Vincenzo Trama - Sacre specie animali di Angelo Airò Farulla

Vincenzo Trama – Sacre specie animali di Angelo Airò Farulla

Angelo Airò Farulla

Sacre specie animali

Nulla Die edizioni 

 168 pagine – Euro 16

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Mi piacciono i libri che brutalizzano le coscienze, polverizzando i sonni tranquilli della gente comune. Sacre specie animali è uno di questi, capace di rivoltarti le budella fino a farti stare male e lasciandoti in un limbo di sofferente certezza: alla fine la bestia, la vera bestia sei te, uomo.

Angelo Airò Farulla, traduttore, poeta e scrittore con all’attivo titoli, tra gli altri, con MdS, Genesi e Yume, pubblica ora con Nulla Die questo romanzo visionario in cui ci troviamo catapultati sull’immaginaria – ma poi mica tanto – Isola di Ciclope, in cui è in atto un processo di eradicazione del cinghiale. La tranquilla vita sonnacchiosa del villeggiante, che qui trova ristoro nei caldi pomeriggi estivi, viene rasa al suolo da una visione di una comunità becera e grezza, che non necessariamente vuol dire primitiva, anzi.

Riposti i fregi dell’accogliente meta turistica, infatti, l’orizzonte si ammanta di una mortifera cupezza che sembra avvolgere tutto: il silenzio che ovatta le stradine, le piazzette, gli affacci sul mare. Un sentore di annientamento che proviene direttamente da quegli stessi residenti che fino a poco prima risplendevano di sorrisi compiaciuti pascendo sui guadagni dell’ennesima stagione sfruttata a dovere.

La presenza del cinghiale – il vero abitante dell’isola? La sua stessa anima? L’unico Dio, forse? – è gramigna da estirpare, al netto di ogni senso di colpa. Si sviluppano così delle sequenze di scene in cui l’animale è cacciato senza pietà, lasciando al lettore poco spazio all’immaginazione. Farulla descrive con precisione adescamenti e trappole, facendoci sentire l’odore del sangue quasi in ogni pagina, ficcandoci dentro inquadrature al chiaro di luna in cui restiamo inerti davanti a quello che sembra proprio essere un rito di purificazione.

In questo gioco al massacro ecco che compare L’Animala, donna senza passato né futuro che non sceglie da che parte stare semplicemente perché lei è parte già di quella natura che l’uomo ha deciso di eliminare: appartiene a un mondo animale che la riconosce e la sceglie come moglie e madre, e, proprio per questo, al pari delle bestie deve essere eliminata.

Sacre specie animali è un libro che miscela narrativa a riflessioni antropologiche e filosofiche, restituendo lo sguardo disincantato dell’autore, che appare per nulla consolatorio, ma anzi; quasi volesse tracciare un solco per prendere le distanze da un’umanità che, oggi più che mai, sembra sempre più intenta a far coincidere il concetto di vita con quello di morte per legittimare la propria presenza nel mondo.

Il cinghiale, simbolo di un’identità primigenia, è qui ridotto al rango di scarto da eliminare, come l’ennesimo quarto di spiaggia venduto al miglior appaltatore. Eppure nel suo occhio si legge ancora la leggenda mitica dell’Uro, che Farulla secondo me evoca anche inconsciamente all’interno del proprio romanzo; e proprio leggendo il suo lavoro mi è venuto alla mente un altro bel libro che proprio sui temi cari all’autore si è espresso un po’ di anni fa: si tratta de Il testamento dell’uro, della francese Stéphanie Hochet, edito per Voland. Anche in questo caso c’è una percezione sacra dell’essere animale, che tuttavia qui viene evocato come creatura da riportare in qualche modo in vita, per celebrarne la vigoria. La deriva surreale e gotica è dietro l’angolo, proprio come in Sacre specie animali.        

Un’opera da regalare al vostro zio amante della caccia, o all’ennesima hipster che manifesta per la salvaguardia delle specie protette: nessuno è salvo, in verità, quando si tratta di bestie. Il punto è capire, allora, chi davvero lo è.

Vincenzo Trama