Vincenzo Trama - Questa è una storia ribelle - di Arjuna Cecchetti

Vincenzo Trama – Questa è una storia ribelle – di Arjuna Cecchetti

Arjuna Cecchetti
Questa è una storia ribelle
Dalia Edizioni  – Pagine 160 – Euro 14

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Arjuna Cecchetti torna in libreria con il suo nuovo romanzo, Questa è una storia ribelle, dopo l’esordio con Non pensarci due volte, sempre per i tipi di Dalia Edizioni. Come nell’esordio Cecchetti dipana la storia come un’antica fiaba, in cui però manca un vero lieto fine: il paesaggio incontaminato del bosco, il lupo cattivo che si finge la buona nonnina, la Cappuccetto Rosso (o meglio, rossa) che sopravvive grazie all’aiuto del cacciatore. E poi c’è lei, Penny, la ragazzina ribelle di sedici anni che proprio non se la sente di bere tutto quello che gli adulti le propinano e che guiderà la protagonista, Selvaggia – nomen omen – in un percorso di consapevolezza rispetto a sé e al mondo cartonato che hanno deciso di ricostruirle tutt’attorno. 

Questa è una storia ribelle nasce infatti all’interno di un un generico compound dove, tra gli altri, vive Selvaggia, una dodicenne rimasta orfana dopo un non meglio precisato terremoto nell’Appennino. Qui, dopo un episodio che la porterà a essere inserita nella scuola media, nonostante le sue palesi difficoltà, conoscerà Penelope, che la aiuterà a realizzare in maniera esplosiva – è proprio il caso di dirlo – un presente e un futuro molto diverso da quello che le hanno prospettato la dottoressa Margherita o il commissario Cairon, responsabile principale della ricostruzione delle case terremotate della storia. Selvaggia, che ha quasi del tutto rimosso la sua infanzia, tornerà piano piano a riconciliarsi con i propri ricordi, vedendo riaffiorare alla mente i giochi nei campi col fratello Bob, gli ulivi e le viti a perdita d’occhio, il padre e la madre alle prese con una scelta di vita lontana dalla città, alla ricerca di un equilibrio con la natura che oggi Selvaggia non può avere perso, dato che ancora tutto le appartiene e solo gli adulti, non il terremoto, le hanno sottratto senza riconoscerle niente.   

Il libro si snoda con brevi capitoli affilati, dove, come in Non pensarci due volte, affiora tutta la cattiveria dell’adultità: Selvaggia e Penny capiscono quasi subito che non possono fidarsi per niente delle parole dei “grandi”, se non nel caso di Abubakar, il padre di Penny, che non a caso rappresenta l’unica voce dal coro di un mondo che tende ad appropriarsi indebitamente del futuro delle nuove generazioni. Lui, d’altronde, si fa carico di portare la croce espiando questa colpa con un ruolo narrativo da capro espiatorio: è Abubakar, secondo Cairon, che ha cresciuto la figlia come una piccola ribelle e che per questo merita di essere punito.

La fiera resistenza di Selvaggia e Penny rappresenta il punto di vista di chi non vuole cedere passivamente alle continue arroganze dei potenti; in questo Cecchetti si dimostra ancora una volta abile affabulatore, imbastendo la narrazione con uno stile mai pesante, riuscendo nell’intento di farci vedere l’Appennino deturpato con gli occhi dei ragazzini, richiamando alla memoria proprio Elsa Morante, i cui echi qui appaiono ancora più palesi rispetto al romanzo d’esordio dell’autore. 

Al termine del libro Cecchetti ringrazia proprio le famiglie che lo hanno ispirato, e che non possono far venire alla mente anche recenti fatti di cronaca: persone che hanno scelto una strada differente, lontano dal caos della logica del tutto e subito ormai imperante, e che aldilà di ogni tipo di giudizio, non possono non indurci a qualche domanda di fondo: davvero un altro mondo è possibile? O appena si prova a uscire dalla propria casella ci si trova direttamente in carcere, come nel Monopoli, senza passare neanche dal via? 

La vita non è un gioco, sembra quasi ricordarci Cecchetti, ma vale la pena giocarci fino in fondo. Anche e soprattutto ribaltando le regole.     

Vincenzo Trama