Gordiano Lupi - "L'apparizione di Santa Caterina nell'eremo di Rio nell'Elba" di Umberto Canovaro

Gordiano Lupi – “L’apparizione di Santa Caterina nell’eremo di Rio nell’Elba” di Umberto Canovaro

Umberto Canovaro
L’apparizione di Santa Caterina all’eremo di Rio nell’Elba
Analisi di un manoscritto del XVII Secolo
Euro 25 – pag. 240 (grande formato)

Persephone Edizioni – www.persephonedizioni.com

Umberto Canovaro continua a scandagliare e approfondire la storia locale con l’analisi di un prezioso manoscritto del diciassettesimo secolo, dopo aver parlato di tre personaggi importanti come il politico Silvio Mina, il poeta Zenone Pineschi e il primo sindaco piombinese Luigi Terrosi Vagnoli, oltre ad aver scritto forbiti saggi come La giurisdizione penale nell’Antico Stato di Piombino, Gli Statuta Rivi, Piccolo porto antico, La condizione giuridica femminile negli Statuti di Piombino, Piccolo molo antico, Piombino storia di un Principato, 1918: La febbre spagnola, La condizione delle donne all’Isola d’Elba, Erbe, pozioni e malefizi d’amore.

Il tema del nuovo saggio (che avrebbe meritato un’edizione dall’aspetto meno scolastico) ci porta nel 1623, a Rio Elba, dove Santa Caterina si manifesta a due spaventati pastorelli, nella località di Gràssera, sede di un eremo e non di un santuario, perché la miracolosa apparizione non è stata mai confermata dalla chiesa. Nel 1776, il canonico Bartolomeo Dini riporta questo episodio (e il relativo processo di accertamento) in un manoscritto conservato nella Biblioteca Vescovile di Massa Marittima, fino a oggi poco conosciuto e quasi per niente studiato. L’evento è così importante che la notizia si sparge in tutto il Principato di Piombino, passa per Massa Marittima, arriva fino al Lazio, da Civitavecchia a Tarquinia, nonostante tutto la Chiesa non conferma l’evento e il processo si chiude con la non ricezione del miracolo. Canovaro studia anche il quadro del 1611, dipinto per l’altare della chiesina e oggi contenuto nella parrocchia di Rio, confutando la tesi maggioritaria che lo vorrebbe opera di Giovanni da San Giovanni. Non solo, il saggio ci porta a percorrere i sentieri impervi degli esorcismi e le formule rituali usate per scacciare il maligno dal corpo di un cristiano. Il libro è utile anche come compendio di un antico modo toscano di parlare, riportando parole in disuso come lampana (lampada), riconciliazione (confessione), stroppiata (storpiata), verchione (chiavistello) e faloga (fiaccola); inoltre l’autore compie uno studio etimologico delle parole miracolo (dal latino mirari, ammirare, meravigliarsi) ed eremo (eremus, luogo solitario, deserto). Santa Caterina appare nel borgo di Gràssera, un piccolo abitato campestre distrutto prima dal pirata Ariademo Barbarossa (1534), poi da Dragut (1555),  una vallata ricca d’acqua e mulini dove nelle vicinanze si estrae il ferro da esportare in continente. È il lunedì dell’Angelo (Pasquetta) del 1623 (20 aprile) quando si fa vedere per la prima volta, ma le sue apparizioni continuano per altri cinque giorni. Domenico di Michele, da Barga, abitante a Capoliveri, di 12 anni, e Tommaso di Pasqualino, di Rio, anni 15 (citati nel manoscritto con i nomi dei padri) sono i due pastorelli che vedono la Santa, due semplici guardiani di capre, ma il miracolo non viene riconosciuto dall’autorità ecclesiastica. Eppure risultano dal manoscritto i nomi di molti miracolati (guariti da malattie o esorcizzati da spiriti maligni) e diversi testimoni che asseriscono di aver visto la Santa, oltre al pievano che ascolta il volere divino e organizza subito una processione in direzione del luogo miracoloso. Canovaro cita altre manifestazioni insolite che lasciano aperta la questione del miracolo. La lampada votiva che illuminava la chiesa non era stata riempita, ma l’olio continuava ad ardere senza consumarsi; il quadro dell’altare aveva cambiato aspetto e la cornice era stata straordinariamente restaurata. Non sono cose di poco conto …

Chi è Caterina D’Alessandria? Non è facile dirlo, sappiamo che è una martire del cristianesimo fatta decapitare nel 305 da un imperatore (forse Massimino) dopo un lungo supplizio sulla ruota puntuta, venerata dal decimo secolo, in calendario dal 1969 (25 novembre), patrona di molti comuni, tra questi Teramo e Trevi. A Teramo esiste una ruota dentata che le future spose fanno girare per scegliere il marito. A Trevi, invece, pare che abbia fatto un miracolo nel 1590, quando nella notte di Santa Caterina un uomo si sarebbe salvato dal crollo della propria abitazione. Il corpo incorrotto di Santa Caterina d’Alessandria sarebbe stato rinvenuto sul monte Sinai (in greco Aicatharina significa incorrotta, senza macchia), dove sarebbe stata trasporta in volo dagli angeli dopo la sua decapitazione. Vergine e martire, avrebbe fatto sogni miracolosi da adolescente, protegge le sartine, che in alta Italia spesso si chiamano caterinette, e altri mestieri che hanno a che fare con le ruote (carrozzieri e simili), così come molti proverbi regionali sono a lei dedicati. Venerata sia dagli ortodossi che dai cattolici per la sua importanza che va oltre le divisioni religiose.

Il lavoro di Umberto Canovaro è storicamente inappuntabile, corredato da riproduzioni di dipinti d’epoca, contiene la scansione del manoscritto originale e il commento del processo con un’analisi dettagliata degli eventi. Da leggere e studiare, utile a futura memoria per universitari, studiosi del diritto e della teologia.

 

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Gordiano Lupi

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