(M)argini: oltre la pagina - Andrea Zavagli

(M)argini: oltre la pagina – Andrea Zavagli

(M)argini: oltre la pagina- 3° classificato Contest 3mila6cento, finale 15 luglio 2022, Piombino

«Caro babbo, l’amico Vincenzo ha estratto dal suo cilindro una parola che non sentivo più da tempo: argine. Mi è venuta subito in mente quella sera nella quale, con aria preoccupata, mi spiegasti che le figure in bianco e nero che si agitavano nel televisore erano gli abitanti della pianura padana. Stavano ammassando sacchi di sabbia sulla sponda del fiume per non far invadere paesi e campagne dalla turbinosa acqua del Po. Era già successo anni prima e i danni erano stati incalcolabili.
L’argine, da allora, mi dette un senso di fragilità e non di sicurezza: perché la sua rigida difesa era comunque destinata ad essere scavalcata e superata.
Fu la maestra a farmi riappacificare con quel termine.
“Bambini, adesso tracciate sulla prima riga della pagina tante sbarrette, sulla seconda tanti cerchietti. Come ho fatto io sulla lavagna. Ma attenzione, per avere un quaderno ordinato non superate quelle righe ai lati della pagina: quelli sono i margini.”
Insomma, se superavi i margini (gli argini della pagina) non accadevano tutte quelle cose dolorose che babbo mi aveva detto si verificavano quando il fiume superava i suoi limiti.
Sono trascorsi gli anni e tante barriere hanno fatto capolino nella mia vita ma l’argine più grosso che ho dovuto affrontare sei stato Tu.
Il mio vivere, le pagine della mia vita, le ho riempite con leggerezza e semplicità, a volte persino uscendone con l’entusiasmo dell’amore. Insieme a mille ‘angeli del fango’ ho collaborato a rimediare ai danni provocati all’Arno quando superò le spallette andando a girovagare per Firenze ma quella volta gli argini non mi fecero paura, anzi. Dovevamo rimediare la danno e questo ci stimolava a lavorare tutti insieme. Come è quasi scontato nei conflitti generazionali tra padri e figli, solo tu alla fine mi sei apparso il vero argine . Era una sfida naturale cercare di superarlo e quando mi hai ripreso per le trasgressioni non sono stato felice o più libero. Mi sono sempre sentito a disagio, colpevole. Andare oltre il limite che avevi segnato poche volte mi ha lasciato il sapore della vittoria; quasi sempre quello amaro della sconfitta. Solo oggi che è trascorso così tanto tempo da quando te ne sei andato, ho capito il valore di quei limiti che volevi non superassi.
Quelle che vedevo e che mi impedivano di scrivere la vita come piaceva a me non erano proibizioni. Non argini, bensì margini seguendo i quali alla fine si è formato l’uomo che sono oggi e che bene o male credo possa apprezzare anche tu.
Grazie babbo, sia che fossi di qua o di là da quel limite, le tue parole mi sono sempre arrivate senza bisogno di scriverle. Fuori dalle righe che oggi mi piacerebbe riempire insieme a te. Mi manchi molto e ti vorrei vicino ancora oggi.

Tuo figlio

P. S.: Non far caso a quelle macchie sul margine della pagina. Sono solo lacrime di nostalgia.

Andrea Zavagli

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