Gordiano Lupi – Igor: eroe romantico d’un calcio scomparso
Aveva gli occhi di chi giura alle città
e poi ritorna, quando tutti se ne vanno.
Rimini lo vide bambino,
severo il padre, inflessibile il pallone.
Gli insegnò che il dovere è una maglia da sudare,
non un contratto da firmare.
Poi Bari, e il Sud che ti adotta se combatti.
Capocannoniere all’inferno:
segnava mentre il San Nicola piangeva la Serie B.
Ma l’eroe romantico non conta i punti.
Conta gli abbracci nei vicoli,
il lungomare che sa il tuo nome
a Messina, a Napoli, dove Spaccanapoli
ti benedice con un coro.
E Livorno. Sempre Livorno.
Una promessa fatta da ragazzo
diventa epica da uomo.
Dalla C alla A con le vene amaranto,
come un romanzo ottocentesco
scritto coi tacchetti sul fango.
Non vince sempre, ma ama fino alla squalifica.
Perché certi amori sono eccessivi,
e per questo veri.
Era un altro calcio, dici.
Erano altri uomini.
Domeniche con il padre per mano,
il panino unto, la radiolina,
i telecronisti passionari,
i calciatori che parlavano da uomini,
non da slogan.
Oggi il gladiatore lotta ancora,
fuori dal campo, stessa faccia,
stesso cuore esposto.
E noi, in sala al Cinema Sefi di Venturina,
tra mare e provincia,
rivediamo noi stessi bambini:
Amarcord di un gol in Novantesimo Minuto,
Nuovo Cinema Paradiso quando la palla entra
e per un secondo il mondo è giusto.
Bravo Igor.
Ci hai fatto credere che le favole impossibili
succedono, se uno le prende a calci.
E finché qualcuno scriverà di te,
quel calcio non sarà mai scomparso.
Sarà solo in attesa,
come noi alle 14:30,
con il sole negli occhi e la speranza in gola.
Gordiano Lupi
I commenti sono disabilitati, ma trackbacks e pingbacks sono abilitati.