Alessio Santacroce - Bending - Bonje in Yurt

Alessio Santacroce – Bending – Bonje in Yurt

Bonje in Yurt e l’arte di restare: notti, strade e una nuova lingua

Ci sono canzoni che parlano di partenze, e poi ci sono quelle che scelgono di restare. 

Foto di Yari Sacco

RESTA, il nuovo singolo di Bonje in Yurt disponibile dal per Onda Dischi, appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. È un brano che si muove lentamente, come un’auto nella notte, con i fari accesi su pensieri che arrivano solo quando tutto il resto tace.

Con questa uscita, Marco Bongini compie una svolta significativa nel suo percorso: dopo 6 anni di scrittura in inglese e un respiro internazionale, sceglie l’italiano come spazio di verità. Non per semplificare, ma per avvicinarsi. 

RESTA segna un nuovo capitolo cantautorale, più intimo e consapevole, in cui la lingua madre diventa strumento per scavare nei dettagli emotivi con maggiore precisione.

La canzone è costruita su immagini fragili ma potenti: la condensa sui vetri che diventa spartito, il corpo dell’altro come appoggiatesta, la strada che ipnotizza i viaggiatori. Un racconto notturno che parla di amori a distanza, di saluti che feriscono, di stanchezza fisica ed emotiva. Il ritornello, apparentemente semplice, entra in testa senza mai imporsi. Bonje non spiega: suggerisce, lascia spazio.

Il verso

“Non ti addormentare in autostrada, scrivimi quando sei a casa”

 è il cuore pulsante del brano. Una frase quotidiana, quasi banale, che diventa un mantra contemporaneo capace di tenere insieme cura e paura, affetto e precarietà. Non sorprende che proprio da un’esperienza reale — un controllo di polizia alle sei del mattino, una notte “brava” finita male — sia nata parte della canzone. Da quell’episodio Bonje ricava una riflessione ironica e amara sul rapporto tra individuo e autorità, tra chi prova semplicemente a tornare a casa e un sistema che osserva, controlla e giudica, oggi più che mai.

Musicalmente, RESTA raggiunge un equilibrio raro tra immediatezza pop e ricerca sonora. Non è un brano semplice né accomodante: Marco evita scorciatoie, costruendo una canzone che può parlare sia a chi apprezza arrangiamenti stratificati sia a un ascoltatore più istintivo. L’ottima produzione di Davide Martiello e Lorenzo Iuracà valorizza la scrittura senza mai metterla in ombra, lasciando spazio anche ai silenzi, trattati come parte integrante del racconto. È un brano che si sviluppa con gradualità, senza fretta, e che nel finale trova la sua dimensione più ampia e condivisa, fino ad assumere i contorni di un possibile inno generazionale.

Questa nuova fase del progetto Bonje in Yurt trova una naturale prosecuzione nel live. Ho avuto il piacere di condividere con lui il palco in alcune occasioni e posso dire che i suoi concerti sono un concentrato di talento e sincera voglia di comunicare la gioia di suonare. Il tour, curato da Mantide Concerti — realtà toscana di booking dedicata alla musica d’autore e co-fondata dallo stesso Bongini — porta  RESTA sui palchi dei club italiani, trasformando la strada notturna in un luogo di incontro reale. Lo accompagnano Oscar Gigli alla batteria, Filippo Ciampi alla chitarra e Mattia Girolami al basso.

In un tempo che invita costantemente a muoversi di fretta, a cambiare, ad accelerare, RESTA va in direzione opposta. È un invito a fermarsi un momento, a non addormentarsi durante il viaggio e a ricordarsi di scrivere, una volta arrivati a casa. Per fortuna, in un panorama musicale sempre più desolante, esistono ancora progetti come questo, capaci di farci ben sperare.

Alessio Santacroce