Daniela Chisci – Lo squalo

ORA

 

Il sole va e viene; cirri giganteschi bianco latte ne inglobano i raggi, a tratti. C’è una donna sdraiata sulla spiaggia.

 

 

PRIMA

 

Adam costruiva castelli di sabbia a regola d’arte: portoni, cortili, ponti e torri con minuzia di particolari.
Immaginava di essere il re con la regina, sua madre, a fianco, che indossava un cappello di paglia color primavera mentre tirava fuori dal borsone, come un prestigiatore, la leccornia preferita dal figlio dopo il bagno in mare: il duro di menta.

Adam lo succhiava lentamente, sotto lo sguardo appagato di sua madre, con la voluttà degli amanti ai primi incontri. In quel suo visino spiccavano due grandi occhi neri e dietro lo sguardo tenero, si celava una penetrante, sottile inquietudine.

Nonostante il carattere schivo ed introverso, Adam fece amicizia con David, sulla spiaggia; dopo una attenta osservazione circa il momento propizio, i due si gettarono l’uno nei giochi dell’altro e nel mare.

Adam era felice, di giorno, con David.

Di notte, un’altra storia: Adam sentiva sulla pelle la mano della madre sfrontata, prepotente che lo esplorava. Era paralizzato da un disagio tremendo. Quando rimaneva solo una rabbia sorda lo travolgeva mentre sgomento si addormentava quasi all’alba.

Un giorno la madre di David recuperò dall’acqua un soldatino caduto a Adam per sbaglio e, per rassicurare il bambino, lo accarezzò dolcemente sulla guancia rigata da due lacrimoni e gli scompigliò i capelli, in quell’istante un raggio di sole colpì lo sguardo della madre di Adam che, da sotto il cappello, fissò la scena con rabbia nascente.

Quel fatidico giorno la madre di David offrì un duro di menta a Adam sul suo asciugamano che i due bambini allegramente inzaccheravano di sabbia e sale. La madre di Adam la fulminò con lo sguardo, ma si limitò a sorriderle mentre iniziava a studiare un vero e proprio gioco al massacro con perfidia spietata.

Nei giorni seguenti Adam cercò invano David, piangeva e si disperava in silenzio, sentiva un disagio profondo, inspiegabile. Tuttavia, non osava chiedere a sua madre: la donna sapeva che i due non sarebbero tornati mai più.

 

 

ORA

 

Adam è seduto sulla riva a scrutare l’orizzonte.

È l’alba, i gabbiani parlottano fra loro, l’aria densa della notte si scioglie lentamente, l’acqua è limpida e fredda.

Questa è la sua ora preferita: spiaggia deserta e mare calmo.

Piccole onde lambiscono la riva, gli schizzi d’acqua in bocca sanno d’infanzia.

D’un tratto scorge la punta di un boccaglio al largo; incuriosito entra in acqua e si fa largo con ampie bracciate.

C’è una ragazza bellissima che si muove con grazia sotto il pelo dell’acqua; cerca conchiglie giganti, i pesci le danzano attorno con ampie giravolte.

Adam nuota accanto a lei, lei non si allontana, gli sorride. Però quando esce dall’acqua Adam è solo, l’ha persa di vista nel mare. Quando lascia alle spalle l’abbraccio delle onde, è già sul divano e, spossato per la fatica della giornata, si addormenta profondamente.

Il sogno lo trascina nell’acqua, al largo, i suoi occhi si abituano al blu intenso del mare, le onde sono altissime e un enorme squalo le cavalca assetato di sangue: uno spettacolo orribile.

Adam reagisce prontamente, ma nonostante le acrobazie per evitare la bocca di quel mostro, un piede si impiglia nella pinna dorsale del pesce e, sebbene lui pensi di essere stato sbranato, si fa tondo per toccarsi i piedi, sente che sono intatti e non prova alcun dolore.

Quando ormai si vede spacciato e lo squalo lo raggiunge, Adam si sveglia con un sobbalzo in preda a panico e rassegnazione, madido di sudore, con il cuore che pulsa di spavento mentre cerca sua madre disperatamente, ma ne scorge soltanto l’ombra diafana.

È quasi l’alba, Adam corre sulla spiaggia spinto da folle desiderio di rivedere la ragazza del mare: lei lo sta aspettando sulla sabbia ancora umida della notte.

I due camminano fianco a fianco; il tempo sembra fermarsi nell’incrocio dei loro sguardi; Adam vorrebbe rompere il silenzio, ma è lei che parla: «Mi piace stare qui con te».

«Ho paura, non te ne andare» le sussurra lui guardandola negli occhi.

«Che dici, come potrei lasciarti?» lo interroga lei.

«Tutti mi lasciano, prima o poi, non lo potrei sopportare un’altra volta» risponde lui sperando in un cenno di assenso da parte di lei, ma lei non c’è, Adam non la vede più; il suo sguardo smarrito corre sulla spiaggia come lepre braccata.

Con la gola chiusa da una morsa di pianto, Adam si rende conto di non averle neanche chiesto il nome.

Torna a casa, solo e sconsolato, quella notte l’incubo non gli fa visita, la luce del mattino filtra nella stanza concedendogli una tregua.

Più tardi torna sulla spiaggia mentre ripensa agli abbracci di sua madre e al duro di menta che un giorno non volle più.

Avverte un brivido gelido lungo la schiena e un pensiero di morte annega nell’acqua.

Allora si tuffa alla ricerca disperata della ragazza, ma il suo desiderio si intrappola nello spazio profondo sotto la superficie delle onde; vede solo pesci e conchiglie sul fondale limpido, di lei nessuna traccia.

Ma ecco lo squalo del suo incubo apparire: lo incalza spostando l’acqua a una velocità strabiliante, è furioso e gli si avventa contro.

Adam, con le poche forze che gli restano, si spinge verso l’alto, recuperando un po’ di vantaggio; lo squalo si distrae con il rumore di una barca a motore.

Il giovane rimane immobile sul pelo dell’acqua trattenendo il respiro; nel frattempo arriva una corrente favorevole che lo trascina sulla battigia.

Lo scricchiolio della sabbia nei denti lo scuote; apre gli occhi appiccicati dal sale.

Poco distante la vede, incredulo le si avvicina.

Un urlo disumano gli esplode in gola, squarciando il silenzio.

Adam è sconvolto, davanti agli occhi una realtà orrenda lo atterrisce: non c’è nessuna ragazza, quella che vede sdraiata, nuda, è… sua madre!

«Vigliacca assassina perché non mi lasci libero di amare?» grida l’uomo.

Lei non risponde, non può, Adam le ha fracassato il cranio dopo averla condotta sulla spiaggia dei ricordi, di lui, che bambino si accoccolava nelle braccia della mamma, di giorno; e di notte lei, che gli ripeteva: «Perché non sei più il mio dolce bambino?»

Adam respira l’aria satura del profumo di lei, profumo di morte.

«Dov’è David?» urla.

L’eco riecheggia sulla spiaggia deserta.

D’un tratto lo squalo, che lo bracca, lo raggiunge, lo afferra con quei denti aguzzi e lo strapazza per l’aria con violenza cieca, poi lo ingoia e si rituffa nel blu profondo del mare.

Sulla battigia nessuna traccia della madre.

 

Daniela Chisci

 

(COMMENTO AD INIZIO RACCONTO)

 

Che belle le storie d’amore quando sono scritte così. Daniela ci spezza il fiato con questo brevissimo racconto su un conflitto a tre che è come quando soffia il vento sulla spiaggia. Chiudi gli occhi, ti ripari con la mano, ma i granelli sono così fitti che non puoi fare a meno di lacrimare lo stesso. Brava.

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