Paolo Merenda – Libri punk – “Musica unica” di Thomas Clément

 Musica Unica è uno di quei libri che mi ha cercato. Trovato per caso (a 2 euro) in una bancarella estiva, buttato alla rinfusa fra bestseller e libri di cucina, è diventato subito uno dei miei romanzi preferiti. Il giovane autore, che scopro essere un giornalista musicale piuttosto conosciuto in Francia, è al suo debutto, direi scintillante.

Come spesso capita però il mercato italiano non deve aver recepito molto questo titolo, uscito per Barbera Editore nel 2006. Nulla dell’autore in seguito è stato più tradotto. Il libro però si può trovare usato grazie al sito: www.comprovendolibri.it. Compare anche su amazon nella sezione usato e un’unica copia è inserita nuova nella sezione “cd”.

All’epoca dell’uscita probabilmente l’autore sarà stato tacciato come visionario ma, vista la notizia uscita proprio in questi giorni che indica Spotify come principale “spacciatore” di musica c’è ben poco da ridere. Per uno come me soprattutto, cresciuto a fanzine e vinili, è una bella botta: la musica in streaming è la principale fonte di guadagno dell’industria musicale. Quindi neanche più il download, ma lo streaming casuale dettato da una multinazionale. Vabbeh, lasciamo perdere le polemiche e concentriamoci sul libro!

Il romanzo inizia con Franck Matalo che, in prima persona, ci illustra cosa sia arrivata ad essere la musica in un futuro ipotetico non troppo lontano. Franck è il boss di “Musica Unica”, ossia praticamente l’unica etichetta discografica rimasta sul mercato (in realtà quando si citano le hit del momento ne appare un’altra, alla quale Franck sembra prestare ben poca importanza).

Il suo genio imprenditoriale è riuscito non solo a conquistare il mercato con botte di pop, dance e ambient create da “Elvis”, un software che partorisce successi grazie ad uno staff di ricercatori che lo imbottiscono di dati, percentuali e quant’altro; Franck infatti è artefice inoltre di aver distrutto la pirateria, stringendo accordi con gli hacker migliori, pagandoli a peso d’oro, e letteralmente “sbattendo in galera” i meno brillanti. La musica quindi è ormai distribuita solamente tramite aggeggi forniti dall’etichetta, che sono impossibili da piratare.

Questo panorama di desolazione è arricchito da alcune immagini come la sparizione dei negozi di musica (in particolare si cita la FNAC, noto magazzino francesce dove pure io acquistai i primi dischi punk in gita scolastica!) e la descrizione della cantina di Musica Unica – ormai diventato un grattacielo – pregna di ogni sorta di demo (inutile) su supporto fisico: cassette, cd e dvd rimangono quindi a marcire fra umidità e polvere perché, come ci racconta Franck, la musica suonata ormai non esiste più.

La procedura prima dell’inserimento dati in “Elvis” è realtà piuttosto semplice: si tratta il singolo o l’album come un qualsiasi altro prodotto. Quindi si tracciano piani di marketing basati su indagini di mercato e test a campione su determinate fasce di età, dopodiché si generano testi e musiche partendo da beat e loop ormai consolidati all’interno di “Elvis”. Quando il singolo o l’album viene partorito, parte la ricerca del volto che dovrà interpretare la nuova star. Franck infatti ci fa notare che i talent di musica sono ormai diventati inutili, ma continuano ad essere trasmessi perché portano soldi agli sponsor.

Fino a qua la storia sembrerebbe soltanto una critica all’andamento della musica commerciale e al capitalismo in generale, ma Thomas non si ferma. Ci fa scoprire invece, tramite diversi sub-plot, che Franck è stato, in un tempo non troppo remoto, un chitarrista rock. Quindi il nostro cattivone in realtà amava la buona musica, la stessa che la sua etichetta ha distrutto; come amava anche la moglie, che ora letteralmente lo ignora, e la figlia Mila ormai morta, con la quale ha un dialogo continuo.

Il libro si apre con una scena apparentemente routinaria: un ragazzino cerca di superare la sicurezza per far avere la sua demo direttamente a Franck. Il nostro uomo segue tutto dall’alto del suo ufficio, tramite telecamere di sicurezza, ma vuole per forza far arrivare il giovane rocker all’umiliazione diretta nel suo ufficio. Si scoprirà invece che il malcapitato non è altro che il figlio di un membro dei “Game over”, ossia la ex band di Franck. Il nastro che il manager distruggerà davanti agli occhi increduli del ragazzino non è altro che lo storico demo della sua ex band.

Questa scena crea in Franck una serie di rimorsi, che lo porterà a definire una data entro la quale distruggere Musica Unica, ma anche la sua vita, promettendosi finalmente di raggiungere l’amata Mila. Quindi il bello del libro nasce dal promemoria: “Game over – 27/11/2010” impostato da Franck sul suo pseudo tablet (all’epoca dell’uscita del libro non esistevano ancora). Da questo momento entreranno in scena gli “Intestino”, gruppo punk rock di Limonges, scelto da Franck per distruggere la sua orrenda creatura Musica Unica, fra quintali di demo dimenticati in cantina. Il combo è veramente uno spasso per il lettore perché incarna pienamente la macchietta di gruppo punk nichilista e allo stesso tempo, insieme a Frack e Francois Xavier (suo sottoposto rampante che punta a far carriera) crea esilaranti scene dettate da dialoghi surreali (rimando le citazioni al fondo).

Per farla breve (visto che giustamente il blog ha dei limiti di spazio) Franck avrà come risultato l’esatto opposto della sua strategia di distruzione: il pubblico si dimenticherà presto di Loli-Zée, una sorta di Hanna Montana francese, volutamente innocente e ambigua alla stesso tempo (il suo ultimo successo sarà la hit a doppio senso “Frugami la cartella”) per eleggere gli “Intestino” come rockstar indiscusse del momento.

Lo stesso Franck, incredulo davanti al risultato commerciale di “Casino” e altre strampalate hit come “La mia vita da stronzo per la tua vita di merda” diviene ancora più importante agli occhi dei suoi sottoposti e le alte sfere americane di Musica Unica non fanno che ammirarlo per il genio imprenditoriale che è il loro pupillo francese. In realtà Franck ammette che è il pubblico a far brillare le stelle di orrende creazioni commerciali dettati da marketing e quant’altro.

La fine degli “Intestino” avverrà in maniera apocalittica, dettata dallo stesso Franck e dalle pillole di metanfetamina, consacrando aimé la band, destinata quindi a segnare la storia della musica con un suicidio in diretta, durante un’ultima sfolgorante esibizione. Questa parte penso sia molto legata alla storia dei “Germs”, gruppo punk americano capitanato da Darby Crash.

La vita di Franck invece non finisce, al contrario di quel che dice il suo promemoria sul tablet, ma anzi si intuisce che per lui sia venuto il momento di riallacciare i rapporti con la moglie e di riprendersi la vita. Nell’ultimo capitolo infatti la bella Marie, ex notevole cantautrice, con la quale Franck comunica ormai soltanto via SMS, lo invita a vedere dal vivo i “Brats”, ossia la band del ragazzino che si presentò nel suo ufficio con la cassetta dei “Game Over”.

Musica Unica sarebbe un romanzo da leggere e rileggere in continuazione e, soprattutto, da ristampare e da premiare, al contrario di tanta “robetta” che finisce per vincere lo Strega. Non lo dico soltanto perché, da musicista, ne ho apprezzato lo stile critico e tagliente, ma per i vari messaggi che lancia l’autore attraverso i subplot.

Concludo con alcune parti tratte dal testo:

Incipit – Mi chiamo Franck Matalo e sono l’amministratore delegato di Musica Unica. Per i miei azionisti sono un grande manager, un money maker, una macchina per fare soldi, un cost-killer, l’assassino di costi. Per i miei dipendenti sono un assassino e basta.

Testo di “Casino” prima hit degli “Intestino” – Puttana se mi sballa tua sorella, quella troia mi sa che in ascensore me la spacco, sai che gioia. Ma che cazzo, forse forse sono roppo pochi i piani se si agita la lego, con l’asciugamani. Mi scolo mille birre, mi sparo dieci seghe, non faccio che pensare a quel suo culo millerighe.

Citazione di Freddy, leader degli “Intestino” – Alle statue greche nei musei non gliel’hanno mica tagliato il pisello, perché è arte, allora per favore tu non tocchi le nostre canzoni.

Presentazione del singolo “Casino” – Le falangi si bloccano a mezz’aria. Le grida si spengono. I volti si pietrificano. Gli occhi si spalancano. Sopresa! Il rock’n’roll si abbatte sul cocktail party come un bombardamento al napalm. 

Freddy dà le spalle al pubblico, si cala i pantaloni e mostra il culo: “E lo potete scaricare direttamente da qua”.

Come tutti quelli che hanni meno di sedici anni, Kevin-Steve parla solo all’infinito. Prima o poi era logico che si andasse a finire così. 

Tratto dalla campagna pubblicitaria: – Intestino, il gruppo che fa cagare!

Tratto da un’intervista al gruppo: – Sì guarda, Pippo (Pippo sarebbe il giornalista ndr), adesso ci devi proprio scusare ma è l’ora delle puttane.

Paolo Merenda

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