Vincenzo Trama – Editoriale

Quanti botti, quante botte, quanta buon vino nella botte piccola e quanto acido nella botte grande e libera, più libera di tutte! Mon dieu! direbbe l’amico parigino, eppure i numeri sono impietosi: avevamo chiuso un 2024 all’insegna del cauto pessimismo registrando un significativo aumento del 67% delle vittime civili rispetto al 2023, con un totale di 61.353 morti e feriti, rispetto ai 36.640 dell’anno precedente (fonte: Action on Armed Violence – AOAV). Appena 31 guerre in corso e almeno 23 situazioni di crisi (Fonte Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo), solo 69  Paesi colpiti da armi esplosive nelle aree popolate con un picco di termini di vittime civili a Gaza con il 39% del totale delle vittime civili. Poi Ucraina, Libano, Sudan, Myanmar. (Fonte: AOAV, 2024): soltanto hit parade, baby, perché insomma, siamo capaci di ben peggio, c’est vrai?

Ma facciamo i conti con il nostro humus, il libro. L’oggetto libro, quello che deve essere diffuso, venduto, come il taglio di un quarto di bue dal vostro macellaio di fiducia: e non fate la faccia da vegetariani, che nessuno ci crede. Appurato che il picco di vendite di libri lo abbiamo avuto post 2021, non a caso in piena fase Covid, dove la gente non sapeva più come ammazzare il tempo in attesa che col tempo il Covid la smettesse di ammazzare noi, siamo al collasso. Nel senso che qua si trabocca proprio fino a sboccare da tanto di quella carta stampata  – e mica smerciata – che c’è da chiedersi se abbiamo bisogno di un nuovo virus per inoculare nella gente rinnovata voglia di leggere o se forse è il caso di rallentare un attimo le rotative. Per intenderci: se centolibri.it ci dice che abbiamo sforato le 100.000 pubblicazioni nel 2025, ma soltanto 3.254 di questi hanno superato le 2.000 copie vendute, appena il 4% dell’offerta totale, un problema reale, evidentemente, c’è. Inoltre confermati dati ISTAT ci informano che il tempo medio che trascorriamo con un libro in mano sta progressivamente regredendo dalle 2 ore e 47 alla settimana – ridicolo, già per sé – a quasi la metà – cioè per dire riusciamo a tollerare di più una partita di calcio, voglio dire, ventidue uomini in mutande dietro a un pallone, eh – .

Però noi Foglietti mica siamo stupiti, oh no. Stupidi, forse, ma non stupiti. Lo notiamo ogni giorno con mano, quando vediamo fra i banchi delle grandi catene orde di libri zombie tutti uguali, pronti a fagocitarsi l’un l’altro per vetteggiare in una vetrina sudicia e impolverata che tanto chissene. Lo vediamo quando sentiamo il vicino al bar che batte il pugno sul tavolo, gridando che Trump la fa vedere lui, ora, al mondo intero. E quello accanto batte il pugno pure, dicendo che meno male c’è Salvini che è amico di Putin. E noi vorremmo prenderli a pugni tutti e due, ma siamo troppo impegnati a imputridire le statistiche leggendo un buon libro contro ogni regola e bon ton dello scrolling, mannaggia a noi.

E quindi aspettiamo la sera, tirando un sospirone fra quella gente che tanto passiva vede scorrere parole come dinamite – quella sì che fa il botto – e manco si rende conto di quanto stiamo avvelenandoci l’un l’altro, perdendo sempre di più il rapporto UMANO, fisico e mentale, che è alla base della nostra civiltà. E questo lo coltivi, c’è poco da fare, con una sola parola: cultura. Se la fai saltare per aria perché non hai voglia di dedicartici hai solo un’unica costante in mezzo a tutte ‘ste variabili: la barbarie. É lì, alzi la mano chi non se n’è accorto anche guardando nelle palle degli occhi il vicino di casa. 

Foglietti, qua c’è da stare accorti. Accorti e disperati. Siamo tutti un po’ comici spaventati guerrieri, direbbe il Lupo, ma non permettiamo alla paura di dominarci: che il riso muova la nostra spada e che la biro dardeggi cancellando la vacuità. Che il vento della ribellione soffi ancora sulle nostre anime ninja, facendoci librare al di sopra di ogni sospetta ignoranza. Solo così possiamo aprire le danze di questo 2026: invertendo rotte, previsioni e cataclismi annunciati. Perché noi sempre lì vogliamo andare. In direzione ostinata e contraria, anche quando non è possibile. Anche quando la miccia è corta e non c’abbiamo più manco l’accendigas.Però il botto, giuro, lo facciamo lo stesso. Per cui preparate un po’ di fuoco da dare alle polveri assieme a noi, se volete. Uniti e insieme possiamo fare ancora un casino che non avete idea.

Ancora. E ancora. E ancora

Foglietti, buoni botti a tutti. 

Vincenzo Trama