un errore o una situazione fuori dalla propria volontà? Dal mio punto di vista, posso ben confermare che la mia empatia mi spinge spesso verso questi meandri e credo di possederne una anche una letteraria. Ed eccolo, alla fine, il mio botto.

Stefania Brivido