Antonio Messina - Quattro chiacchiere con Carla Dedola

Antonio Messina – Quattro chiacchiere con Carla Dedola

Parziali ritratti d’Autore

 

Quattro chiacchiere con Carla Dedola

 

 

 

Nata a Taranto nel 1964, vive a Bari da diversi anni, dove ha gestito locali noti per essere stati il punto di incontro dell’associazionismo cittadino, di intellettuali e artisti e nei quali ha promosso molteplici iniziative in ambito culturale e politico. Da sempre attiva nelle battaglie per i diritti civili e la parità di genere, è una grande appassionata di storia contemporanea e militare. Il suo primo romanzo, “Corso due mari”, ambientato a Taranto allo scoppio della II guerra mondiale e pubblicato nel 2019 dalla casa editrice Il Foglio letterario, è stato tra i selezionati per la narrativa 2020 del Premio internazionale Città di Como e ha avuto una menzione di merito al Premio nazionale Città di Taranto 2020.

 

Ciao Carla, mi parli del tuo romanzo, “Corso due mari”, le sensazioni provate durante la stesura del libro, le emozioni, le difficoltà?

 

“Corso due mari” è un romanzo ambientato a Taranto negli anni ’30 e ’40 e racconta la storia di una famiglia, dei genitori ma soprattutto dei loro quattro figli, durante il regime fascista dagli anni del consenso a quelli della disfatta. Antonio, Rosa, Amedeo ed Edda vivono le proprie esperienze di vita, amore e lavoro sullo sfondo di un periodo storico tra i più drammatici.

 

E poi scoppia la guerra, una delle più grandi tragedie dell’umanità.

 

Lo scoppio della guerra travolge tutto e tutti, cambiando le carte in tavola: la fame, i bombardamenti, le persecuzioni e la morte irrompono nelle esistenze dei protagonisti, mutando le loro prospettive e la loro visione della vita, e nulla sarà mai più come prima. Le vicende belliche vissute dalla città sono narrate con vivido realismo, dal bombardamento della “Notte di Taranto” all’occupazione alleata post armistizio, vissute con gli occhi dei protagonisti, che alla fine della guerra e dopo essere passati attraverso vicissitudini e dolori di ogni tipo, non rinunciano però alla speranza di una rinascita.

 

Hai deciso di raccontare la tua città, Taranto, durante un periodo storico particolare: perché?

 

Scrivere “Corso due mari” è stato come riannodare dei fili che avevo allentato da tempo, quelli con la mia città di origine, Taranto. Vivo da quasi quarant’anni a Bari e ho deciso di raccontare la mia città durante un periodo storico di importanza fondamentale, durante il quale, in quanto sede della base navale più importante del Regno d’Italia, ha rivestito un ruolo cruciale nelle vicende belliche.

 

Perché un romanzo sulla guerra, con le sue tragedie, i suoi morti, le sofferenze: perché raccontare il dolore?

 

Ho raccontato di luoghi del cuore, alcuni dei quali non esistono più, di consuetudini e vita quotidiana prima e durante la guerra, descrivendo avvenimenti dei quali si sta perdendo la memoria, svoltisi a Taranto e che hanno condizionato, in molti sensi, l’andamento stesso del II conflitto mondiale. Come quella che è passata alla storia come “la notte di Taranto” (11/12 novembre 1940), pochi mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia, quando la flotta della Regia Marina Italiana, nella rada di Mar Grande, fu bombardata dagli aerosiluranti inglesi che affondarono tre corazzate e danneggiarono altre navi e impianti a terra. Fu l’operazione Judgement, che di fatto cambiò gli equilibri di potenza nel Mediterraneo e che fu di ispirazione per l’attacco a Pearl Harbor dell’ammiraglio Yamamoto. L’azione della Marina imperiale giapponese fu progettata, pianificata e realizzata esattamente sul modello dell’attacco inglese a Taranto.

 

Dunque, la memoria storica, le guerre, le sofferenze degli uomini sono tutti elementi che dovrebbero far riflettere l’umanità al fine di evitare altre disgrazie. Sembra una domanda banale, ma l’uomo pescando nella memoria storica, sarà in grado di evitare altre tragedie?

 

Io credo che la memoria storica sia una cosa importantissima, che purtroppo rischiamo di perdere. Per questo bisogna ricordare, raccontare, non dimenticare mai. Altrimenti sarebbe come fare un torto a chi, quelle tragedie, le ha vissute. Come i confinati politici per omosessualità durante il regime fascista, argomento poco conosciuto che ho voluto raccontare nel libro.

 

Hai descritto con dovizia di particolare le vita e le canzoni dell’epoca, la radio in modo particolare: perché?

 

Ho descritto la vita dell’epoca anche attraverso le canzoni, che ci raccontano dell’Italia e degli italiani degli anni 30 e 40, quando la radio era un elemento importantissimo della vita quotidiana, portando nelle case la musica ma anche la propaganda del regime. Un’Italia che ballava sulle note di Rabagliati, del Trio Lescano e delle grandi orchestre: si ballava ovunque, nelle piazze, nei luoghi di villeggiatura, negli alberghi di lusso, sulle aie, nelle case private.

 

Nel romanzo parli anche della tua famiglia.

 

Naturalmente ci sono molti dei ricordi tramandati dalla mia famiglia, non ultimo il fatto che mio padre abbia servito nella Marina Militare come ufficiale medico, lavorando anche all’ospedale militare di Taranto che ha una parte centrale nel racconto.

 

I tuoi gusti letterari?

 

I miei gusti letterari spaziano dai classici russi all’opera omnia di Camilleri, del quale amo particolarmente i romanzi storici sulla Sicilia, a Dickens e Mann. Ultimamente leggo molti gialli, mi piacciono molto la Gimenez Bartlett, Alan Bradley e De Giovanni (limitatamente alla serie del commissario Ricciardi perché ambientata negli anni 30).

 

Antonio Messina

 

 

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