Patrice Avella – “Borsalino siamo noi”: il grido di una città italiana

Dopo 160 anni, non si può permettere che il «Made in Italy» perda uno dei suoi simboli più importanti nel mondo come già è successo per tanti altri marchi nel passato: l’azienda Borsalino fa utili ma fallisce; è una cosa a cui nessuno riesce a credere. Due mesi fa fu dichiarata fallita, non per problemi legati all’azienda stessa bensì per colpa della malagestione della holding precedente e per ragioni finanziarie che videro coinvolto l’astigiano Marco Marenco nella questione del maxi-crac. La dura legge della finanza senza scrupoli. «Alessandria è Borsalino, Borsalino è Alessandria, ognuno di noi è Borsalino e noi siamo Borsalino. Marchio e lavoro devono rimanere qui», ha ribadito il sindaco Gianfranco Cuttica di Revigliasco con il cappello firmato scrupolosamente Borsalino in testa. Spontaneamente è nato, dall’ associazione culturale Libera Mente Laboratorio di Idee, un «Comitato per la Borsalino in Alessandria». Il presidente Fabrizio Priano afferma che: «È aperto a tutti coloro che condivideranno questa battaglia e vorranno farne parte. Sicuramente le istituzioni, in primis Comune e prefettura, stanno facendo il possibile, così come i sindacati, ma credo che anche la società civile, le associazioni culturali e i singoli cittadini possano e debbano giocare un ruolo importante per far sì che la Borsalino continui a produrre i suoi cappelli e a produrli ad Alessandria e in Italia».

Così, ha lanciato l’hashtag «#saveBorsalino» salviamo l’azienda e organizzato una manifestazione di solidarità – originale – in pieno centro città, davanti allo storico negozio della marca creata da Giuseppe Borsalino in corso Roma, l’artigiano di Pecetto divenuto celebre nel mondo che iniziò a lavorare a 13 anni in piedi su uno sgabello (appoggiato sullo sgabello???) per raggiungere il bancone facendo la felicità di sua madre che lo voleva cappellaio. L’originalità dell’invito era che tutti i manifestanti si dovevano presentare davanti al negozio di Corso Roma indossando un cappello della nota azienda: un Fedora, un Panama o semplice berretto di lana. Erano presenti, alla manifestazione, anche gli operai e impiegati Borsalino per farsi coinvolgere dall’affetto di una città intera. Una presenza numerosa per un « flash-mob » in strada, tutti insieme hanno dato un segnale forte di identità e solidarietà per un marchio e una storia che non deve sparire. Con il grido di « Borsalino siamo noi », la folla si è schierata al fianco dei lavoratori della storica fabbrica del sobborgo di Spinetta Marengo che hanno contribuito a mantenere la tradizione da 160 anni sopratutto di quelle operaie soprannominate le « Borsaline » perché la manodopera è sempre stata in prevalenza femminile.

Altra importante manifestazione si è svolta allo stadio Moccagatta durante una partita di calcio: l’invito del club era simile a quello fatto in Corso Roma «venite allo stadio con un cappello Borsalino come si faceva anni fa, simbolo dell’eleganza ». Pochi giorni fa gli stessi giocatori si sono presentati in campo tutti con un cappello Borsalino sul capo. Infine, un altro evento culturale importante da segnalare è la mostra dedicata 

all’interno della Biennale d’Arte di Alessandria organizzata sempre dall’associazione Libera Mente Laboratorio di Idee per mantenere forte la pressione e sperare, come evidenziato dal presidente Fabrizio Priano, «che si faccia tutto il possibile per garantire che l’azienda possa continuare a produrre i suoi cappelli ad Alessandria, a garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e della qualità di un prodotto di eccellenza ! » Potete incoraggiare questo movimento scrivendo alla casa Editrice Il Foglio Letterario che provvederà a farli arrivare in Alessandria. Un grazie di cuore per il vostro sostegno.

(Patrice Avella)

Per sottolineare la nostra solidarietà con i dipendenti della mitica fabbrica alessandrina, voglio ricordarvi un vecchio film francese degli anni settanta con gli attori famosi, Alain Delon et Jean-Paul Belmondo, che riprende con il titolo uno spunto dalla Borsalino, la casa produttrice di cappelli indossatiagli attori – i celebri “fedora”, ovvero i “borsalino” per antonomasia. Leggi la recensione

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