Fabio Strinati presenta Sara Picardi

Fabio Strinati presenta Sara Picardi

FABIO STRINATI PRESENTA SARA PICARDI

Poesie inedite

Sotto le vesti, 

la pelle è trasparente
oltre il pallore
rivela muscoli, ossa
nervi.
Spogliarsi del narcisismo.

*

Pensieri fragili
si affollano nella mente
rischiarando confusioni
risanando sinapsi
ridefinendo convinzioni
nobilitando le percezioni.

*

Trascorriamo l’esistenza

a maledire la gravità.

Ricurvi come alberi

ci avviamo verso la terra

a cui ci tocca tornare

con l’ultimo, definitivo inchino.

Invecchiando si prende 

la forma dei punti interrogativi.

Discendendo per ascendere,

ingiuriando quella forza 

che ci salva dall’immenso.

*

Mimo per restare zitta

spazzando via il presente,

imito emozioni umane 

a luci spente.

Da qualche parte 

il battito del cuore. 

*

Fuori dalla fanghiglia
naso, polso e cuore rotti,
con addosso ancora lo sporco
prima strisciando
poi a tentoni
mentre la melma scompare.

Le lacrime non sono abbastanza
per lavare via tanta poltiglia
ma sono fuori dal pantano
e cammino verso la pioggia.

Breve intervista ad opera di Fabio Strinati

Come nasce la tua poesia? C’è un punto preciso della tua anima dove questo fervore si origine con così tanta forza? Se sì? Quale?

Suppongo di sì, ma non sono sicura di essere in grado di identificare quel “non-luogo” dove viene generata la scintilla. 

Credo esista qualcosa di inafferrabile, che deve rimanere oscuro, per funzionare al meglio.

In genere, io amo analizzare le cose, sezionarle per comprenderle ma sono consapevole del fatto che, quando si parla di creazione, è necessario sapere rispettare il mistero. Quando siamo abbastanza pazienti da farlo, il mistero sa ricompensarci.

Cosa rappresentano per te le parole, in termini energetici?

Un mezzo. 

Più si è in grado di padroneggiare quel mezzo, maggiore è la possibilità di farsi comprendere da coloro ai quali ci si rivolge. 

Le parole sono affascinanti e pericolose, come il fuoco, ed altrettanto vive: mutano col passare del tempo, adattandosi alla società che rispecchiano. Ritengo questo aspetto affascinante.

Ma non credo che l’arte sia necessariamente comunicazione esplicita, quanto emozione e suggestione. L’arte è come i sogni: deve far affiorare sensazioni sottocutanee, è linguaggio inconscio individuale e collettivo allo stesso tempo.

So che sei un’artista molto eclettica: poetessa, scrittrice, bassista, graphic designer e molto altro ancora. Sembri essere un vortice pieno zeppo di  tante cose; come si colloca la creatività all’interno della tua vita?

L’arte è il ponte che mette in connessione la parte più profonda di me stessa alla parte più profonda degli “altri”. Così in un processo armonico, come combinando melodia ed accompagnamento musicale, mi metto in contatto con la mia profondità e con quella altrui simultaneamente.

Mi rifugio nell’arte per trovare conforto ed in questo senso la creatività mi è indispensabile per sentirmi protetta e costruire una passerella per muovermi oltre la mia comfort zone.

So anche che stai mettendo in piedi un Collettivo Artistico. Davvero molto interessante. Vuoi parlarcene?

Certo! Il collettivo si chiama Artemis Factory, ho scelto questo nome come omaggio alla dea della luna crescente, il primo momento di luce dopo il buio (inoltre il nome contiene la parola “arte”).

L’idea, in cantiere da un po’, è germogliata durante il lockdown, un momento storico surreale e drammatico che ha amplificato la necessità di essere in connessione gli uni con gli altri. 

Ho fatto caso che, costrette a stare in casa, le persone si sono rese conto di quanto sia importante entrare in relazione ed un collettivo che accoglie autori ed appassionati d’arte può essere un contenitore ideale per far sì che, dal dramma di questo 2020 possa nascere qualcosa di consolatorio.

Siamo figli dell’età di mezzo tra analogico e digitale, entrambi i mezzi ci appartengono in modo irripetibile: non esisteranno altre generazioni come quella di cui faccio parte ma non ci sono molti movimenti artistici che rispecchiano questo dualismo. A me piace l’idea di poter condividere l’arte sia alla “vecchia maniera”, attraverso concerti, reading ed esposizioni, sia attraverso i mezzi che ci offre la rete, che amo perché abbatte le distanze fisiche.

Noi del Foglio, ti ringraziamo infinitamente per essere stata nostra ospite. Vuoi lasciare ai nostri lettori, un tuo messaggio, in termini di sensibilità? Una frase, un pensiero…

Immergetevi in ciò che siete realmente per attingere al meglio ed al peggio di voi stessi. Regalate il prodotto di questa ricerca al mondo intero per impossessarvene.

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