Elliott Ness – Giotto e Leonardo
Il bordo era scrostato, lo smalto celestino a chiazze tradiva il fondo metallico. Il font delle lettere era uno di quelli che simula la calligrafia.“Be the best version of yourself!”
L’attesa prolungata aveva spinto Nadia a fare un’analisi accurata dell’arredamento del bar. La placca motivazionale, appesa sopra il bancone, sembrava proprio guardarla. Visualizzò la versione migliore di sè, un doppelgänger che teneva la schiena dritta e lo sguardo fiero. Si chiese cosa avrebbe fatto l’altra in quella occasione.
Sarebbe entrata con piglio sicuro, ordinando un cocktail di cui apprezzare il mix ben bilanciato.
Si vide nello specchio, ingobbita sul tavolo dove una pinta di birra sgasata e sciapa sembrava crescerle nel bicchiere. Guardò lo smartphone. Mezz’ora di ritardo.
A quella dalla schiena dritta non sarebbe mai successo.
“Tutto bene qui?”
“Sì, grazie”
Il cameriere tolse dal tavolo la ciotolina quasi vuota, c’erano solo frammenti di patatine risparmiati dalla fame nervosa di Nadia.
Non poteva chiamare Giulio, avrebbe rischiato di far insospettire la moglie se fosse stata con lui. Forse proprio quello era il motivo del ritardo.
Guardò per l’ennesima volta la finestra sul parcheggio, sperando di veder arrivare il SUV bronzo metalizzato ma si ritrovò di nuovo a fissare la monovolume con gli adesivi mamma-papà-figlio-cane-gatto.
“Ecco qua”
Il cameriere posò altre patatine sul tavolo. Nadia si domandava se la compatisse come una che sta chiusa nelle spalle, lasciata appesa ad aspettare davanti ad una birra sciapa.
Lo smartphone notificò un messaggio.
“Scusa bimba, sono bloccato in ufficio, dobbiamo rimandare.”
Diede una lunga sorsata di birra, nel tentativo di spegnere quell’insolito principio di autocombustione del suo ego.
Quella con la schiena dritta, sorseggiando un Long Island Iced Tea, avrebbe ricevuto un messaggio d’amore che proponeva una serata di puro romanticismo e sesso sfrenato.
Pagò e il cameriere la salutò con un misto di gentilezza e commiserazione. Si diresse alla macchina, scoprendo che nella famiglia adesivi il cane si chiamava Giotto ed il gatto Leonardo.
Pensò che quella con la schiena dritta, invece di tornare a casa, avrebbe preso la strada per la campagna. Aggiustò il sedile per stare eretta con la schiena, si cercò nello specchietto retrovisore con prove tecniche di fierezza nello sguardo.
Il paesaggio era una distesa di campi coltivati, fatta eccezione per qualche agriturismo qua e là, vecchi casali ristrutturati che abbinavano atmosfere rurali al Wi-Fi ultra veloce. In estate si riempivano di turisti ma in quel periodo erano quasi vuote. Per questo fu quasi impossibile non notare un SUV bronzo metallizzato risplendere nel parcheggio semi deserto. Nadia inchiodò l’auto. La targa corrispondeva. Parcheggiò in una rientranza e si avvicinò a piedi. Attraverso la siepe che cingeva il parcheggio lo vide, ad un tavolo d’angolo del portico, mano nella mano con una tipa dai capelli lunghi e boccolosi.
Nadia si mosse come se ogni passo fosse spiombato verso il terreno, frugò nella tasca del cappotto e impugnò la chiave così stretta che la mano diventò bianca dallo sforzo. Lo stridere del metallo contro la carrozzeria metallizzata si mescolò al cinguettare degli uccelli. Partendo dal fondo del SUV arrivò fino allo specchietto laterale. Provò a guardare ma quella con la schiena dritta non c’era più.
Solo lei, con le spalle un po’ ricurve e a briglia sciolta.
Elliott Ness
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