Vincenzo Trama - Libri vari - di Igor Cane

Vincenzo Trama – Libri vari – di Igor Cane

Igor Cane
Orario dell’angelo custode, La domenica di un camminatore di merda, Dio è il nome di un cane meccanico
Autoproduzioni – Diverse pagine – Euro non dichiarati

C’erano una volta agli anni ‘90, dove capitava a volte che succedevano cose stranissime che a dirle ai ragazzini di oggi non le capirebbero mai: ad esempio per telefonare alla morosa dovevi fare code chilometriche con un residuo sulla tua tessera telefonica di appena duemila lire, e non sapevi nemmeno se l’avresti trovata in casa – hai voglia le spunte blu di WA -. Oppure volevi vederti un film che mandavano in notturna ma ti si impallava il VHS e non partiva la registrazione che avevi programmato – e sì, altro che pezzotti e streaming pirata in ogni dove – . Oppure succedeva che nella fanzine di musica alternativa che ascoltavi, nello spazio recensioni, ti parlavano nella sezione demo di una cassetta anonima, senza lo straccio di un artwork, ma che suonava, suonava eccome, e nessuno sapeva bene da dove cacchio fosse uscito ‘sto gruppo che surclassava tutti gli altri senza nemmeno presentarsi come si doveva. 

Una roba del genere, oggi, non è possibile: e non parlo solo di Spotify, che è in grado di intercettare col suo algoritmo pure cosa ti potrebbe piacere il prossimo anno in caso di delusione amorosa o di viaggio al centro della Terra. Succede con tutto, libri inclusi: anche il più infognato dei self, volendo, può farsi promotore di una campagna social che lo porterà a stravaccarsi modello virus nei vostri profili come inserzione che dovrete gradire solo perché tra i vostri interessi risultano appunto – sciagurati! – “libri ed editoria”.

Eppure con Igor Cane questo non è successo. Con lui e con la Vlad Editore mi è sembrato di tornare indietro nel tempo, quando la Fiera di Sinigaglia si snidava lungo la darsena putrida e rinsecchita, fra punkabbestia, autoproduzioni e schizzi di birra a costo zero un po’ ovunque. Uno scenario di devastante bellezza, in cui si respirava il disagio della controcultura in conflitto con l’inurbamento nebbioso della metropoli, restituendo ai nostri sabato adolescenziali dei postumi di riflessione importanti, che nulla hanno a che vedere con la noia degli aperitivi infiniti e tutti uguali dei ragazzi di oggi – poveri loro – privati anche della possibilità di scegliere da che parte stare. 

Mi sono arrivati a casa, senza uno straccio introduttivo, un riferimento, NIENTE, tre libri di questo misconosciuto autore pubblicato per tale Vlad Editore. Io che sono curioso per natura mi ci sono approcciato come sempre, anche se non nascondo che non avere idea di cosa stessi andando a sfogliare mi lasciava un po’ spiazzato, abituato ormai anch’io ad avere orientamenti forzati un po’ ovunque, pure per andare a pigliare una pizza il sabato sera.

Ebbene, con Igor Cane mi è sembrato proprio di tornare a quegli anni là, in cui le scoperte le facevi solo se attento a certe pagine, o a certi banchi, spulciando per bene fra booklet e ciclostili piegati male. Oratorio dell’angelo custode, La domenica di un camminatore di merda e, ultimo arrivato, Dio è il nome di un cane meccanico sono produzioni fuori da ogni genere e da ogni contesto, eppure suonano, eccome se suonano. Narrativa abrasa, spesso lirica, in cui il filo conduttore si srotola per sentieri indefiniti, che si ricollegano soltanto alla fine, come conclusione di un tortuoso dedalo di follie messe nero su bianco. Non mancano prose lineari, in particolare nei racconti di Dio è il nome di un cane meccanico: Autoscatto di un’ombra e Caccia al formaggio , ad esempio, sono testi in cui Igor Cane dimostra di avere dimestichezza non solo con la follia ma anche con lo stile: prosa asciutta, tagliente, figlia di un lavorìo certosino che rivela mestiere e sapienza. Non da meno è la sessione in cui viene a galla il dramma di una famiglia allo sfacelo in Oratorio dell’angelo custode, con un padre divorato dalla malattia e una madre sul baratro della pazzia: anche qui stralci di penna decisa, lucida, che sa arrivare dritta al cuore pulsante della narrazione.

Alla fine di queste letture, e senza aver avuto indicazioni di nessun merito, ecco che riaffiora alla mente quella sensazione di anni ‘90, di scoperta quasi clandestina di un piccolo gioiello in mezzo alla melma. E un ennesimo parallelo avanza, forse suggerita dal nome dell’editore, quel Vlad che tanti ricordi mi suscita: Les Légiones Noires, movimento black metal francese sorto intorno ai primi anni ‘90, sulla scia dell’Inner Circle norvegese: una serie di gruppi misconosciuti, nell’ombra per scelta ragionata, devoti a uno stile musicale negletto, cattivo, che non vuole conoscere nessun tipo di ribalta. Fra questi, i Vlad Tepes: ecco a cosa associo alla fine Igor Cane. Non mi credete? Leggetelo. E fatelo con questi di sottofondo, magari. Se avete vissuto quei tempi, vedrete, tornerete ai giorni in cui c’era Grind Zone in edicola, la Casa Okkupata in via Ripamonti e Shannen Doherty era la regina dei vostri sogni erotici.

Vincenzo Trama