Luca Palmarini - Pianeta Est - Mille scuole per il Millennio

Luca Palmarini – Pianeta Est – Mille scuole per il Millennio

Mille scuole per il Millennio dello Stato. Così risuonava il motto dell’ambizioso piano ideato dal governo comunista polacco nel 1966. Infatti, proprio in quell’anno ricorrevano mille anni dalla data ufficiale della cristianizzazione della Polonia (996) e dalla nascita di un primo Stato polacco. L’anniversario della cristianizzazione del Paese era una grande occasione affinché la Chiesa polacca, allora oppressa dal regime, facesse sentire la sua voce. Infatti, nonostante l’ostruzionismo del regime, il clero e i fedeli si diedero da fare in tutti modi per preparare i festeggiamenti di questa grande solennità in tutta la Polonia. Le autorità comuniste, proprio al fine di offuscare le celebrazioni religiose, decisero di contrapporvi quelle per la nascita dello Stato polacco, interpretate in una visione chiaramente laica.

Uno dei più importanti piani propagandistici lanciati dal governo, particolarmente celebrato proprio in quell’anno, fu appunto la creazione di mille nuove scuole. Questo progetto era soprattutto legato alla necessità fisica di far fronte all’aumento demografico che aveva caratterizzato gli anni Cinquanta. Come si può ben immaginare, la costruzione di nuovi edifici scolastici coinvolse in particolare le scuole elementari. Siccome le classi di allora erano sovraffollate, dal punto di vista pratico questo progetto risultava essere veramente necessario, sebbene esaltato dal linguaggio propagandistico. Le autorità contavano sul fatto che si sarebbe avuto un certo riscontro in termini di consenso: infatti, molte scuole erano ancora inagibili in seguito ai danni causati dalla guerra, mentre dal punto di vista organizzativo bisogna ammettere che la scuola polacca negli anni dopo il secondo conflitto mondiale aveva ancora un sistema classista ereditato dalla II Repubblica; insomma, non era un’istituzione aperta proprio a tutti. Il trionfo del socialismo avrebbe reso la scuola più egualitaria, più democratica. Dalla distruzione portata dalla guerra mondiale, si passava dunque all’istruzione accessibile a tutti.

La realizzazione del progetto avrebbe portato non delle semplici scuole, bensì un “monumento di pratico utilizzo” per il Millenario dello Stato polacco. Il motto tysiąca szkół na Tysiąclecie Państwa Polskiego (Mille scuole per il millenario dello Stato polacco), però, era stato reso pubblico dal primo segretario Władysław Gomułka già il 24 settembre del 1958. Infatti, le prime scuole-monumento del Millennio vennero inaugurate già verso la fine degli anni Cinquanta. Per l’esattezza, la prima, la scuola elementare Generale Karol Świerczewski di Czeladź, fu inaugurata il 26 luglio del 1959. Il 1966, quindi, non fu l’anno di inizio del progetto, bensì quello della sua più alta celebrazione. Le ragioni di questa scelta le conosciamo già.

A queste scuole ne seguirono altre, per la maggior parte, almeno agli inizi, realizzate in Slesia. Alla loro costruzione parteciparono reparti dell’esercito, il che non mancò di dare una certa visibilità a tutto il progetto. La propaganda comunista ne approfittò per porre l’accento sul fatto che chi partecipò alla costruzione di queste scuole (ma non solo) era fortemente orgoglioso del fatto di poter ricostruire una nuova Polonia, dove trionfava la giustizia sociale. E tutto questo grazie al socialismo che finalmente mostrava al proletariato il sol dell’avvenire.

La scuola-monumento numero mille del programma venne terminata il 4 settembre del 1965. Si tratta della scuola numero 47 di Varsavia, dedicata a Hugo Kołłątaj. Questo grande progetto, però, non terminò qui: infatti, all’interno di “Mille scuole per il Millennio”, fino al 1972 vennero portate a termine più di 1400 scuole, il che offrì alla propaganda l’occasione per sbandierare un altro successo: si era superato, e di molto, quel simbolico numero mille.

In generale gli edifici erano costruiti in stile modernista (rivisitato in chiave socialista) che dal 1956, in seguito al disgelo e all’Ottobre polacco, aveva sostituito il monumentale classicismo socialista, stile questo che ormai ricordava troppo gli anni dello stalinismo, e che allo stesso tempo si era rivelato assai costoso nella sua realizzazione.

Gli edifici destinati ad ospitare le scuole erano costruzioni di solito di due livelli, tre al massimo, sviluppate soprattutto in orizzontale, dall’aspetto spesso anonimo. Si trattava di edifici costruiti perlopiù con parti prefabbricate; l’ingegnere Tadeusz Binek ne traccia un ricordo del suo lavoro: “Allora la cosa più importante era che queste scuole venissero portate a termine in fretta. Dovevano essere economiche e funzionali. Adesso molti criticano il fatto che siano brutte. Ma in fondo non dovevano mica essere delle regge. Almeno, se le si guarda, non si ha nessun dubbio sul fatto che si tratti di scuole” [1].

Senza dubbio si trattò di un’occasione per la diffusione dello stile modernista. Per gli architetti si apriva un interessante campo di sperimentazione: in diverse località si trattava dei primi edifici realizzati in questo stile. Quello che li differenziava dai precedenti erano soprattutto le ampie superfici in vetro che permettevano agli alunni di usufruire di sale più luminose, così come i tetti piatti. Le classi erano ampie e ben areate. La monotonia del corpo centrale degli edifici era spezzata dalla presenza di ali laterali che rendevano più armonica la loro costruzione. Inoltre, questi edifici erano separati dalle strade grazie alla presenza di spazi verdi. Si presentarono anche nuove soluzioni nelle rifiniture rappresentate dall’utilizzo di materiali nuovi. Emblematico è il caso dei pavimenti che in alcuni casi passarono dal tradizionale legno ad altri materiali sintetici. Più che innovativa, tale soluzione era soprattutto economica.

Non si può negare l’influenza dell’Occidente: le innovazioni, che si ispiravano al lavoro di architetti come Le Corbusier e alle tecniche e ai materiali di paesi come la Svezia, vennero bene accette dal regime comunista. Un caso particolare fu quello dei coniugi Marta e Janusz Ingarden, autori di diversi asili nido e di un edificio abitativo realizzato in seguito all’esperienza di Janusz in Svezia e chiamato proprio Blok Szwedzki, il Condominio Svedese (ne scrivo nel mio nuovo libro Nowa Huta, la città ideale) [2].

Tornando alle scuole del Millennio, normalmente ci si basava su alcune decine di progetti (i più conosciuti erano quelli di Zofia Fafius e Tadeusz Węglarski [3] che venivano poi leggermente modificati, per essere adattati al terreno a disposizione e alle condizioni del territorio circostante. Esistevano, però, delle eccezioni: per esempio nelle riviste d’arte contemporanea viene spesso citata la scuola Jose Marti in via Leopolda Staffa 111 a Varsavia, dei primi anni Sessanta, opera dell’architetto di Jan Zdanowicz, che oltre alle citate grandi superfici in vetro propone un interessante spazio ricreativo sul tetto stesso dell’edificio.

Senza dubbio la semplicità, a volte anche freddezza, dell’aspetto esteriore degli edifici andò incontro a critiche di parte della società, ma non si può negare che queste strutture svolsero pienamente (e alcune di esse svolgono ancora) la loro funzione istruttiva.

Allora non bastava creare un luogo in cui diffondere l’istruzione, bisognava anche renderlo adatto a un ipotetico scenario di distruzione. Le nuove scuole, infatti, dovevano assolvere anche a funzioni difensive in caso di un eventuale attacco nemico. I sovietici avevano dispiegato in tutta l’Europa centro-orientale numerose forze aeree e di terra che facevano parte del Patto di Varsavia. Si doveva essere sempre pronti per sferrare un attacco all’Occidente, ma anche per un respingimento di un eventuale invasione da parte delle forze della NATO. Allora si era in piena guerra fredda, proprio per tale motivo spesso sotto le scuole erano presenti dei rifugi antiaerei. Oggi alcuni di essi (vedi per esempio quello situato sotto la scuola elementare numero 14 a Przemyśl) sono diventati dei piccoli musei che ricordano quel periodo di minaccia, grazie a interessanti particolari come, per esempio, l’impianto di areazione.

Nel 1957 il Ministero dell’Istruzione Polacco firmò un protocollo d’intesa con il Dipartimento Militare del Ministero della Salute grazie al quale si decise per l’ampliamento del numero delle scuole che, in caso di conflitto, si sarebbero rapidamente trasformate in ospedali provvisori. Per questo motivo, nella realizzazione di diverse scuole del Millennio vennero prese in considerazione alcune caratteristiche, come per esempio una stanza più isolata e quindi adatta per diventare all’occorrenza una sala per fare radiografie. Tutte le porte dell’edificio in questione dovevano essere più larghe del normale per permettere di far entrare rapidamente le barelle, mentre il vano che in caso di guerra sarebbe stato adibito a sala operatoria provvisoria doveva possedere dei lavandini. Il programma delle scuole-monumento che in caso di necessità sarebbero state trasformate in ospedali da campo, doveva scongiurare l’ipotetica situazione in cui i nosocomi già esistenti non sarebbero bastati a sopperire alla necessità di posti letto dovuta a un eventuale conflitto.

Alcune di queste strutture possedevano delle canne fumarie più grandi; ciò in caso si dovessero utilizzare degli sterilizzatori a carbone, che sarebbero appunto serviti a sterilizzare gli strumenti chirurgici destinati alla sala operatoria. Altre volte era presente una finestrella tra due stanze. Si trattava di un’apertura ideata proprio per far passare del materiale chirurgico sterilizzato, nel caso in cui in una delle due stanze fosse stata allestita una sala operatoria.

Interessante è anche la scelta delle sale da ginnastica spesso collegate alle scuole tramite una sorta di corridoio in cui si trovava lo spogliatoio. Una soluzione che si può definire bizzarra, ma che in realtà aveva i suoi validi motivi. Jacek, che per anni ha lavorato come medico militare, mi spiega come gli spogliatoi presentassero delle grate di metallo sui pavimenti: “In questa stanza si sarebbero dovuti lavare e disinfettare i feriti in combattimento, per questo era necessario uno scolo per l’acqua, mentre anche la palestra, in caso di conflitto, sarebbe diventata una parte del blocco ospedaliero, offrendo anche un secondo ingresso”.

La duplice funzione che tali edifici dovevano svolgere non era coperta da segreto militare. Il governo, infatti, rese pubblico tale piano già dalla metà degli anni Sessanta, facendone uno dei simboli della propria efficienza. Resta comunque il fatto che tale funzione restava secondaria: le scuole, prima che rifugio dalla distruzione rimanevano sempre e comunque il luogo in cui si impartiva l’istruzione (sebbene impregnata di dottrina socialista).

Oggi diverse scuole del Millennio sono state chiuse, alcune di esse si sono distinte per le loro interessanti soluzioni architettoniche, altre, in seguito a successive modifiche hanno invece mutato il loro aspetto iniziale, altre ancora oggi ospitano istituzioni di carattere differente. Tutte, però, in passato hanno accolto tra le loro pareti diverse generazioni di polacchi che si sono formati ai tempi della Repubblica Popolare Polacca, giovani che hanno vissuto in un regime autoritario, ma che, nonostante tutto, erano felici lo stesso. Molte di queste scuole continuano a funzionare ancora oggi.

1) Przemysław Semczuk, Szkolne tysiąclatki, in: Newsweek Polska” Warszawa, 10.05.2009.

2) Luca Palmarini, Nowa Huta, la città ideale, Wydawnictwo Attyka, Kraków 2020.

3) https://culture.pl/pl/dzielo/tysiaclatki-szkoly-na-rocznice

Luca Palmarini

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