Vincenzo Trama – Lasciamo perdere di Paolo Marchesini
Paolo Marchesini
Lasciamo perdere
Castelvecchi
218 pagine – Euro 19,50

Lasciamo perdere è il primo romanzo di Paolo Marchesini, che pubblica per Castelvecchi questa discesa agli inferi ambientata in una Bologna così radical chic che si stenta a riconoscerne gli angoli cantati da Guccini, solo qualche decennio fa.
Eppure l’intento di Marchesini pare proprio questo: restituire al lettore la vacuità di un’esistenza – in realtà di molte, forse le nostre – che è il riflesso di uno specchio rotto e che noi stessi abbiamo contribuito a frantumare, senza porci poi troppi problemi se qualcuno si è poi dissanguato tagliandosi per errore. Per errore?
Simone, io narrante del romanzo, è un giovane rampante che occupa un posto dirigenziale in un’azienda importante. Ha una storia d’amore con Corinne, modella francese ambita da tutti ma follemente innamorata di lui. Insomma, gli gira tutto bene, tranne forse con suo padre. Eppure.
Eppure la sua esistenza è un continuo naufragare in serate senza cognizione di causa, dove la musica si vomita addosso shot di Montenegro e il resto costa niente, se non corpi sudati da abbrancare, prima che questi rovinino a terra per l’ultimo ballo. Svegliarsi è necessario solo per prepararsi alla prossima serata, qualunque essa sia.
Marchesini ci prende per mano con Easton Ellis nell’altra, mostrandoci la generazione MTV nel suo punto più basso: siamo ritornelli senza strofe, quelle non le canta più nessuno. Allora come Simone inacidiamo la vita cercando di trovarci un senso, che però fugge qualsiasi tipo di rapporto, da quello umano a quello professionale. Ecco che quindi Corinne non torna più dall’ennesimo viaggio di lavoro e la ferita aperta viene cicatrizzata con una suturazione alcolica che lascia a terra sensi e sentimenti. Ed ecco che anche il lavoro scivola di mano, come un bicchiere che sappiamo di non poter più reggere; e per quanto una nuova occasione si presenti subito alla porta di Simone ormai lui non riesce più a distinguersi in questo marasma di potenzialità e possibilità che tutti gli riconoscono, tranne forse lui stesso, che ha deciso di abdicare ad ogni opportunità.
Lasciamo perdere è un romanzo labirintico in cui ci si sente soli, per quanto una nutrita schiera di maschere ruoti attorno al personaggio di Simone; ma sono appunto controfigure – stuntmen sempre tiratissimi – che compaiono all’ingresso dei locali e spariscono tra macchie d’inchiostro in poche righe. È sempre Simone il centro di tutto, suo malgrado: lui che pure farebbe meno di così tante attenzioni, volendo forse essere come non gli capiterà mai nelle pagine di questo libro. Ma come si può farlo in questi anni dove l’apparenza è l’unica cosa che conta?
Labirintico, dicevo: i cinquantuno capitoli del libro, scritti in sequenza decrescente, anticipando quello che sembra essere un countdown per la fine – dell’anno? Del mondo? Di Simone stesso? – sono un dedalo in cui è facile perdersi senza conoscere un minimo i clichè della movida, bolognese in questo caso, ma qualsiasi altra città sarebbe andata bene. Il punto è che non c’è un filo di Arianna con cui orientarsi, ma solo un gigantesco Minotauro alle spalle che sappiamo arriverà presto a dare il colpo di grazia a Simone.
Una lettura non rassicurante, che getta un ennesimo velo scuro sui trentenni o giù di lì in questi anni già bui per i fatti loro. Marchesini non anticipa, legge soltanto il presente: il futuro è già qui ed è decisamente peggio. La domanda quindi è: come ne veniamo fuori?
Un romanzo, forse. La cultura, magari. Perché ostinarsi a leggere Carver, altrimenti?
Vincenzo Trama
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